di Anna Messia
Dopo essere stato direttore finanziario della Rai e prima ancora, per quasi 20 anni, manager del gruppo Generali fino a diventare amministratore delegato della compagnia in Italia, Raffaele Agrusti si trova oggi alla guida di Itas Mutua, in una fase piuttosto complicata per a società. Arrivato al timone della compagnia assicurativa come direttore generale meno di un anno fa, ha dovuto gestire una situazione arroventata da quando il precedente direttore generale Ermanno Grassi si è dimesso dopo essere stato indagato per danni alla società. Il processo si è aperto a Trento nei giorni scorsi e sembra destinato a durare a lungo, visti gli 80 testimoni chiamati a deporre. Inevitabile l’agitazione per il territorio e la prima sfida del manager è stata quella di fare muro intorno alla compagnia, evitando una fuga di clienti che avrebbe potuto mettere a rischio il futuro della più antica mutua assicuratrice italiana, nata nel 1821 per proteggere le case tirolesi dagli incendi. La minaccia è stata sventata, ha sottolineato Agrusti nell’ultima assemblea della compagnia tenutasi il 26 aprile: i soci di Itas Mutua nel frattempo sono addirittura cresciuti, raggiungendo quota 1 milione e mostrando un forte attaccamento alla società.
Vinta quella prima sfida, ce ne è stata subito un’altra da affrontare: rimettere mano alla governance di Itas Mutua, come chiesto con insistenza dall’Ivass, l’autorità di controllo del settore, per aumentare i sistemi di controllo e ridurre i potenziali conflitti d’interesse. L’operazione è stata avviata e il 4 maggio prossimo porterà, tra le altre cose, alla promozione di Agrusti ad amministratore delegato, figura richiesta da Ivass nella nuova governance. Il riassetto è stato diviso in due fasi (la seconda dovrà concludersi entro ottobre) che implicano la riscrittura dello statuto della compagnia. Anche in questo caso l’intenzione è agire con cautela per evitare scossoni ma con un obiettivo chiaro: allentare il legame, potenzialmente pericoloso, che si era venuto a creare tra gli agenti e i 180 delegati della compagnia, chiamati poi a nominare gli organi di Itas Mutua. Tra le linee guida per le modifiche statutarie approvate in assemblea c’è per esempio quella che prevede la creazione di un rapporto più diretto tra società e soci, eliminando le assemblee periferiche che venivano precedentemente organizzate presso le agenzie più grandi sbarrando la strada ai soci/clienti delle agenzie più piccole. Un cambiamento culturale importante per la compagnia, che dovrà essere realizzato tenendo a mente il valore aggiunto che il modello societario di mutua assicuratrice ha rispetto ad altre strutture. La mutua è un sistema unico e potenzialmente perfetto, ama sottolineare Agrusti, perché a differenza di una società per azioni, dove i soci chiedono utile e cedola (a scapito magari dei clienti), nella mutua il socio e il cliente coincidono e i frutti di una gestione redditizia della società si sostanziano in sconti sulle polizze. Nel vecchio assetto però qualcosa non ha funzionato e ora c’è bisogno di correttivi in Itas Mutua, che in questi anni grazie anche all’acquisizione delle attività italiane di Royal & Sun Alliance è diventata l’ottavo gruppo nazionale nel ramo Danni. Di recente è stato così rafforzato il ruolo del comitato di controllo interno e sono stati creati un comitato nomine e remunerazione e un gruppo di lavoro per migliorare ulteriormente i processi.
Diversi i manager chiamati da Agrusti per rafforzare la squadra, mentre l’assemblea dello scorso 26 aprile ha poi portato alla nomina di un nuovo cda con la riconferma di Fabrizio Lorenz alla presidenza. Tra ai nuovi consiglieri spuntano Giovanni Tarantino di Hannover Re (il colosso della riassicurazione partner di Itas) e Andrè Seifert, in rappresentanza dell’altro partner estero Vhv. Tra i nuovi consiglieri in rappresentanza della lista di minoranza ci sono poi Maria Teresa Bernelli (ex PwC) e Paolo Vagnone, manager di lungo corso nel settore assicurativo.
Intanto sul fronte del business Itas è al lavoro per rafforzare l’accordo bancassicurativo con Cassa Centrale per diventare la compagnia di riferimento delle bcc aderenti al gruppo bancario cooperativo. (riproduzione riservata)
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