In base all’undicesimo rapporto sulla corporate governance delle società quotate pubblicato da Assonime – Emittenti Titoli (Associazione fra le società italiane per azioni), su 262 aziende quotate presso Borsa Italiana, ben 132 hanno una rappresentanza femminile nei cda ma solo sei sono in linea con il requisito di un terzo previsto dalla legge. Più nel dettaglio, le 262 società oggetto di indagine hanno complessivamente 2mila728 consiglieri, di cui 2mila546 uomini e 182 donne (pari al 6,7% del totale), dato, quest’ultimo, che ha mostrato un continuo seppur lieve aumento negli anni (erano 169 nel 2010, 125 nel 2006).

 

Chi si è già adeguato. Tuttavia, in vista del prossimo 12 agosto, sembra essersi verificata un’accelerazione su questo fronte per evitare le sanzioni previste dalla legge e che consistono in primo luogo in una diffida da parte della Consob, che darà quattro mesi di tempo per mettersi in regola. In caso di inottemperanza, scatteranno le multe: da 100 mila euro a un milione per i board, da 20 mila a 200 mila per i collegi sindacali. A quel punto ci saranno altri tre mesi di tempo per andare a regime, dopodiché i componenti eletti decadranno dalla carica. Tra le società che hanno scelto di adeguarsi alla nuova normativa in anticipo c’è Pirelli, che nel proprio cda schiera tre donne (Elisabetta Magistretti, Annamaria Artoni e Giulia Ligresti) su 18 consiglieri. Ma anche la Cir del gruppo De Benedetti che ha chiamato nel proprio board Dominique Marie Laurence Senequier, presidente e ceo di Axa Private Equity, accanto a Maristella Botticini, docente di economia all’università Bocconi, e a Silvia Giannini, professore ordinario di scienza delle finanze all’università di Bologna. Anche Unicredit punta a giocare d’anticipo, rispettando il quinto di consiglieri donna già con la prossima assemblea, prevista a maggio. Un altro esempio arriva da Fiat e Fiat Industrial che per la prima volta in 113 anni di storia schierano nel proprio board ben quattro donne. Per la spa la new entry più rilevante è Patience Wheatcroft, componente della Camera dei Lord inglese e giornalista che ha ricoperto incarichi di prestigio presso il Wall Street Journal Europe, di cui è stata direttore responsabile, e nelle società Barclays Group Plc e Shaftesbury Plc come amministratore non esecutivo. Con lei ci sarà Joyce Victoria Bigio che vanta nel proprio curriculum una laurea alla University of Virginia ed esperienze manageriali in società multinazionali prevalentemente in Italia, Francia e Gran Bretagna. Jacqueline A. Tammenoms Bakker e Patrizia Grieco faranno invece il loro ingresso nel consiglio di amministrazione della Fiat Industrial. Ma anche altre aziende stanno muovendo i primi passi in questa direzione. Ad esempio, in Prysmian, multinazionale attiva nel settore dei cavi e sistemi ad elevata tecnologia per il trasporto di energia e per le telecomunicazioni, sono in lizza per un posto nel board Lucy Marcus, che ha fondato Marcus Venture Consulting ed è docente di leadership e governance alla Ie business school, e Maria Rosa Varsellona. Nel caso di Luxottica, invece, le liste contengono i nomi di Anna Puccio ed Elisabetta Magistretti. Vento di cambiamento anche per Bpm, che nominerà nei cda e nei collegi sindacali delle controllate (Webank e Pro Family) il 20% dei consiglieri e due terzi dei membri dei collegi sindacali donne. In particolare, nel cda di Webank entrerà Mara Caverni, mentre Francesca Novati entrerà a far parte del board di Pro Family. Anche Atlantia, infine, ha cooptato fra i consiglieri indipendenti Monica Mondardini amministratore delegato del gruppo L’Espresso.

 

Le donne già al top. Ma il percorso da fare è ancora lungo. Anche perché in base a uno studio della Consob, nel 47,3% dei board in cui sono presenti donne, ci sarebbero legami familiari con l’azionista di maggioranza. Inoltre, su 173 posizioni di consigliere occupate da donne, oltre la metà (94) fanno parte della famiglia azionista di riferimento o di controllo della società. Mentre l’esempio più virtuoso viene dalle società maggiori dove si concentrano i 79 consiglieri femmine senza legami con gli azionisti. Nel panorama italiano ci sono però donne manager che sono riuscite a farsi strada da sole. Come per esempio, Bruna Bottesi, vice presidente e general manager di Imaging & Printing group Hp. Così come Patrizia Aste, amministratore delegato Breitling dalla fine del 2009, in precedenza brand manager di Zenith nel gruppo Lvmh, oltre che direttore marketing di Omega in Swatchgroup. Da segnalare anche Margherita Della Valle, dal gennaio 2011 nel cda di Centrica, società operante nel campo dell’energia e del gas tra le prime 30 dell’Ftse 100 (l’indice più importante del London Stock Exchange, che racchiude la performance delle aziende più capitalizzate). È amministratore delegato di L’Oréal Italia, invece, Giorgina Gallo, entrata in azienda nel 1981. Stessa carica ma ricoperta in Triumph Italia dal 2009 per Olga Iarussi, dopo esperienze in Procter & Gamble e Heinz Company. Daniela Sacerdote, invece, dopo le esperienze in Bertelli (Venus) e D&D (Deborah), dal 1982 è alla guida del marchio italiano di cosmetica Collistar. Infine, Rossella Saoncella, oggi membro del consiglio di amministrazione del gruppo Hera (energia e gas), dal 2005 al 2011 è stata direttore generale del gruppo Granarolo.