Db e Ubs trattano le nozze nel risparmio gestito

Nascerebbe un colosso da 1.400 mld di euro. intanto Deutsche pensa a una bad bank
di Francesco Bertolino

Deutsche Bank e Ubs sono in trattative per fondere le loro divisioni di asset management. Secondo il Financial Times, i colloqui fra le due banche sono «seri» e vanno avanti da circa due mesi. Più o meno, cioè, da quando Deutsche ha ufficializzato il negoziato per la fusione con Commerzbank . Il piano prevederebbe lo scorporo dell’unità di gestione del risparmio di Ubs che verebbe poi conferita in Dws, la società di asset management controllata al 79% da Deutsche e quotata l’anno scorso a Francoforte.

In cambio la banca svizzera riceverebbe una partecipazione significativa nel neonato colosso, che si troverebbe così a sovrintedere alla gestione di poco meno 1.400 miliardi di euro di risparmi (700 apportati da Ubs, 662 da Deutsche). La fusione consentirebbe a Dws e Ubs di competere ad armi pari con l’altro gigante del risparmio gestito europeo, la francese Amundi, e soprattutto con le arrembanti concorrenti americane che negli anni hanno eroso quote di mercato. Non è detto, tuttavia, che l’operazione vada in porto e, in ogni caso, il suo annuncio non è atteso a breve. Qualche indicazione, però, potrebbe arrivare il prossimo 26 aprile quando Deutsche Bank pubblicherà i risultati trimestrali. Per allora, il presidente della banca tedesca, Paul Achleitner, ha promesso un aggiornamento sullo stato delle trattative per l’aggregazione con Commerzbank . A questo punto non sembra da escludere neanche una comunicazione a sorpresa su Dws che, del resto, è da tempo al centro di speculazioni. In precedenza, infatti, in ambienti finanziari si è parlato anche di un interesse di Allianz per l’asset management di Deutsche. Il colosso assicurativo avrebbe sondato la possibilità di acquisire Dws e unirlo ad Allianz Global Investor così da creare un polo tedesco dell’asset management. Con il ricavato della cessione, Db potrebbe finanziare almeno parte della ventilata fusione con Commerz, eliminando la necessità di ricorrere a un aumento di capitale o perlomeno riducendo lo sforzo chiesto agli azionisti che già sembrano nutrire dubbi sull’opportunità dell’aggregazione tutta tedesca sponsorizzata dal governo di Berlino. La fusione Db-Commerz, intanto, sta incontrando sempre maggiori resistenze dentro e fuori le due banche promesse spose. Alle proteste dei sindacati per i probabili, ingenti, tagli al personale si sono da tempo unite quelle dei partiti di opposizione, contrari a un matrimonio dalla forte connotazione politica. Ma anche i board dei due istituti si starebbero preparando a un possibile fallimento delle trattative. Stando a quanto riportato da Dow Jones Newswires, i manager di Deutsche avrebbero valutato la creazione di una bad bank in caso di esito negativo del negoziato con Commerz. Nella divisione confluirebbero tutti gli asset tossici della banca tedesca, le attività dismesse e le unità destinate alla chiusura. Ma la bad bank potrebbe rivelarsi utile anche in caso di nozze con Commerz per ospitare le divisioni escluse dal perimetro dell’aggregazione. (riproduzione riservata)

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