Tutti a caccia di (cyber)sicurezza

Furti di dati e violazione della privacy spingono i titoli del settore digitale. Nel prossimo quinquennio attesi oltre 1000 miliardi di dollari di investimenti nel comparto. Molti i titoli su cui puntare, quotati in tutte le borse del mondo, mentre ancora pochi gli Etf e fondi specializzati
di Emerick de Narda
Titoli della cyber security sempre più nel mirino di investitori e trader. Le ultime vicende legate al furto dati e alla violazione della privacy degli utenti internet hanno fatto tornare in primo piano il tema della sicurezza digitale. Col risultato che, pur essendo uno più giovani nel panorama industriale e finanziario, dal 2004 al 2017 il settore ha incrementato di 35 volte il volume degli investimenti. E il vero boom deve ancora venire visto che, secondo gli analisti, nel quinquennio 2017-2021 gli investimenti globali nel comparto ammonteranno a un trilione di dollari (un milione di miliardi).
Quali allora i titoli e gli strumenti finanziari specializzati nella cyber security su cui puntare? In realtà, a dispetto del crescente interesse e del proliferare di aziende del settore, i prodotti strutturati ad hoc sono ancora pochi e si limitano ad alcuni Etf, tra cui l’Etf Ise Cyber Security, l’EtfMg Prime cyber security Etf e il BetaShares Global Cybersecurity Etf. Tutti e tre hanno caratteristiche simili e investono in società attive in prodotti hardware, software e servizi per la sicurezza informatica. Solo la composizione e il peso delle varie società cambiano all’interno dei panieri. Il primo prodotto, che ha come emittente Etf Securities ed è quotato in dollari su tutte le borse principali (ticker Ispy), è composto da titoli per il 94% del settore informatico e per il resto del settore industriale. Il peso delle prime dieci società del paniere (Rapid7 Inc., Ahlab, Qualys, Proofpoint, Cyberark Software, Palo Alto Networks, Imperva, Cisco, Fireeye e Keyw holding) oscilla tra il 4 e il 5%. Da inizio anno l’Etf Ise Cyber Security ha reso l’8,24%, mentre rispetto allo stesso periodo del 2017 la crescita è stata del 2,71%. Decisamente più variegata la composizione del Prime Cyber Security Etf (dell’emittente Etf Managers group), quotato in dollari sul Nyse con il ticker di riferimento Hack. L’indice è composto da titoli azionari di tutto il mondo (74% degli Stati Uniti, 9,6% di Israele, 8% britannici, 5,5% giapponesi, l’1,4% olandesi, 0,6% sudcoreani e 0,4% della Finlandia) e che hanno come core business la fornitura di hardware, software, applicazioni e servizi di sicurezza informatica. Più in dettaglio, le cinque società che pesano di più all’interno dell’Etf sono Akamai Tech. con il 5,3%, Fortinet (4,76%), Sophos group (4,76%), Splunk Inc (4,74%) e Proofpoint Inc (4,71%). Da inizio 2018, il paniere ha guadagnato il 5,75%, mentre negli ultimi tre anni la performance è stata intorno al 3%.

Più esotico il BetaShares Global Cybersecurities Etf dell’emittente BetaShares, quotato sulla borsa australiana (in dollari australiani). Rispetto ai precedenti, ha un’esposizione minore (ma sempre preponderante) verso le società che creano sistemi software (42%) e invece più elevata verso i gruppi industriali di attrezzature per le telecomunicazioni (20,8%) e di applicazioni software (10,9%). A livello geografico sono sempre gli Stati Uniti d’America a fare la parte del leone con il 74% delle società che compongono il paniere con sede in Usa, mentre poco meno del 10% arrivano dalla Gran Bretagna, il 6,8% da Israele, il 4,7% dall’Olanda il 3% dal Giappone e il restante 0,9% dalla Sud Corea. Le cinque maggiori società che compongono l’Etf sono Cisco System (7,2%), Palo Alto Networks (6,3%), Symantec Corp (5,5%) e Gemalto (4,7%). Da inizio anno l’Etf ha guadagnato il 3,2%.
A permettere di investire nella cyber security non sono comunque solo gli Etf, ma anche fondi specifici come il Bnp Paribas Cyber Security Protetto 90, oltre naturalmente le società attive nel settore, opzione più vantaggiosa in termini di rendimento, ma che espone l’investitore al rischio societario. Inoltre gli indici hi-tech, come il Nasdaq (dov’è quotata la maggior parte di queste società), di recente hanno accusato pesanti storni rispetto al massimo storico del 13 marzo scorso a 7637,26, perdendo il 7,5% in poco più di due settimane.
Dal punto di vista dell’analisi tecnica, nel breve termine la tenuta del supporto statico in area 7 mila punti (sul mercato cash) appare un primo passo per un rimbalzo verso la resistenza statica di 7.200 punti. Tuttavia nel breve/medio termine è molto probabile che si vada a testare quota 6.840 punti, dove passa la trend line ascendente partita con il minimo del 27 giugno 2016 a 4.574 punti. Solo la violazione al ribasso di quell’area decreterà ufficialmente la fine della tendenza rialzista in essere da inizio 2016, con l’avvio per il Nasdaq di un ciclo discendente di medio/lungo termine. (riproduzione riservata)
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