Un pacificatore per le Generali

Ecumenico, misurato, affabile: il top manager è l’uomo perfetto per le transizioni difficili Ma nelle sale operative è considerato «ad alfa zero»: poco portato a scatenare l’entusiasmo dei mercati azionari

di Gaia Giorgio Fedi – 16-04-2011

Nei giorni successivi alla nomina di Gabriele Galateri di Genola alla presidenza di Generali, l’espressione che ricorreva più spesso sulla bocca dei protagonisti della finanza chiamati a commentare l’evento era «massima stima». Parole identiche a quelle sentite nei corridoi di Telecom Italia, dove Galateri ha occupato la poltrona di presidente fino a martedì 12 aprile, prima di passare il testimone a Franco Bernabè.
Di voci contrarie non se ne sono sentite molte, e questo perché il top manager di origini piemontesi – in passato uomo di fiducia della famiglia Agnelli per conto della quale si è occupato di Ifi, Ifil e anche Fiat (per cinque mesi), ex numero uno Mediobanca, poi Telecom e ora destinato allo scranno più alto del Leone triestino – è noto per essere una persona che non crea problemi. Equilibrato, discreto, dai modi garbati, poco propenso allo scontro: identikit perfetto per diventare presidente del colosso assicurativo triestino, teatro negli scorsi mesi di violenti scontri interni.
Queste caratteristiche hanno sempre fatto del «ragazzo simpatico» – copyright di Vincent Bolloré – il personaggio più adatto alle transizioni difficili. Perfetto, quindi, per prendere il posto del dimissionato Cesare Geronzi, power broker troppo ingombrante anche per un gruppo grande come le Generali. Rispetto al banchiere di Marino, Galateri non potrebbe essere più diverso. «Emollient», secondo la definizione vergata in un pezzo sull’ultimo numero dell’Economist, termine che sul dizionario inglese indica colui che si impegna a raffreddare i conflitti. Una qualità che in effetti gli è stata riconosciuta in varie occasioni: nel 2002, quando in seguito alle dimissioni di Paolo Cantarella era stato scelto per prendere il timone di una Fiat tutta da risanare, mettendo d’accordo la famiglia Agnelli e le banche creditrici (esperienza durissima, durata meno di sei mesi); o l’anno dopo, quando era stato chiamato ad assumere la presidenza di Mediobanca dopo il ribaltone guidato da Unicredit e Capitalia che aveva messo fuori dai giochi Vincenzo Maranghi, il delfino di Enrico Cuccia; e ancora nella stessa Telecom, quando a dicembre 2007 è apparso ai soci di Telco e all’establishment politico l’uomo giusto per guidare con l’ad Bernabè il nuovo corso del gruppo di tlc.
Galateri è quindi ecumenicamente apprezzato da tutti. Ma allo stesso tempo, come ha commentato un analista a proposito della sua investitura in Generali, è un personaggio «ad alfa zero». In finanza il coefficiente alfa misura l’attitudine a generare rialzi (o ribassi) di Borsa indipendentemente dall’andamento del mercato. Vale a dire che ultimamente Galateri, pur essendo stimato anche dagli operatori, proprio a causa del suo equilibrio non catalizza alcun appeal speculativo, e di conseguenza non innesca valanghe di acquisti (né di vendite).
Quando in Borsa si è saputo delle dimissioni di Geronzi, per esempio, il titolo Generali si è impennato di quasi il 3% mentre il giorno dopo l’ufficializzazione della nomina di Galateri (annunciata a mercati chiusi) le azioni sono scese dello 0,18 per cento. Il giorno della nomina in Telecom, invece, il titolo del gruppo telefonico aveva perso lo 0,23% (il giorno dopo era salito di altrettanto).
Ben diversa la reazione nelle sale operative quando era arrivato in Mediobanca: il giorno della nomina a presidente e ad accanto ai direttori generali Renato Pagliaro e Alberto Nagel, l’attesa di una svolta in Piazzetta Cuccia aveva impresso al titolo un progresso del 2,78% (ma il giorno dopo erano partite le prese di beneficio, con un calo dell’1,3%). Più difficile invece decrittare la risposta dei mercati al suo approdo sulla poltrona di amministratore delegato Fiat: quel giorno, all’annuncio della nomina le azioni del gruppo torinese avevano sì guadagnato oltre il 5%, ma il rialzo si era polverizzato dopo un’indiscrezione su problemi societari di Gm. La voce si era subito rivelata falsa, ma il titolo non aveva più recuperato il terreno perduto e aveva finito per chiudere appena sopra la parità.