I 100 fondi doc

Con rendimenti fino al 20%, nel primo trimestre si sono distinti i gestori specializzati nelle pmi italiane che hanno cavalcato il rialzo a Piazza Affari in luce con i Pir. A brillare anche azionari gli India e Cina. Ecco dove puntano ora i migliori

di Paola Valentini

La primavera riscalda anche la raccolta fondi. Marzo è stato il migliore di sempre per Azimut , con flussi per quasi 1 miliardo di euro, mentre per Banca Generali è stato il secondo migliore nella sua storia con 711 milioni (+70% rispetto a marzo 2016). Un dato che porta la raccolta del primo trimestre per la banca del Leone al record di 1,8 miliardi. Intanto Banca Mediolanum prevede che il suo gruppo nell’intero 2017 supererà il record di raccolta di 4,7 miliardi segnato nel 2015 anche per il forte incremento delle masse atteso grazie ai Pir, i Piani di risparmio esentasse legati ai fondi (ma anche alle polizze o a depositi titoli) creati dal governo per canalizzare risorse verso le azioni delle pmi. D’altra parte questi nuovi veicoli sono partiti in un momento favorevole, dato che il primo trimestre è stato positivo per le borse e Piazza Affari in particolare si è messa in evidenza.

«Da inizio anno i mercati azionari globali sono stati la migliore asset class con rendimenti che oscillano tra il 5 e il 10% (a eccezione del Giappone), mentre i mercati obbligazionari, valutari e delle materie prime hanno riportato mediamente risultati pari a zero o in perdita», sottolinea Angelo Meda, capo dell’azionario di Banor Sim. In questo scenario l’Italia, dopo una partenza in sordina, è arrivata in vetta alle classifiche europee sia sulla parte large-cap rappresentata dall’indice Ftse Mib, sia soprattutto sulle small-mid cap replicate dal Ftse Mid Cap, dal Ftse Small Cap e dal Ftse Italy Star. «L’effetto della partenza dei Pir ha consentito a queste ultime di accelerare la performance e chiudere il trimestre con un sorprendente +22% per il Ftse Italy Star», aggiunge Meda. Un dato che fa balzare l’indice al primo posto tra tutte le maggiori borse mondiali (si veda pagina 14). Al secondo posto si piazzano gli altri due benchmark italiani dedicati alle pmi, il Ftse Italy Smal Cap con il 20%, seguito dal Ftse Italy Mid Cap con il 17,5%. Una situazione che si riflette nei rendimenti del trimestre dei fondi. Le classifiche vedono ai primi posti proprio i gestori italiani specializzati sulle azioni di pmi quotate a Piazza Affari. Un dato che emerge dalle analisi di Morningstar, che ha elaborato per MF-Milano Finanza la lista dei primi cinque fondi collocati al retail in Italia per performance dei primi tre mesi del 2017 in dieci categorie (sei azionarie, due obbligazionari e due bilanciate), tenendo separati i prodotti di diritto italiano da quelli di diritto estero.

Accanto a quest dati Morningstar ha anche preparato la top 15 assoluta dei migliori fondi tra gli oltre 20 mila comparti censiti, per un totale di 100 fondi (si vedano le tabelle). A tallonare i primi due strumenti, entrambi azionari specializzati sull’India (grafico in pagina), c’è un prodotto azionario Italia, l’Atomo Made in Italy Fund con +20%. È di diritto lussemburghese ed è gestito da Casa4Funds con la consulenza di Bayes Investments, società londinese fondata con alcuni partner da Massimo Fuggetta, gestore di lungo corso nell’azionario Italia. Il fondo è nato a maggio dello scorso anno ed è anche quotato in borsa. «Abbiamo analizzato le oltre 300 società quotate sulla borsa italiana, di queste quasi 80% sono small cap ma rappresentano meno del 7% del valore del mercato, che in Italia è sbilanciato su banche, assicurazioni e utility che compongono il Ftse Mib», spiega Fuggetta, nato professionalmente negli anni 90 proprio come stock picker sull’Italia. Le conseguenze? «Chi compra azioni italiane attraverso fondi o Etf non si rende conto che in realtà si espone ai settori del Ftse Mib, la nostra idea è invece concentrarci sul segmento trascurato delle pmi», prosegue il gestore. Che ha fatto uno screening sulle quotate italiane, incluse quelle dell’Aim, selezionando le 30 società da mettere nel portafoglio del fondo in base al rapporto tra valore dell’azienda e valore di mercato. «Ho trovato una situazione migliore di quanto mi aspettassi e non mi è stato difficile trovare questi 30 nomi, alcuni dei quali sono nell’Aim che oggi, a differenza della prima fase di operatività, inizia ad ospitare società di tutto rispetto», spiega Fuggetta. Tra i primi titoli in portafoglio del fondo ci sono Openjobmetis , Banca Ifis , El.en , Datalogic , La Doria , Biesse , Be, Technogym , Panariagroup e Lu-Ve , quest’ultimo dell’Aim. Dall’avvio, lo scorso settembre, la classe retail ha fatto più del 30%. «Non facciamo trading ma approfittiamo della volatilità per comprare», rivela Fuggetta, «quasi giornalmente si presentano opportunità per comprare perché i titoli a volte scendono senza una ragione fondamentale». Gli fa eco Francesco De Astis, responsabile azionario Italia di Eurizon Capital Sgr e gestore di Eurizon Azioni Pmi Italia, specializzato anch’esso sulle small cap, che si piazza al secondo posto per rendimento tra gli azionari Italia di diritto italiano (+16,6%). «Negli ultimi mesi si è assistito a un crescente interesse da parte degli investitori per il mercato azionario italiano. Questo grazie a un allentamento del rischio politico, un trend macro tendente al miglioramento e una stagione degli utili andata abbastanza bene, al punto da offrire maggiore sostegno alle stime degli utili per il 2017», commenta De Astis, «ma soprattutto grazie alle agevolazioni fiscali introdotte con i Pir, che stanno generando importanti flussi di liquidità sul mercato azionario e in particolare sul comparto delle mid/small cap».

