Social e app, meglio prevenire

Gli accorgimenti per ostacolare all’origine accessi indesiderati e violazioni della privacy

Dall’antitracciamento ai cookie: alcuni rimedi pronto uso
Pagina a cura di Irene Greguoli Venini
Sul web ormai capita sempre più spesso di condividere i propri dati personali, attraverso i social network, sui siti per fare acquisti, con l’online banking o con le molte app che si usano sullo smartphone. Occorre però fare attenzione alle informazioni che si rilasciano, che possono essere poi utilizzate in modi di cui le persone non sono consapevoli: su questo fronte ci sono alcuni accorgimenti utili a tutelare la privacy in rete.
Il tema è diventato ancora più caldo per lo scandalo che ha coinvolto Facebook e che riguarda l’appropriazione di circa 87 milioni di profili del social network da parte di un’azienda di consulenza e marketing online, Cambridge Analytica.
Al di là del caso specifico, la tutela della privacy sul web è una questione seria: i rischi potenziali sono la divulgazione non autorizzata, il furto di identità o gli abusi online, o anche semplicemente utilizzi di cui le persone non sanno nulla, per citarne solo alcuni.
C’è da tenere presente che dal 25 maggio 2018 avranno effetto le norme sulla protezione dei dati del nuovo regolamento a livello europeo (il Gdpr, General Data Protection Regulation): tra i diritti sanciti c’è quello all’oblio, ovvero la possibilità di chiedere a una società di cancellare i propri dati personali, se non si vuole più che vengano trattati e non sussistono motivi legittimi per la loro conservazione; in questo caso, per esempio, se si digita il proprio nome in un motore di ricerca e tra i risultati ci sono collegamenti a un vecchio articolo di giornale su un debito estinto da tempo, si può chiedere al motore di ricerca di eliminare quei collegamenti.

Come tutelare la privacy online. A livello individuale ci sono diversi accorgimenti che è possibile adottare per difendere il più possibile la propria privacy online.
Tra i consigli che dà il motore di ricerca Qwant, c’è quello di attivare la protezione antitracciamento presente in ogni browser e di compilare, per esempio sui social network, solo i campi strettamente obbligatori e necessari.
Inoltre, conviene inventare delle risposte alle domande di sicurezza: le indicazioni sul nome della propria madre o della città di nascita sono facilmente reperibili in internet.
Un altro suggerimento è di non usare i servizi di un unico operatore (come posta, mappe, video, social e così via): sarà così più difficile ricostruire precisamente il profilo dell’individuo.
Un altro accorgimento è mantenere spenti gli assistenti vocali dello smartphone quando non sono in uso (potrebbero ascoltare) e non fare giochi online la cui provenienza non sia assolutamente certa, perché in alcuni casi sono un modo per aver accesso alle foto o informazioni dell’utente.
Anche il garante della privacy propone alcuni suggerimenti su come proteggersi in rete: per esempio, utilizzare password differenti e complicate per gli account email, per i profili sul web e i social network: una password sicura deve essere abbastanza lunga (almeno 8 caratteri), deve contenere caratteri di almeno 3 diverse tipologie (lettere maiuscole, minuscole, numeri e caratteri speciali), non dovrebbe includere riferimenti personali facili da indovinare (nome, cognome, data di nascita, e così via) e andrebbe periodicamente cambiata, almeno per i profili più importanti o per quelli più usati, come l’email, l’e-banking e i social network.
Può essere anche utile creare indirizzi email diversi da usare solo per fare acquisti online, accedere a servizi sul web o ricevere newsletter, in modo da tutelare la posta elettronica personale o lavorativa dal rischio di contagio spam.
Un’altra buona regola è controllare anche i cookie scaricati (ovvero quei file di informazioni che i siti memorizzano durante la navigazione) mentre si naviga in internet e ricordarsi che si può decidere se dare il consenso a quelli usati a scopo di profilazione.

Attenzione alle app. Oggi ormai esiste un’app praticamente per tutto: per informarsi, giocare, rimanere in contatto con gli altri, prenotare ristoranti e alberghi, fare recensioni, comprare beni e servizi, effettuare operazioni bancarie e così via. Spesso però, quando si usano queste piattaforme, non ci si preoccupa di tutelare la propria privacy.
Per farlo innanzitutto conviene, quando si installa un’app sullo smartphone, prestare attenzione alle funzioni che si sceglie di attivare, evitando di acconsentire l’accesso a dati o strumenti non strettamente indispensabili a garantirne la funzionalità, per esempio la rubrica, il microfono o la fotocamera e la geolocalizzazione. Inoltre, è meglio chiudere sempre le applicazioni finito l’uso.
Un’altra buona regola è cercare di capire quanti e quali dati verranno raccolti e come verranno utilizzati e se una piattaforma richiede informazioni non necessarie rispetto ai servizi offerti è consigliabile evitare di installarla, anche perché alcuni dati raccolti dalle app potrebbero finire automaticamente online se le impostazioni lo prevedono.
Occorre quindi sempre verificare se è presente una privacy policy, chi tratterà i dati, con quali finalità, per quanto tempo verranno conservati e se possono essere condivisi con terze parti per finalità commerciali o di altro tipo.
Per evitare rischi, è bene fare attenzione alla fonte di provenienza delle app e installare software antivirus in grado di proteggere i dati personali da eventuali violazioni: se non si è sicuri dell’affidabilità della fonte, è meglio rivolgersi ai market che offrono maggiori garanzie di controllo sul software e consentono di leggere i giudizi degli altri utenti.
Condividere i post su Facebook in sicurezza. Anche per quanto riguarda Facebook ci sono alcune accortezze per condividere post e informazioni tutelando la propria privacy.
L’Unione nazionale consumatori ha diffuso alcuni consigli per farlo: innanzitutto la sicurezza della password, diversa da quella usata da altri canali online, scegliendo di generarne una per ogni app che si utilizza attraverso l’accesso a Facebook.
Un altro suggerimento utile è mettere al sicuro anche l’account Facebook sfruttando la funzione Controllo della Privacy, verificando il pubblico dei post (tutti, amici o liste personalizzate), le app che si stanno utilizzando e la privacy delle informazioni chiave del profilo (la città, il contatto telefonico, la data di nascita e l’indirizzo mail).
Facebook dà anche la possibilità di controllare i contenuti in cui l’utente viene taggato prima che compaiano sul profilo e si può anche scegliere di non farsi trovare da tutti impostando il filtro che permette di decidere chi può inviare richieste d’amicizia e chi no.
È buona norma non lasciare accessi aperti su diversi dispositivi; è anche possibile ricevere una notifica o un’email di avviso quando qualcuno accede al proprio account da un dispositivo o un browser non riconosciuto, selezionando l’opzione nelle impostazioni di protezione del profilo.
C’è da osservare, infine, che nei giorni scorsi Facebook ha annunciato di voler aggiornare le Condizioni d’uso e la Normativa sui dati, con l’obiettivo di spiegare meglio quali dati vengono raccolti e come vengono utilizzati su Facebook, Instagram, Messenger e sugli altri prodotti.
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