Processo Parmalat, il Tribunale salva le banche: «Tutte assolte»

Tutti assolti. Morgan Stanley, BofA, Citigroup e Deustche Bank scampano anche le confische per 120 milioni di euro, che il pm Eugenio Fusco aveva chiesto lo scorso 17 gennaio per l’accusa di concorso in aggiotaggio nell’ambito del crack Parmalat. I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano, infatti, hanno sentenziato che non sussiste, per gli istituti di credito e i loro funzionari, l’accusa di aver violato la legge 231, non predisponendo modelli organizzativi idonei a prevenire i reati commessi dai dipendenti. Stessa formula, alternata a quella del «non aver commesso il fatto», per Carlo Pagliani e Paolo Basso (Morgan Stanley), Marco Pracca e Tommaso Zibordi (Deutsche Bank), Paolo Botta (Citi) e Giaime Cardi (Credit Suisse).
Una sconfitta bruciante per i pm Francesco Greco, Carlo Nocerino ed Eugenio Fusco, che avevano chiesto condanne a pene tra un anno e sedici mesi (salvo il non doversi procedere per Cardi di Credit Suisse First Boston) oltre alla confisca per quasi 120 milioni di euro per Morgan Stanley, Deutsche Bank, Citigroup e Bank of America e, per ognuna, la sanzione da 900 mila euro. «Le banche hanno ottenuto un profitto come conseguenza diretta del reato di aggiotaggio, aiutando Parmalat a comunicare al mercato notizie false», aveva detto Fusco alla chiusura del processo. Ora la procura, uscita ieri in silenzio dall’aula, mentre esplodevano le manifestazioni di gioia degli avvocati delle banche, valuterà il ricorso in appello, ma la prescrizione è alle porte. La sentenza non è comunque una sorpresa per i giuristi: «La procura di Milano si è battuta fino in fondo – commenta a F&M Carlo Federico Grosso, che difende gli ex obbligazionisti Parmalat del gruppo bancario Sanpaolo-Imi – Ma l’aggiotaggio è una maledizione, solo la prova di Tanzi era innegabile». Quest’ultimo è in attesa del giudizio della Cassazione sulla sentenza che, per lo stesso reato, un anno fa lo ha condannato a dieci anni e a risarcire, insieme agli ex amministratori di Parmalat Giovanni Bonici e Luciano Silingardi, 105 milioni di euro, cioè il 30% del danno, ai risparmiatori danneggiati che si sono costituiti parte civile.
Il giudizio di ieri, in ogni caso, non avrà alcuna ripercussione sui procedimenti per bancarotta fraudolenta che coinvolgono anche diverse banche, e che si stanno aprendo a Parma proprio in queste settimane. 
Per quanto riguarda invece la contesa con i francesi di Lactalis per la nuova Parmalat, le ultime indiscrezioni indicano per subito dopo Pasqua la scadenza fissata per un primo accordo tra Granarolo, Cassa depositi e prestiti e istituti bancari impegnati nella costruzione della cosiddetta cordata italiana. Il tempo, del resto, stringe: tanto più che il 2 maggio entrerà in vigore la nuova disciplina sull’Opa.