Carige, dai soci ok all’aumento

L’operazione sarà lanciata tra metà maggio e inizio giugno. E trasformerà l’istituto ligure in uno dei più capitalizzati d’Italia, ha detto l’ad Montani. Bocciate invece le modifiche dello statuto sulla governance

Pagina a cura di Claudia Cervini  

i apre una nuova fase per Banca Carige . L’istituto di credito ligure, presieduto da Cesare Castelbarco Albani, può finalmente lanciare l’aumento di capitale da 850 milioni di euro e irrobustire così il patrimonio. Il via libera lo ha dato l’assemblea dei soci, riunitasi ieri a Genova vicino al Porto Antico nel luogo simbolo del capoluogo ligure: gli ex Magazzini del Cotone.

L’ok all’operazione di ricapitalizzazione, che partirà tra maggio e giugno, rappresenta un elemento fondamentale per rimettere in carreggiata la banca e tornare a competere sul mercato.

La giornata di ieri è stata però in parte segnata anche dal rammarico espresso da alcuni piccoli azionisti, chiamati a compiere sacrifici per i quali non sono stati adeguatamente ricompensati (si veda box in pagina). E anche dal muro eretto dalla Fondazione Carige , azionista al 12,5% della banca, contro la proposta del consiglio di amministrazione di modificare gli articoli dello statuto riguardanti la governance.

Queste critiche non hanno impensierito troppo l’amministratore delegato Pier Luigi Montani. Il top manager ha spiegato infatti che la ricapitalizzazione rafforzerà notevolmente l’istituto rendendolo tra i più capitalizzati d’Italia. E imprimerà una forte accelerazione del turnaround del gruppo creditizio ligure. La banca così a fine 2015 potrà arrivare a un Cet1 del 12,6 dall’8,7% del 2014, sopra il limite minimo di un Cet1 dell’11,5% (da raggiungere entro luglio) imposto dalla Banca Centrale Europea.

«Siamo a metà del lavoro, il turnaround di una banca di queste dimensioni prevede un lavoro di circa due esercizi», ha dichiarato Montani.

L’amministratore delegato si è detto anche sereno in merito al raggiungimento degli obiettivi indicati nel piano industriale 2015-2019, illustrato di recente. «Vogliamo essere una banca solida e semplice, orientata al cliente e impegnata a potenziare l’offerta commerciale e a rendere la distribuzione più efficiente: un istituto del territorio per famiglie e imprenditori ben posizionato nel Nord-Centro Italia», ha spiegato Montani. Per raggiungere questo obiettivo il primo passo è rappresentato, appunto, dalla ricapitalizzazione, che sarà garantita integralmente da un pool di istituti di credito capeggiati da Mediobanca . «Prevediamo che l’operazione prenda avvio tra la metà di maggio e i primi giorni di giugno», ha fatto sapere Castelbarco. «Dipende dai tempi tecnici con cui verrà approvato il prospetto informativo».

Sempre in tema di strategie, Montani ha ribadito che è necessario far ripartire i ricavi e presidiare il rischio del credito. Per quanto concerne il presidio commerciale, Carige  investirà anche al di fuori della Liguria e, nello specifico, in Lombardia, Veneto, Basso Piemonte e nell’area metropolitana di Roma. L’amministratore delegato ha anche ricordato che l’istituto intende cedere 1 miliardo di euro di sofferenze: i crediti deteriorati infatti non possono più essere accantonati, ma devono essere ceduti per ripulire i bilanci.

A movimentare l’assemblea è stato, come accennato, il muro eretto dalla Fondazione Carige  contro le modifiche statutarie riguardanti la governance della banca partecipata. Gli unici articoli dello statuto che sono stati modificati sono infatti quelli in linea con le nuove regole dei Vigilanti. «Gli interventi sulla governance vengano rinviati a quando la compagine azionaria sarà aggiornata e stabilizzata», ha spiegato Giovanni Dominichini, il legale della Fondazione, riferendosi al prossimo riassetto azionario legato all’aumento di capitale da eseguire. Le modifiche alla governance proposte ai soci, e non approvate, riguardavano le modalità di elezione del presidente e del vicepresidente, il diritto di casting vote, la possibilità di introdurre la figura di un direttore generale accanto a quella dell’amministratore delegato, la remunerazione del presidente e del vicepresidente e l’introduzione di un secondo vicepresidente.

A margine dell’assemblea il presidente non ha negato il fermento presente tra le maggiori banche italiane in vista dell’imminente risiko. E ha anche affermato che la banca sta dialogando con numerosi istituti, ma che al momento non vi è alcun contratto concreto. «Dialogare per crescere», ha chiosato.

L’assise ha poi approvato il raggruppamento delle azioni ordinarie e di risparmio nel rapporto di un titolo ogni 100 esistenti. Ok anche al mini-aumento di capitale al servizio del riacquisto delle partecipazioni di minoranza nelle controllate Cassa di Risparmio di Savona e Cassa di Risparmio di Carrara. Via libera naturalmente anche al bilancio 2014, nell’ambito del quale è stata portata a nuovo la perdita netta di 657,786 milioni di euro (543,6 milioni la perdita netta consolidata). (riproduzione riservata)