Draghi: Italia, attenta allo spread

Bce pronta ad agire. Sui tassi possibili mitigazioni per le banche
Per il presidente dell’istituto centrale la crescita va spinta ma senza causare un aumento dei tassi. L’inflazione? Il 2% non è un tetto. A giugno attesi dettagli su operazioni Tltro
di Francesco Ninfole

Mario Draghi invita l’Italia a perseguire gli obiettivi di crescita senza causare un aumento dello spread. Ieri il presidente Bce è intervenuto al termine di un Consiglio direttivo nel quale la banca centrale non ha varato nuove misure, ma ha confermato di essere «pronta a definire tutti gli strumenti» necessari per riportare l’inflazione vicino ma sotto al 2%. «È abbastanza chiaro che la priorità è spingere la crescita e l’occupazione e l’Italia sa come farlo», ha detto Draghi rispondendo a una domanda sulla revisione al ribasso delle stime nel Def. «È molto importante che queste priorità siano perseguite senza causare un aumento dei tassi (sui titoli di Stato, ndr) perché altrimenti ci sarebbe un effetto di contrazione» del pil. «Questo dovrebbe essere l’obiettivo della politica economica» in Italia. Il rischio indicato da Draghi è che il deterioramento dei conti pubblici, anche se legato a misure per la crescita, possa aumentare la sfiducia dei mercati e il costo del debito: così sarebbero vanificati gli interventi espansivi. Di fatto l’aumento dello spread produce le conseguenze di una stretta Bce. Il messaggio arriva in un momento in cui in Italia si discute di flat tax e altri provvedimenti per sostenere l’economia. In passato Lega e Cinque Stelle hanno mostrato disinteresse alle opinioni dei mercati. Ieri il differenziale dei Btp decennali sui Bund è sceso di 6 punti a quota 258 punti base: il Portogallo è a 119 e la Spagna a 107. Anche ieri Draghi ha ribadito che «i Paesi ad alto debito devono continuare a costruire cuscinetti di bilancio».

Riguardo alla politica monetaria, Draghi ha precisato che il Consiglio direttivo ieri ha valutato la situazione economica (ci sono rischi di peggioramento, anche se le probabilità di una recessione nell’Eurozona sono «basse») e ha mantenuto l’orientamento accomodante, anche se non ha discusso gli strumenti con cui intervenire. A marzo era stato allungato fino a fine 2019 l’impegno a non alzare i tassi (la cosiddetta «forward guidance») ed era stata annunciata la nuova Tltro (ma senza dettagli sulle condizioni). L’incontro di ieri è stato interlocutorio in vista della prossima riunione di giugno, nella quale dovrebbero essere perlomeno precisate le Tltro. Le condizioni saranno legate a «una valutazione attenta della trasmissione della politica monetaria attraverso il canale bancario» e agli «sviluppi dell’outlook economico», ha detto Draghi. I mercati attendono di conoscere soprattutto il tasso dei rifinanziamenti a lungo termine per le banche.

A giugno la Bce potrebbe fare più chiarezza anche su un nuovo allungamento del periodo di tassi (negativi sui depositi) e di conseguenza sugli strumenti per mitigarne l’impatto sulla redditività delle banche. Il tema è molto sentito in Germania, dove ci sono le banche con il maggiore eccesso di liquidità. La possibilità di un «tiering», ovvero di esentare il pagamento di tassi negativi (-0,4%) fino a un certo ammontare di depositi, è al momento in fase di studio: l’introduzione dipenderà dallo scenario macro (sul tema si veda anche MF-Milano Finanza di ieri). Draghi ha però osservato che la bassa redditività delle banche si spiega solo in parte con i tassi negativi, a maggior ragione per gli istituti con rapporti cost-income oltre l’80% (come quelli tedeschi, anche se Draghi non fatto riferimenti diretti). Per il presidente Bce c’è un eccesso di capacità produttiva nel settore bancario e quindi in certi casi potrebbero essere utili fusioni (è stato però evitato ogni commento esplicito su Deutsche-Commerzbank ).
Draghi si è mostrato ieri molto attento al calo delle attese sull’inflazione a lungo termine. Perciò ha sottolineato che la Bce ha «molti strumenti» a disposizione per risollevare i prezzi. Inoltre ha evidenziato che l’inflazione al 2% «è un obiettivo di medio termine, non un tetto» e che il dato temporaneamente «può deviare in entrambe le direzioni», quindi anche oltre la soglia, non solo sotto come adesso. Il presidente Bce ha persino rimarcato di aver precisato questo aspetto «poche volte negli ultimi anni»: è apparso un altro modo per guidare al rialzo le aspettative sui prezzi e per convincere i mercati della «capacità di reagire» della banca centrale. (riproduzione riservata)

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