Aon, per i manager italiani il rischio è la ripresa lenta

di Anna Messia
La crisi economica e la ripresa lenta sono al primo posto tra i rischi percepiti dai manager in Italia, mentre in generale, a livello globale, per i manager mondiali, il pericolo numero uno è invece quello di possibili danni alla reputazione e o al marchio dell’impresa (risultato solo secondo in Italia). Una tendenza che è emersa dalla sesta edizione della Global Risk Management Survey pubblicata ieri da Aon, il colosso del brokeraggio assicurativo. L’indagine è stata condotta in 64 Paesi interpellando 1.843 manager (+30% rispetto all’edizione del 2015) sia di aziende pubbliche sia private appartenenti a 33 settori: dall’edilizia, alle assicurazioni, passando per investimenti e finanza ed energia/utilities. I principali Paesi per livello di adesioni sono gli Stati Uniti, l’Italia e la Polonia. A crescere a livello internazionale è stato il particolare il cyber risk, che ha registrato una decisa scalata nella classifica a livello globale portandosi dalla nona alla quinta posizione, ed è il primo rischio percepito dalle aziende del Nord America. Mentre in Italia è solo all`11esimo posto. A livello globale il rischio politico è poi salito tra i primi dieci rischi percepiti dai manager, a causa in particolare dell’escalation di attentati terroristici in Europa e negli Stati Uniti e dell’instabilità in alcune aree dell’Africa e dell’America Latina. Ma in Italia la preoccupazione sembra essere piuttosto circoscritta se si considera che il rischio è solo al 33esimo posto. L’analisi di Aon non si limita però ad analizzare la situazione attuale ma chiede anche ai manager quali saranno, secondo loro, i rischi principali che le aziende che gestiscono si troveranno ad affrontare per i prossimi tre anni. E il 390 manager italiani contatti sono convinti che anche negli anni a venire il rischio maggiore sarà quello di una ripresa economica che continuerà ad arrancare. E anche gli altri manager mondiali, se guardano ad un orizzonte temporale un po’ più lungo, cambiano idea e mettono la crisi economica al primo posto delle loro proccupazioni. (riproduzione riservata)
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