Sulla Mifid delle polizze torna la querelle dei pagamenti

Il ministero dello Sviluppo pronto a modificare l’articolo che obbliga gli agenti a versare gli incassi direttamente alle compagnie
di Anna Messia
ll ministero dello Sviluppo Economico è pronto a rimettere mano alla legge di recepimento della direttiva europea Idd (la Mifid delle assicurazioni), in particolare all’articolo 117 che obbliga gli agenti a versare gli incassi dalla vendita di polizze direttamente sul conto corrente della compagnia. La novità è contenuta nel testo messo a punto dal ministero, che in qualche modo va oltre la delega della normativa Ue tesa a tutelare di più gli utenti e rendere più trasparente la vendita delle polizze, introducendo il principio della product governance, come già fatto da Mifid 2 per fondi e gestioni. Contro l’articolo 117 si erano scagliati agenti e broker, che avevano sottolineato il rischio per le agenzie di perdere la titolarità della gestione degli incassi, oggi versati alle assicurazioni dieci giorni dopo il pagamento. Inoltre, per gli agenti l’obbligo di versare i premi sul conto della compagnia potrebbe in qualche modo frenare la diffusione del plurimandato, perché il cliente dovrebbe fare più versamenti nel caso l’agente offra polizze di diverse assicurazioni. Un passo indietro rispetto al passato, hanno sostenuto diversi parlamentari riuniti in Commissione e chiamati a pronunciarsi sull’Idd. I tempi sono stretti visto che per evitare sforamenti temporali il testo definito andrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro il 21 maggio, ma gli spazi di manovra non sembrano mancare. «La scelta ha una logica ma si può operare su un diverso assetto», hanno detto i rappresentanti del ministero parlando dell’articolo sui pagamenti, mentre il relatore al decreto legislativo Assicurazioni alla Camera, Massimo Bitonci (Lega) ha reso noto che predisporrà una bozza di relazione da sottoporre a tutti i gruppi per condividere le opportune e necessarie modifiche.

Il tema resta caldo con l’Ivass, l’autorità di controllo del settore guidata da Salvatore Rossi, che chiamata in audizione ha spiegato le ragioni a favore dell’articolo 117. Si tratta di interventi che «possono contribuire a ridurre irregolarità riscontrate dall’Ivass nel contesto delle verifiche dell’operatività dei distributori», ha dichiarato il segretario generale dell’istituto, Stefano De Polis, aggiungendo che sarebbe anche opportuno ridurre l’utilizzo «del denaro contante per il pagamento dei premi assicurativi diversi da quelli sulla Vita, per i quali è già vietato». Del resto dei 200 procedimenti aperti dall’autorità di controllo nel 2016, 82 hanno portato a radiazioni e tra i principali motivi c’è proprio la mancata rimessa delle somme di denaro alle compagnie oppure la non corretta gestione dei conti separati.
Il nodo sull’articolo 117 sarà sciolto solo con il documento finale. Intanto dalle audizioni è emersa anche la necessità di una maggiore collaborazione tra Ivass e Consob (che vigila su polizze unit e index) mentre Ania ha sottolineato i rischi di disallineamento con la Mifid 2. La Idd potrebbe anche essere occasione per rivedere norme ormai datate o disallineate al resto d’Europa. L’esame del testo «potrebbe essere l’occasione per limitate ma essenziali modifiche alle norme sulla governance dell’impresa assicurativa, rafforzando le disposizioni vigenti in materia di onorabilità degli azionisti, opportune per allinearsi alla normativa Ue», ha detto De Polis, aggiungendo che bisognerebbe anche eliminare il divieto per gli enti pubblici e le controllate di distribuire prodotti assicurativi. È il caso per esempio delle delegazioni dell’Aci, ente che controlla Sara Assicurazioni. (riproduzione riservata)
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