I Pir si fanno più fitti

Quindici sgr hanno lanciato nuovi prodotti pir e la raccolta va a 300 mln la settimana. Assicurazioni in pressing sul Tesoro per entrare nel mercato

di Anna Messia

Sono appena nati ma stanno già diventando numerosi. Si tratta dei nuovi piani di investimento a lungo termine (pir) che da gennaio consentono ai risparmiatori di non pagare tasse sui rendimenti, purché non liquidino l’investimento prima di cinque anni. Una caratteristica decisamente attraente visto che la tassazione ordinaria dei capital gain per gli investimenti finanziari è arrivata al 26%. L’obiettivo del legislatore che li ha lanciati era in particolare sostenere l’economia italiana e soprattutto le piccole e medie imprese, visto che il 70% dell’investimento dei pir deve essere vincolato a investimenti in titoli emesse da imprese con sede in Italia e il 30% di questa quota (quindi il 21% complessivo) deve andare a società diverse dal Ftse Mib (l’indice composto dalle imprese più grandi).

Il ministero dell’Economia ha stimato che gli italiani, quest’anno, investiranno 2 miliardi in questi nuovi strumenti e che nell’arco di cinque anni la somma arriverà a 10 miliardi. Ma la previsione, con ogni probabilità, sarà agevolmente superata visto che ci sono società di gestione che non hanno nascosto che quei 2 miliardi puntano a raccoglierli da sole e sono subito partite agguerrite con prodotti da collocare sul mercato. Il ritmo delle sottoscrizioni sembra attestarsi a una media settimanale di 300 milioni. E se uno come il presidente di Mediolanum , Ennio Doris, che per i mercati e per i nuovi trend ha sempre avuto fiuto, ha detto di prevedere un boom di questi prodotti, c’è da credergli. Partire per primi è importante perché la legge prevede che, ogni singolo cliente, possa acquistare un solo piano a lungo termine, con un investimento massimo di 30 mila euro l’anno e di 150 mila euro in totale. A oggi si contano già una quindicina di società che hanno già iniziato a vendere prodotti allineati alla normativa pir, e in coda ce ne sono già un’altra manciata. I piani sono aperti un po’ a tutto il mercato del risparmio, società di gestione, banche o assicurazioni. La legge stessa li definisce semplicemente contenitori finanziari nei quali è possibile utilizzare diversi strumenti: dai fondi comuni alle gestioni finanziarie, dai contratti di assicurazione al deposito titoli.
Finora però a partire con sprint sono state soprattutto le società di gestione come Anima , Arca o appunto Mediolanum . Mentre le compagnie di assicurazione (con l’eccezione di Cnp partners) sono rimaste alla finestra, in attesa che il ministero dell’Economia chiarisca un punto importante, ovvero i limiti di utilizzo delle gestioni separate (che assicurano il capitale investito) all’interno delle polizze che costituiscono piani di risparmio a lungo termine. In caso di applicazione restrittiva della norma la soglia non potrebbe superare il 10%, mentre con un’interpretazione più espansiva si potrebbe arrivare a ridosso del 30%. Le compagnie puntano su quest’ultima con l’obiettivo di creare prodotti con profili di rischio più basso e quindi più attraenti e fanno pressing sul Tesoro per lanciarsi al più presto in questo nuovo mercato. (riproduzione riservata)

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