di Cristina Bartelli 

 

I professionisti hanno il mal di pancia da 730 precompilato. Dopo solo tre giorni dall’avvio della trasmissione da parte dell’Agenzia delle entrate della dichiarazione precompilata a circa 20 milioni di contribuenti, aumentano le segnalazioni di errori e incongruenze, tanto da muovere anche i professionisti intermediari abilitati. In particolare per Rosario De Luca, presidente della fondazione dei consulenti del lavoro: «in questi primi giorni di applicazione stiamo riscontrando conferma alle nostre previsioni. Il nostro Osservatorio», dichiara a ItaliaOggi De Luca, «rileva l’assenza di problemi generalizzati dal punto di vista informatico nell’utilizzo della piattaforma. Come è confermata la necessità di intervenire sulla precompilata per modificare o inserire dati errati o mancanti. E la percentuale di dichiarazioni su cui intervenire» conferma il presidente della fondazione dei dottori commercialisti, «è altissima con la conseguente assunzione della responsabilità tributaria piena da parte del consulente del lavoro che interviene. Non credo che tutto questo possa passare inosservato.

Se il premier Renzi ha definito «numero zero» la precompilata di quest’anno, viene difficile pensare ad applicare un regime sanzionatorio così gravoso in presenza di procedure che si palesano non complete».

Stesse considerazioni arrivano da Marco Cuchel, associazione nazionale dei commercialisti che in una nota diffusa ieri segnala: «Le dichiarazioni trasmesse senza modifiche o integrazioni costituiranno una percentuale verosimilmente troppo esigua per giustificare la messa in moto di una macchina tutta ancora da perfezionare.

A pochi giorni dall’avvio dell’operazione», aggiunge Cuchel, «sono giunte moltissime segnalazioni e lamentele in ordine alla difficoltà dei cittadini nel reperire i codici necessari all’accesso al modello precompilato e alla generale disinformazione sull’utilizzo del pin Inps». Allarme anche per il Sindacato italiano dei commercialisti: «il contribuente che dovrà rivolgersi al professionista o al Caf per rettificare dati magari errati già alla fonte dell’Agenzia dovrà pagare probabilmente di più dello scorso anno, complice un aggravio di responsabilità».

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