Almeno una volta nella vita tutti i lavoratori hanno preso in considerazione l’ipotesi di riscattare gli anni di università per raggiungere prima il traguardo della pensione. Anche se poi non l’hanno fatto. Una volta versare contributi per coprire il periodo degli studi universitari era molto conveniente, non solo sul fronte del costo, ma anche perché poteva veramente avvicinare il cittadino alla meta del buen retiro. Ma con le riforme che si sono succedute negli ultimi anni, di fatto il riscatto non permette più a tutti di acquisire anni preziosi per lasciare il lavoro prima. Soltanto coloro che hanno cominciato a lavorare subito dopo la laurea possono anticipare il momento della pensione. Per tutti gli altri sarà ben difficile agganciare la soglia d’età della pensione anticipata e quindi andranno in pensione con la pensione di vecchiaia, cioè dopo aver raggiunto un’età tra i 66 e più 70 anni. Ecco perché chi ha iniziato a lavorare tardi, intorno a 29 anni, non ha normalmente alcun beneficio su questo fronte. Ma l’impatto sui contributi comunque c’è e questo è un fattore rilevante perché nell’attuale metodo di calcolo, contributivo, l’assegno previdenziale non è più legato agli ultimi stipendi prima della pensione (il vecchio metodo retributivo), ma ai contributi versati nel corso della vita. Il problema è che le nuove generazioni devono affrontare carriere precarie con buchi contributivi legati a contratti di lavoro che sono sempre più a termine. Proprio per colmare, almeno in parte, questi vuoti, il governo penserebbe a rendere gratuito il riscatto della laurea per gli studenti. A lanciare l’ipotesi è stato di recente il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, al convegno Preservare le Generazioni Future promosso dalla Cassa di previdenza e assistenza dei commercialisti. «La mia proposta è fiscalizzare il periodo contributivo legato agli studi universitari, per dare ai giovani una continuità contributiva», ha detto Baretta. Che propone una copertura pubblica degli anni passati sui libri universitari. Oggi infatti far valere quegli anni costa caro (tanto che il contributo può essere versato in 120 rate mensili senza l’applicazione di interessi per la rateizzazione). Per Baretta il provvedimento «può anche avere il vantaggio di incentivare i giovani a laurearsi». Il premio sarebbe destinato a chi è studente al momento dell’entrata in vigore della misura e sarebbe attribuito a certe condizioni, «come ad esempio che gli studi siano conclusi nei tempi. Si tratterebbe di una copertura figurativa che anticipa il lavoro», ha spiegato Baretta. I sindacati hanno dato il benvenuto alla proposta e vorrebbero discuterne già nel tavolo in calendario il 4 maggio al ministero del Lavoro.
Per il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, serve comunque, «un’idea complessiva», che valorizzi anche «i periodi di disoccupazione, i bassi salari legati a contratti precari e assenza dal lavoro, in particolare delle donne, per la necessità di curare figli piccoli o persone anziane». Mentre il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, ha osservato che «da tempo la Uil propone di rendere gratuito il riscatto della laurea. Per questo concordiamo con quanto affermato dal sottosegretario Baretta».
Per capire i benefici che gli studenti possono ottenere dal riscatto di laurea Progetica ha effettuato una simulazione concentrandosi su chi oggi è all’università (quindi i giovani dai 19 ai 23 anni). «Chi si laurea in corso e comincia a lavorare immediatamente, il riscatto di una laurea triennale o quinquennale porta un beneficio di pari durata. In certi casi il riscatto porta un beneficio perfino superiore perché consente di evitare gli adeguamenti biennali della speranza di vita previsti dalla normativa», spiega Andrea Carbone di Progetica.
Se si comincia a lavorare due anni dopo (a 23 anni per un triennale o 25 per un corso di tre più due anni) «il beneficio rimane, ma comincia a ridursi per uno dei due scenari sulla data di pensionamento». Quest’ultima dipende dall’aumento della speranza di vita e dai contributi versati nel corso della carriera. «Per chi invece comincia a lavorare più tardi il beneficio via via si riduce, andando ad annullarsi per alcuni scenari», prosegue Carbone. In sostanza «per chi è oggi studente il riscatto di laurea, con le regole attuali, non necessariamente potrebbe portare un beneficio sull’età di pensionamento. Il momento dell’ingresso nel mondo del lavoro può, in molti casi, già determinare la convenienza o meno del riscatto ai fini dell’anticipazione della pensione», conclude Carbone. Resta il fatto che per il cittadino si tratta di un regalo dello Stato. Discorso diverso se si guarda il tema dalla prospettiva delle casse pubbliche. Un’operazione a carico dello Stato andrebbe valutata considerando nel loro complesso costi e benefici. (riproduzione riservata)
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