I nuovi percorsi del reddito fisso

La categoria obbligazionari rappresenta il 41% del totale delle masse detenute nei fondi

Nel 2017 raccolti altri 4,8 mld. Ma per i gestori sono una sfida

I fondi obbligazionari continuano a rappresentare una fetta importante nei portafogli degli investitori italiani. A dirlo sono i numeri. In base ai dati di Assogestioni il patrimonio gestito dai comparti specializzati nel reddito fisso era pari a 384,9 miliardi a fine febbraio e rappresentava il 41% di quanto detenuto in fondi.

Non solo. Da inizio anno questi comparti hanno registrato una raccolta netta positiva per 4,8 miliardi di euro, un segno che ancora esercitano un appeal sui risparmiatori. «Guardando al 2017, l’umore di mercato resta fragile», avverte Jim Leaviss, gestore di M&G, che aggiunge: «L’extra rendimento offerto dai Treasury rispetto ai Bund tedeschi è vicino ai massimi di sempre e la situazione è analoga nel mercato dei titoli societari. Più la Bce continua a esercitare una pressione al ribasso sui rendimenti delle obbligazioni corporate europee, maggiore sarà l’incentivo per gli investitori ad allontanarsi verso i rendimenti relativamente più attraenti disponibili sul mercato dei titoli societari statunitensi». E i gestori obbligazionari devono muoversi in questo territorio complesso. Come ricorda Marco De Micheli, senior sales di Axa im: «Dalla seconda metà dello scorso anno è oggettivamente più difficile investire in obbligazioni, soprattutto a seguito dell’accelerazione da parte della Fed del processo di rialzo dei tassi a breve. E non basta: negli Stati Uniti sia la politica monetaria che fiscale puntano decisamente a un rialzo inflativo che porta un maggiore irripidimento delle curve dei rendimenti, in particolare un rialzo sulla parte lunga». Secondo De Micheli, considerando gli effetti di contagio globale, ne consegue che avere in portafoglio un elevato livello di sensitività ai tassi (duration) non è più remunerativo come in passato ma porta al contrario volatilità al ribasso. «In tutto ciò», osserva il gestore, «il reddito fisso rimane nel cuore e nel portafoglio degli italiani come una classe di attivo poco rischiosa e ben remunerativa, come si può facilmente dedurre dai rendimenti dell’ultimo decennio». Ma ricorda anche che il futuro sarà differente: «Il nostro compito come Axa investment managers, uno dei maggiori gestori obbligazionari a livello globale, è rispondere a queste esigenze. A modo nostro, ovvero prestando una particolare e distintiva attenzione innanzitutto alla conservazione del capitale, consegnando allo stesso tempo un rendimento che possa essere soddisfacente per il risparmiatore e soprattutto un livello di rischio assolutamente contenuto». Aggiunge l’esperto di Axa im: «Per dirla con un gioco di parole oggi piuttosto comune, sono finiti i tempi del rendimento senza rischio per lasciar posto al rischio senza rendimento. La Gamma Axa im Short Duration si occupa proprio di investire nella parte breve delle varie curve obbligazionarie (high yield, corporate e inflazione) sia nei Paesi occidentali sia emergenti. Semplicemente, senza derivati o duration negativa, secondo il nostro consueto stile». Si parlava di un probabile rialzo inflativo: forse non tutti sanno, osserva il gestore, che i principali fondi inflation linked attivi sul mercato presentano una duration media elevatissima, anche perché i principali benchmark viaggiano intorno ai 10-12 anni. Ciò comporta un notevole fraintendimento sull’esposizione al rischio: sottoscrivo quel tipo di fondi per tutelarmi dal rialzo inflativo e mi trovo completamente esposto, nel bene o nel male, al tasso nominale. Conclude De Micheli: «La Gamma Axa im Short Duration può rappresentare una soluzione all’inconveniente di investire in obbligazioni legate alla parte breve delle curve inflative, permettendo al risparmiatore di esporsi al rialzo dell’inflazione osservata e non del decennale nominale Usa. Siamo qui per dare ai clienti la tranquillità di investire in obbligazioni vecchia maniera, cioè poco volatili, massimizzando al contempo il rendimento per unità di rischio corso». (riproduzione riservata)

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