Promotori, serve cambiare

di Laura Magna

Un uomo sul green, ferro nove, colpo ben assestato ma fuori dalla buca. Poi il coup de théâtre: «All in one, colpendo la palla che era già sul green: ma è davvero incredibile!». E, infine, la morale: il colpo di fortuna capita una volta sola nella vita. Per tutti gli altri giorni affidati a un promotore finanziario. Questo è il viral della campagna di comunicazione pianificata dall’Organismo per la tenuta dell’Albo dei Promotori Finanziari (Apf), già visibile anche su youtube. Seguiranno messaggi su carta stampata e radio. Forse un modo per valorizzare una figura professionale, come quella del promotore, bastonata in questi anni di crisi da una calo di fiducia dei consumatori-investitori? «Non direi – obietta a B&F Joe Capobianco, direttore generale dell’Organismo – i promotori finanziari sono anticiclici: negli ultimi dieci anni hanno sempre realizzato raccolte positive (vedere grafico e box a pag. 20, ndr) e dunque e non c’è, non c’è mai stata, una crisi del promotore. Il tracollo economico e finanziario che abbiamo conosciuto invece ci insegna che le persone comuni hanno bisogno di un consulente, di più in questi anni difficili e complessi per il risparmio: un professionista che le aiuti a centrare i propri obiettivi, siano di accumulo o di redditività. C’è connesso un tema sociale da non sottovalutare: investire male e perdere ha un risvolto importante». I numeri sulla raccolta, in effetti a Capobianco danno ragione: mentre i fondi hanno perso nel 2011 33 miliardi di euro, le reti hanno raccolto più di 10 miliardi. Un segnale che in effetti i 4 milioni di famiglie italiane che per investire si rivolgono ai promotori ne hanno fiducia. E continuano ad averne pur in momenti di profonda crisi. Quale spazio resta per i consulenti? «Spazio ce n’è per tutti – risponde Capobianco – ovviamenti tutti coloro che sono titolati e preparati a fare gestione del risparmio: non dimentichiamo che l’80% delle famiglie italiane non si rivolge ai promotori a oggi». Getta acqua sul fuoco il presidente di Apf su una antica polemica che vorrebbe promotori e consulenti avversari irriducibili nell’arena del rispamio. Dal canto loro i consulenti hanno appena ottenuto una vittoria epocale qual è la firma di Mario Monti sul decreto che disciplina i requisiti patrimoniali e di indipendenza delle società di consulenza finanziaria indipendente, nonché i requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza degli esponenti aziendali delle stesse società. Come dire che l’Albo dei consulenti si fa più concreto. E presto potrebbe affiancarsi a quello dei promotori, che vanta una storia più che decennale. «La professione – racconta Capobianco – esiste da quarant’anni, l’Albo dal 2001 e l’Organismo di tenuta è operativo dal primo gennaio 2009: noi abbiamo il ruolo di svolgere tutte le attività connesse e strumentali alla tenuta dell’Albo». Attività che vanno dalla gestione della prova valutativa attraverso cui si accede alla professione, all’avviamento al lavoro dei giovani promotori, fino alla formazione continua per quelli consolidati. «La professionalità è garantita innanziutto da un esame molto selettivo, che viene superato solo dal 30% dei candidati – spiega Capobianco – la professione si è molto evoluta: direi che oggi i promotori sono anche consulenti e hanno specificità che vanno ben oltre la preparazione finanziaria. E non dimenticherei che i promotori sono stati i primi, negli anni Novanta, a introdurre i concetti di benchmark, diversificazione e asset allocation, di pianificazione finanziaria. Concetti che oggi ci sembrano banali, ma che erano all’epoca avveniristici. Negli anni Duemila l’apertura alle multigestioni ha di nuovo cambiato le regole di questo mercato. Chi non è in grado di stare al passo con questa evoluzione, sparisce. Anche perché i margini di redditività si stanno riducendo e dunque servono portafogli clienti sempre più ampi per poter fare questo lavoro con successo. Il mio auspicio è che ci siano sempre più professionisti che accedono all’Albo». Un auspicio che però sembrerebbe mal conciliarsi con il dato di fatto che un terzo dei giovani pf non riesce a trovare lavoro. «Guardi – dice il direttore di Apf – l’albo è in contrazione nell’ultimo decennio, ma a uscire per i tre quarti sono professionisti che non hanno contratto a operare come promotore e non esercitano, per il resto persone che hanno mandati marginali. A conferma di ciò, è il fatto che le masse non si sono contratte ma anzi sono in crescita. È vero anche che un terzo dei pf sotto i 30 anni non ha lavoro, ma questo attiene più alla situazione di generale asfissia del mercato del lavoro e alle difficoltà di ingresso che tutti i giovani stanno incontrando».
Dallo scorso dicembre Apf ha messo a disposizione dei candidati, che ogni anno sono tra i 3.500 e i 5.000, strumenti per prepararsi all’esame. «Ogni candidato può accedere dal nostro portale a una pagina dedicata – aggiunge Capobianco – per misurare il livello di preparazione, con l’ausilio di un tutor elettronico intelligente che gli propone domande sui contenuti dove sono più deboli. E stiamo studiando una piattaforma di e-learning. Nel nostro focus ci sono anche i neo professionisti: per loro stiamo lavorando a un progetto pilota che prevede un corso di specializzazione teorico-pratico, finanziato dalla Regione e con la collaborazione di un intermediario finanziario che offre la possibilità di formarsi sul campo. Il nostro ruolo è quello di determinare parametri e caratteristiche di questo corso, tempi, modalità di erogazione dei contenuti, caratteristiche dei docenti, tabella di marcia sul luogo di lavoro e certificare tutto il percorso». Se il tema dei giovani è di gran moda, nel focus di Apf ci sono anche i promotori consolidati: «Interagiamo con istituzioni e associazioni di riferimento per definire nel dettaglio e coerentemente allo sviluppo della professione le necessaraie forme della formazione continua».