Infatti non è un caso che «nell’ultimo mese il controvalore degli scambi giornalieri sulle mid e small cap italiane sia salito a 300 milioni dai 150 milioni del 2016», argomenta il gestore di Eurizon. Anche per Luca Mori, gestore del fondo Zenit Multistrategy Stock Picking «a livello di medio-piccole aziende, grazie anche al flusso di liquidità derivante dalla partenza dei Pir, ci aspettiamo che continui il forte movimento al rialzo che si sta estendendo anche a titoli di minore capitalizzazione e alle società quotate sul segmento Aim, che spesso presentano valutazioni molto a sconto rispetto a large cap similari».

Concorda, sul fenomeno Pir, Guido Crivellaro, gestore responsabile del mercato azionario Italia di Symphonia Sgr, il cui fondo Symphonia Azionario Small Cap Italia è primo del trimestre tra i fondi di diritto italiano con +19,6%. «Siamo solo alle prime battute di un processo che ha una valenza di medio lungo termine e che vedrà una presenza significativa in termini di flussi sul mercato italiano e sul mercato delle piccole capitalizzazioni». Ma non mancano incognite. Secondo De Astis «il principale fattore di rischio nel breve periodo resta lo scenario politico in Europa, dato che i mercati al momento sembrano non scontare particolari sorprese negative. Il mercato italiano, a ogni modo, non risulta essere caro sia verso la sua media storica sia verso le altre piazze europee, trattando a un rapporto prezzo utili 2017/18 rispettivamente di 14 e 11,9 volte, sotto la media europea di 14,9 e 13,5 volte e con una crescita attesa degli utili nel 2017 del 16,8% rispetto alla media europea del 9,3% (fonte dati Bloomberg, ndr)». Anche per Marco Nascimbene, gestore di Fondersel Pmi, «le incertezze riguardano più le imminenti elezioni francesi e la perdurante instabilità politica italiana. A questo proposito riteniamo che in caso di un esito delle presidenziali francesi favorevole alla stabilità dell’area euro il mercato possa proseguire il movimento al rialzo».

Dello stesso avviso è Luigi Dompé, gestore del fondo Anima Iniziativa Italia: «Più avanti nel corso dell’anno il mercato italiano potrebbe cominciare a prezzare un incremento del rischio politico». Quanto agli altri mercati, sull’azionario euro interviene Paolo Vassalli, gestore di Eurizon Azioni Area Euro: «Il miglioramento del quadro economico (non solo nell’area euro) nel contesto di una politica monetaria destinata comunque a mantenersi complessivamente espansiva è un fattore di sostegno dei mercati azionari. Nell’ambito di questo quadro macro l’aspettativa di crescita degli utili aziendali appare credibile e non dovrebbe essere significativamente disattesa come accaduto sistematicamente negli ultimi anni». Sul fronte dei settori «il graduale aumento della fiducia in Eurolandia sposterà l’attenzione al segmento finanziario, con banche ormai ben ricapitalizzate ma con multipli ancora modesti, e al settore auto. Vi sono poi due rami di attività, storicamente difensivi, quali le utilities e i telefonici, che con dividendi intorno al 5% e valutazioni positive risultano attraenti», afferma Massimo Baggiani, responsabile del mercato azionario internazionale di Symphonia, primo tra gli azionari Europa di diritto italiano con il Symphonia Azionario Euro (+7,7%). Al top tra gli esteri con un +14% c’è il Target Europe di Albermarle gestito da Claudio De Ranieri, il quale evidenzia che «si sta creando un trend favorevole per l’azionario europeo. Le borse dell’area quotano a sconto di un 15% rispetto all’S&P500 Usa a livello di p/e: uno sconto che è tornato sui livelli del 2012, quando l’Europa era in grave crisi. Ciò detto, nel breve non è però da escludere una fase di consolidamento o calo delle borse alla luce dei rialzi registrati negli ultimi quattri mesi». I principali titoli europei su cui De Ranieri punta sono Daimler , Danone , Gea Group e Eurocommercial Properties. «Tra i titoli italiani siamo positivi su Cementir e Fca », prosegue De Ranieri.

