I russi non amano le assicurazioni

Compagnie

Tutti i principali assicuratori mondiali guardano da tempo con interesse ai mercati dell’Est Europa. Le conseguenze dell’ingresso di Generali in Russia hanno infiammato gli ultimi consigli d’amministrazione della società. Ma come è articolato il mercato russo e perché è così attraente?

Autore: Roberto Guccione
ASSINEWS 219 – aprile 2011

Parlare del sistema assicurativo in Russia, non può prescindere – anche per capirne meglio gli sviluppi passati e quelli futuri – da un breve excursus storico. La messa in opera della prima pietra nel settore assicurativo russo risale al lontano 1786, e fu opera di Caterina II, che decise di introdurre un’assicurazione marittima così come una polizza per la vecchiaia. Ai tempi si trattava di misure pionieristiche e anche per questo da gestire sotto forma di monopolio dello stato. Solo diversi decenni dopo lo zar Alessandro I allenta la morsa, abolisce il monopolio e autorizza la nascita in questo settore di società per azioni. Ma la travagliata storia di questo che è, per superficie il più grande paese al mondo, porterà altri, repentini cambiamenti di rotta. La Rivoluzione d’ottobre del 1917 spazza via le società private e reintroduce il monopolio di stato che si affida a un’unica compagnia, la Gosstrach. Nel 1947 poi, lo stato sovietico rimette mano al sistema e da una costola di Gosstrach nasce Ingosstrach, compagnia alla quale competeva l’amministrazione di tutte le polizze con l’estero nonché il loro incremento e sviluppo. Proprio a tal fine, Ingosstrach possedeva nel proprio portafoglio venti tipologie di polizze. Ma nonostante questa apertura, fino al 1989 lo sviluppo del settore resta pesantemente limitato a causa delle barriere imposte dall’economia pianificata. Un tipo di economia che non ammettendo la proprietà privata, non poteva peraltro prospettare grandi possibilità di crescita al settore. È solo con il crollo definitivo dell’Unione Sovietica nel 1991, che anche per il settore assicurativo la situazione cambia radicalmente. Da quel momento in poi, le società di assicurazione iniziano a spuntare come funghi. Già alla fine del 1992 si contavano 900 compagnie, che due anni dopo erano salite addirittura a 2500. La sviluppo di questo settore poteva essere letto, come quelle di altri settori, come cartine tornasole della caotica transizione del paese da un tipo di economia all’altra. Per molti, anche le compagnie di assicurazione erano nient’altro che una possibilità per fare velocemente un bel po’ di soldi. Non tutte avevano, infatti, come scopo quello di offrire polizze efficienti e in caso di danni, rimborsare quanto pattuito. Secondo uno studio del United Financial Group le compagnie di allora potevano essere suddivise in tre gruppi. Al primo gruppo appartenevano quelle che operavano effettivamente e seriamente nel settore; al secondo le consociate dipendenti da una casa madre; al terzo, invece, quelle dai metodi dubbiosi che usavano le polizze sottoscritte, soprattutto quelle sulla vita, come paravento per evasione fiscale e trasferimento di capitali all’estero. E fu proprio questo studio a servire alle autorità competenti russe per iniziare a ridurre progressivamente il numero di queste. Così, se nel 2002 quelle di facciata erano ancora il 30,4 per cento del totale, nel 2005 si erano ridotte già al 17,7. Un trend, quello del numero decrescente di compagnie assicurative (in generale) che perdura ancora oggi, per quanto in modo meno significativo. Dal 2006 al 2010 per esempio, hanno chiuso i battenti altre cento società.CONTENUTO A PAGAMENTO
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