Cessione quinto Arriva la stretta

Bankitalia scrive agli intermediari
di Marcello Fumagalli
Un invito agli intermediari creditizi e alle società finanziarie a rivedere tempestivamente le soluzioni di carattere organizzativo e applicativo sin qui seguite sulla cessione del quinto dello stipendio e ad adottare gli interventi correttivi e migliorativi necessari ad assicurare convergenza con gli orientamenti di vigilanza. Questi interventi, nella misura in cui andranno a favorire un recupero di efficienza, dovranno condurre altresì alla riduzione del costo complessivo del prodotto per il cliente. Rilevanti sono gli elementi di criticità nel settore del finanziamento contro cessione del quinto dello stipendio o della pensione che emergono dalla delibera n. 145/2018 pubblicata dalla Banca d’Italia sul proprio sito internet. L’Autorità di vigilanza pone l’accento sul permanere di significative criticità degli operatori del settore (banche e società finanziarie) nei comportamenti verso i propri clienti che hanno inciso sul livello e sulla struttura dei costi, sia per le prime erogazioni sia, soprattutto, nei casi assai frequenti di rinnovo delle modifiche delle operazioni che, come rileva l’istituto, non sempre sono rispondenti alle reali esigenze finanziarie dei clienti. Tali comportamenti impropri sono all’origine del contenzioso tra intermediari e clienti che affluisce sempre più spesso all’Arbitro bancario finanziario in misura imponente e non correlata alla dimensione economica di questo tipo di finanziamento. Per assicurare una maggiore tutela dei clienti e mitigare i rischi operativi, reputazionali e legali Banca d’Italia ha ritenuto necessario elaborare Orientamenti di vigilanza al fine di fornire agli operatori «indicazioni sui comportamenti e sulle prassi che la Banca d’Italia considera conformi alle norme». Il documento si articola in nove sezioni che contengono l’indicazione delle maggiori criticità riscontrate e da affrontare; i principali riferimenti normativi e indicazioni applicative, frutto soprattutto dell’esperienza dell’attività di vigilanza, alcune «buone prassi» ovvero condotte virtuose in grado di innalzare la qualità delle relazioni con la clientela.
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