Sempre in Europa Fabio Paolini, che segue il fondo Pictet-European Equity Selection, ha investito in Dunelm, società inglese attiva in prodotti per la casa: «un’azienda stabile ad alto rendimento, che evidenzia una crescita superiore in un mercato molto frammentato grazie alla competitività in termini di scala e prezzi».

Un mercato che oggi è guardato con apprensione è quello Usa, dato che Wall Street è sui massimi. In quest’asset class opera Massimo Terrizzano, gestore del fondo Bnl Azioni America che appare cauto: «Le attuali valutazioni di mercato non sono giustificate dalla crescita ancora modesta dell’economia e degli utili aziendali. Rimaniamo pertanto prudenti sulle prospettive a breve termine e consigliamo di ridurre l’esposizione in attesa di un correzione al ribasso che, sebbene non severa, potrebbe annullare i guadagni di borsa dell’anno in corso». Posizione simile quella di Andrew Acheson, money manager del Pioneer Azionario America, il quale evidenzia che le valutazioni del mercato sono sopra la media.

Ha una visione diversa Carla Scarano, money manager del fondo Anima America: «Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un movimento più laterale e si è parlato di effetto Trump esaurito. Riteniamo, tuttavia, che le motivazioni per essere costruttivi restino intatte», spiega Scarano, secondo cui dopo il fallimento del tentativo di riforma dell’Obamacare Trump non potrà permettersi di fallire una seconda volta. «Per evitare ulteriori passi falsi, quindi, la politica fiscale potrebbe essere meno aggressiva rispetto alle premesse. In una fase di piena occupazione, questa può mettere al riparo l’economia americana dal rischio che la Fed si trovi costretta a rispondere a una misura pro-ciclica implementata in una fase in cui il ciclo ne avrebbe un bisogno relativo», afferma Scarano.

Passando all’azionario giapponese Archibald Ciganer, gestore del fondo T. Rowe Price Japanese Equity, sottolinea che «sebbene gli indicatori fondamentali stiano generalmente migliorando, l’attenzione degli investitori da novembre a oggi è rimasta focalizzata essenzialmente sul supporto dei politici alle prospettive di crescita. Le valutazioni sono cresciute di riflesso ma vi è il rischio concreto di delusioni nel 2017, nel caso in cui la realtà dovesse contraddire la retorica politica». Più positivo Richard Kaye, gestore del Comgest Growth Japan: «Gli utili delle società giapponesi continuano a superare quelli delle società dei mercati sviluppati grazie al focus sul core business, a una graduale crescita dell’inflazione, alla stabilizzazione della valuta e al calo delle imposte sulle società». Nell’azionario cinese Michael Lai, gestore del fondo Gam Star China Equity, evidenzia che «in generale la maggior parte degli investitori non hanno ancora partecipato pienamente al recente rally cinese, dato che si sono concentrati sulla convinzione che gli emergenti sarebbero andati incontro a perdite sulla scia della retorica protezionistica di Trump».

Sul fronte internazionale Andrea Daffara. gestore di Sella Sgr cui fa capo il fondo azionario globale Star Collection Azionario Internazionale, mantiene per il 2017 «un giudizio costruttivo sull’equity globale e in particolare sull’Europa, dove il rischio di breve termine legato all’incertezza politica delle elezioni francesi potrebbe lasciare presto spazio al miglioramento progressivo dei fondamentali convogliando maggiori flussi sull’area, i cui multipli appaiono attraenti sia rispetto all’azionario americano e giapponese sia rispetto all’obbligazionario europeo». Mentre Riccardo Ceretti, gestore del fondo Arca Azioni Internazionali, avverte che, nonostante il buon avvio d’anno per le borse globali, non devono essere sottovalutati i rischi di natura geo-politica, macroeconomica e microeconomica che, nel corso dei prossimi mesi, potrebbero minare le fondamenta della ripresa in corso. L’esito delle elezioni francesi, la conferma del trend di reflazione e il continuo progresso degli utili aziendali costituiscono, da questo punto di vista, i fattori chiave».
Intanto Henk Grootveld, gestore del Robeco Global Growth Trends Equities, nota che «siamo già in una nuova fase in cui, grazie alla digitalizzazione e alle nuove tecnologie, la produttività sul lavoro aumenterà in maniera sostenibile. I titoli che forniscono gli strumenti e la tecnologia necessarie allo scopo vedranno crescere i ricavi e i flussi di cassa a un ritmo più alto di quanto chiunque osi solo immaginare».

Quanto al segmento obbligazionario Ian Edmonds, che gestisce il Legg Mason Western Asset Euro High Yield, evidenzia che «dopo i rendimenti elevati registrati nel 2016, i bond ad alto rendimento possono offrire comunque alcune opportunità interessanti grazie a tassi di default attesi intorno al 2-3%, al di sotto della media di lungo periodo del 4% circa». Infine David Daigle, gestore del Capital Group Global High Income Opportunities, sottolinea che «unendo il debito emergente e le obbligazioni societarie high yield, l’esposizione del portafoglio è più variegata e più flessibilie per adattarsi al mutevole contesto macroeconomico». (riproduzione riservata)

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