Sulle orme dei Paperoni

I milionari europei puntano sulle azioni e sul Sud Europa ma temono l’instabilità politica. Per questo chiedono portafogli globali e azioni che offrano una buona redditività. Lo dice un report di Jp Morgan Private

di Roberta Castellarin 

Negli ultimi anni i Paperoni hanno potuto contare sul momento d’oro dei mercati. Il rally delle borse mondiali è andato di pari passo con quello del reddito fisso, creando le condizioni ideali per far crescere gli attivi finanziari. Ma ora le scelte diventano più difficili. Gli strumenti obbligazionari, complici anche gli acquisti della Bce, offrono rendimenti sempre più risicati.

Mentre le azioni non trattano più a forte sconto. Non solo; gli investitori sono anche tentati di passare all’incasso per consolidare le performance realizzate finora. Lo si è visto negli ultimi giorni, quanto Piazza Affari ha rintracciato dopo che il Ftse Mib aveva messo a segno un +25% da inizio anno, mentre lo spread Btp-Bund è risalito a 132 punti. Nonostante questa impennata un Btp decennale offre oggi un rendimento annuo dell’1,39% e quello a due anni appena lo 0,39%. Ecco allora che per veder crescere il proprio patrimonio è necessario mettere più pepe in portafoglio, aumentando la diversificazione in modo da avere un paracadute in caso di sorprese negative. Di questo i clienti vip delle private bank sembrano essere sempre più consapevoli, come emerge dall’ultimo sondaggio di Jp Morgan Private Bank sulle aspettative di rendimento degli investitori europei per i prossimi 12 mesi. Il sondaggio, cui hanno partecipato oltre 900 investitori high net worth (ossia con una ricchezza finanziaria superiore a 5 milioni di dollari), mostra come si stanno muovendo oggi i milionari, italiani compresi.

Dall’indagine emerge ancora una buona fiducia nei mercati azionari: il 51% degli intervistati ritiene che saranno le azioni a registrare la migliore performance nei prossimi 12 mesi. Ma è un ottimismo che non arriva all’euforia, infatti la fiducia nelle azioni è leggermente diminuita rispetto al sondaggio dell’autunno 2014 (58%). «È positivo il fatto che questi investitori qualificati siano ancora ottimisti sulle performance delle borse, ma consapevoli che i mercati hanno già corso tanto e quindi che d’ora in poi servirà maggiore selettività nelle scelte», commenta Gabriele Zaninetti, responsabile degli investimenti di Jp Morgan Private Bank in Italia. I clienti italiani condividono la visione positiva sulle azioni e preferiscono concentrarsi sui mercati statunitensi ed europei, Piazza Affari compresa. Ancora limitata la diversificazione verso le borse asiatiche, che appaiono invece sempre più apprezzate dagli investitori anglosassoni. Di fatto dal sondaggio emerge che gli investitori oggi nutrono più fiducia nei confronti dell’Europa meridionale e restano scettici verso il Giappone, mentre si dividono quando devono indicare le piazze destinate a fare meglio dell’indice globale. Gli investitori del Regno Unito preferiscono le borse europee e quelle asiatiche rispetto agli Stati Uniti, mentre italiani, francesi e spagnoli continuano ad avere fiducia in Wall Street.

Tutti d’accordo invece sul petrolio, che si piazza al secondo posto tra le asset class ritenute più promettenti dopo la recente caduta del prezzo del barile. In particolare, metà degli investitori stima che il Brent rimarrà tra 50 e 60 dollari al barile nel 2015, oltre un terzo (34%) ritiene che il prezzo potrebbe risalire a 70-75 dollari e soltanto il 14% reputa che possa scendere sotto 50 dollari. «Questi investitori sono sofisticati e abituati a cercare nel mercato le asset class che hanno registrato correzioni importanti, in modo da poter sfruttare le opportunità di trading», aggiunge Zaninetti. Nell’ambito del sondaggio è stato anche chiesto agli investitori di evidenziare gli eventi-chiave che potrebbero turbare i mercati e le risposte sono risultate piuttosto differenti a seconda dei Paesi europei di appartenenza degli intervistati. La percentuale maggiore (33%) reputa che l’ascesa di partiti politici radicali nelle elezioni europee rappresenti la minaccia maggiore. Ad esserne più impensieriti sono gli investitori di Grecia (57%) e Spagna (54%), mentre i meno preoccupati sono quelli del Regno Unito (10%). «I rischi geopolitici sono meno prevedibili rispetto a quelli macroeconomici e tendono quindi a impensierire gli investitori», spiega Zaninetti. E questi rischi si concentrano soprattutto in Europa, a partire dalla Grecia. Di fatto gli investitori temono un’ascesa di partiti con connotazioni anti-europeiste, ma proprio la conferma della ripresa economica in questi Paesi, che più hanno pagato il prezzo della lunga recessione, potrebbe arginare il fenomeno. Intervistati sulle previsioni riguardanti l’economia globale nel 2015, gli investitori appaiono infatti ottimisti. Il 41% ritiene che la velocità della crescita globale potrebbe superare le aspettative, sostenuta dal basso prezzo del petrolio. Inoltre il 20% crede che la Germania possa sorprendere i mercati con un piano fiscale «pro-crescita» per l’Europa, mentre il 19% spera che l’espansione dei multipli possa generare rendimenti azionari a doppia cifra nelle borse del Vecchio Continente. Certo è che per mettere in sicurezza i portafogli è meglio puntare su una forte diversificazione. «Consigliamo ai nostri clienti di sovrapesare le azioni in portafoglio, ma mantenendo una diversificazione globale e senza rinunciare a una parte di liquidità», conferma Zaninetti.

Dal punto di vista della redditività, il tema dei dividendi azionari resterà importante, ma va giocato in modo diverso tra Stati Uniti ed Europa. «A Wall Street crediamo sia il momento di puntare più su quei titoli a bassa o media capitalizzazione che abbiano dimostrato negli anni la capacità di distribuire dividendi crescenti, mentre le blue chip sono più esposte al rafforzamento del dollaro e hanno già a goduto a lungo di un forte favore da parte degli investitori», prosegue il manager di Jp Morgan. In Europa invece la rotazione comporta una presa di beneficio dai titoli legati all’export, che hanno trainato il rally degli ultimi mesi, per dare maggior spazio in portafoglio ai titoli ciclici che possono trarre beneficio da un rafforzamento dei dati macroeconomici. Anche qui resta forte il tema della cedola. «Con gli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce i rendimenti del reddito fisso saranno sempre più compressi, quindi gli investitori andranno ancor più in cerca di azioni con una buona redditività», conclude Zaninetti. (riproduzione riservata)