Alla ricerca della cedola

di Carlotta Scozzari

Soprattutto in tempi di crisi, gli esperti di mercato consigliano di lanciarsi all’inseguimento di quelle società che distribuiscono un dividendo elevato e/o costante. In effetti, i primi tre fondi ad alto dividendo selezionati da Morningstar (vedere tabella in pagina), dall’inizio dell’anno, hanno reso tra il 4% e il 5,6%, contro la performance negativa del 4,5% realizzata dall’indice italiano Ftse Mib, mentre risulta sulla parità il bilancio del paniere europeo Euro Stoxx 50. Dell’efficacia della strategia della cedola è convinto Joerg de Vries-Hippen, gestore del fondo Allianz Rcm European Equity Income. «Il contesto di mercato attuale, caratterizzato da rendimenti reali negativi per le obbligazioni statunitensi e tedesche – afferma l’esperto – rende interessante una strategia di investimento basata sui dividendi. Tale valutazione si basa su due ordini di motivi: il livello di rendimento e il profilo di rischio che le azioni presentano». In particolare, le cedole hanno contribuito per il 43% all’utile annualizzato dell’investimento nell’indice Msci Europe tra il 1970 e il 2011. De Vries-Hippen fa, inoltre, notare che «i dividend payout tendono a essere più stabili degli utili aziendali» e che «oggi i portafogli europei focalizzati sulle cedole possono facilmente offrire rendimenti del 5% o superiori». Senza contare, poi, aggiunge il gestore di Allianz Global Investors, che «c’è un effetto disciplinante nel pagamento dei dividendi, poiché la società gestisce la liquidità con l’obiettivo di remunerare gli azionisti con un livello di rendimento adeguato e sostenibile. Tale politica può, ad esempio, indurre il management a evitare operazioni che bruciano liquidità, come acquisizioni molto onerose. Di conseguenza, titoli con alto rendimento da dividendi solitamente hanno dimostrato un miglior profilo rischio-rendimento rispetto al mercato».
Secondo Maurizio Vitolo, amministratore delegato e responsabile del team di gestione di Consultinvest Sgr, «per cercare di spiegare il relativo maggiore appeal delle azioni di società impegnate in politiche di distribuzione di dividendi si deve cercare di contestualizzare la situazione attuale dei mercati. «Veniamo da più di un decennio di mercati azionari sostanzialmente caratterizzati da un trend al ribasso e molto volatile, contraddistinto da numerose sorprese negative, dove gli investitori hanno avuto mediamente più dolori che gioie, al contrario di chi, invece, ha puntato sul reddito cedolare delle obbligazioni – commenta – Inoltre, le attuali prospettive di crescita economica restano abbastanza limitate e ciò rischia di intaccare le attese per forti espansioni dei multipli azionari e un significativo aumento degli utili». In tale contesto, sottolinea Vitolo, «alle azioni si tende a richiedere sempre di più di “dimostrare” di riuscire a generare rendimenti positivi, anche in regimi finanziari ed economici difficili. Titoli in grado di distribuire dividendi vengono dunque percepiti, e spesso è effettivamente così, come “storie imprenditoriali” più solide e meno basate sull’”offerta di sogni” di futura crescita, non sempre realizzati o realistici». Tuttavia, per selezionare le società su cui puntare una fiche sulla base della strategia della cedola, de Vries-Hippen mette in guardia che non bisogna guardare al solo rendimento. «Tutte le società nel nostro portafoglio – fa sapere il gestore di Allianz GI – devono posizionarsi adeguatamente sotto i profili del rendimento e della qualità. Ci focalizziamo su capacità di pagare dividendi, bilanci e risultati solidi, alta generazione di cassa, forza e sostenibilità futura del modello di business. Insieme al track record stabile nella distribuzione dei dividendi, alla volontà societaria di proseguire la politica legata alla cedola favorevole per gli azionisti e all’impegno del management in questa direzione». Inoltre, un elemento importante nel processo di investimento del fondo gestito da de Vries-Hippen è la disciplina «buy and sell», basata sul dividendo atteso di una società. «Per qualificarsi per il nostro portafoglio – fa notare l’esperto di Allianz GI – una società deve pagare un dividendo sostenibile a un livello pari al 125% del rendimento medio offerto dall’indice Msci Europe». Viceversa, «sono candidate a uscire dal portafoglio le partecipazioni per le quali il rendimento da dividendo scende sotto la media di quello dell’indice». Stuart Rhodes, gestore del fondo M&G Global Dividend spiega che la sua strategia della cedola punta per prima cosa «a registrare buone performance in ogni condizione del mercato. Per farlo – chiarisce Rhodes – è necessario un processo di selezione dei titoli accurato. Io scelgo società appartenenti a tre categorie ben distinte: “qualità”, ovvero aziende ben gestite con una crescita costante e continuata dei dividendi; “asset”, ossia sostenute da attivi, caratterizzate da una buona disciplina di capitale e appartenenti a settori ciclici; in “rapida crescita”, collegata con il progresso dei dividendi».
Vitolo, dal canto suo, mette in evidenza che «la scelta dei titoli con le peculiarità di “alto dividendo” deve comunque rispettare il criterio generale di valutazione delle prospettive del settore e reddituali future specifiche delle singole società. Ciò detto – prosegue Vitolo – la selezione viene poi affidata a una analisi quantitativa della capacità storica delle aziende di sostenere flussi di dividendi, possibilmente stabili o crescenti nel tempo, combinata con la nostra stima del dividendo atteso per i prossimi quattro trimestri o il prossimo anno». In particolare, per quanto riguarda il mercato dell’area dell’euro i settori preferiti da Consultinvest Sgr sono l’energia, le telecomunicazioni e le utility. Quanto ai titoli in portafoglio, particolare spazio è dedicato a Eni (il cui dividend yield atteso è pari al 6,59%), Total (6,5%), Royal Dutch Shell (5,14%), Rwe (6,17%) e Telecom Italia (5,7 per cento). De Vries-Hippen spiega, invece, che il suo portafoglio «include alcuni titoli italiani con buoni dividend yield, per i quali il mercato è stato eccessivamente negativo nel valutare i fondamentali, anche come conseguenza del tumulto economico generale. Per esempio abbiamo partecipazioni in Terna e Snam Rete Gas, dove i rendimenti sono al momento al 7% o anche superiori. Terna – giustifica la scelta l’esperto di Allianz GI – ha recentemente pubblicato risultati molto soddisfacenti. Anche la revisione nella regolamentazione è stata positiva, con tariffe fissate a un livello superiore rispetto alle attese, rimuovendo così l’incertezza».