M&A: in crescita le piccole acquisizioni

La performance del mercato globale M&A è stata piuttosto piatta nel primo trimestre del 2018.

È quanto emerge dall’ultimo Quarterly Deal Performance Monitor (QDPM) di Willis Towers Watson. I dealmaker in media hanno sottoperformato l’indice di 0,1 punti percentuali negli ultimi tre mesi, con deal di grandi (valore superiore a $ 1 miliardo) e mega (a oltre $ 10 miliardi) dimensioni, che fanno fatica ad aggiungere valore, sia a livello cross border che regionale.

Sulla base della performance dei prezzi azionari, le evidenze che emergono dallo studio globale Willis Towers Watson in collaborazione con Cass Business School:

·       La regione dell’Asia-Pacifico è quella che ha ottenuto i risultati peggiori sottoperformando l’indice di 16,8 punti percentuali, seguita da Nord America (-3,5%) ed Europa (-1,3%).

·       Mentre le grandi operazioni hanno sottoperformato l’indice del 4%, le operazioni di media grandezza (valutate a meno di $ 1 miliardo) hanno invertito questa tendenza negativa, ottenendo una performance di mercato superiore all’indice dello 0,4%.

·       Le operazioni più complesse o lente hanno sottoperformato il mercato, come ad esempio quelle cross-border (3,7 punti) e cross-regional (4,3 punti percentuali). Al contrario, accordi stretti a livello meno complesso come quelli domestici (0,4 punti percentuali) e intraregionali (0,4 punti percentuali) sono stati in grado di sovraperformare i rispettivi indici.

·       La percentuale dei deal di trimestre delle operazioni cross-regional (14%) e cross-sector (27%) sono ai livelli più bassi, rispettivamente dal 2009 e 2015

Andrea Scaffidi, senior consultant di Willis Towers Watson Italia, ha commentato: “Nonostante le recenti e solide previsioni per il settore M&A nel corso del 2018, i dati emersi dall’indagine sottolineano ancora una volta gli ostacoli cui gli acquirenti vanno incontro dal giorno in cui viene annunciato un accordo, al momento in cui viene riconosciuto come un successo dagli azionisti.

“Nello scenario attuale, rimane grande il rischio perseguire accordi di trasformazione di grande portata, e le grandi transazioni saranno probabilmente frenate mentre l’incertezza politica e normativa continua. È raro che le operazioni di maggiori dimensioni si rivelino di facile successo, poiché richiedono una due-diligence rigorosa e un know-how di integrazione per creare valore. Al contrario, le migliori performance dei deal più piccoli e più “domestici”, poiché è possibile portarli a termine con più semplicità grazie ad un minor numero di ostacoli. Ciò potrebbe provocare un ripensamento da parte degli acquirenti nei confronti di operazioni più grandi e complesse”.

Sebbene l’analisi QDPM mostri che la performance media su base triennale per gli acquirenti globali rimanga positiva a 4,5 punti percentuali, questi ultimi dati rivelano una tendenza sottoperformante per cosiddetti “slow deal”, e cioè quelli che richiedono 70 giorni o più per essere conclusi, e in genere, si riferiscono a deal mega, larghi, cross-border e cross-regional.

Scaffidi aggiunge: “L’ambiente favorevole alla negoziazione rimane favorevole, grazie alla liquidità del mercato, alle valutazioni azionarie record e al basso costo del debito, ma le scarse prestazioni hanno messo alla prova l’appetito del mercato per ambiziose mega-fusioni e il forte calo dell’Asia Pacific evidenzia ulteriormente i rischi dei deal M&A.

“Secondo la nostra analisi, le società continueranno ad essere più caute nel 2018, pur continuando a guardare attivamente a transazioni strategiche e di minori dimensioni, mentre l’acquisizione della tecnologia resterà il motore delle attività di M&A”.

“La sottoperformance dell’Europa è un grande cambiamento rispetto ai risultati più forti dei trimestri precedenti. Nonostante ciò, le prestazioni del mercato europeo M&A in questo trimestre sono andate molto meglio che in altre parti del mondo. Questo potrebbe essere un fenomeno ciclico più un fenomeno legato a un trend contingente, dal momento che il primo trimestre per l’Europa è stato, negli ultimi anni, più negativo che positivo”, conclude Scaffidi.