Dini e quel retroscena del 1995

Già nell’ormai lontano 1995 il governo era consapevole che con la riforma contributiva dei trattamenti pensionistici si sarebbero raddrizzati i conti dell’Inps, riducendo però di molto l’assegno previdenziale. Per questo, rivela Lamberto Dini, padre di quella riforma in veste di presidente del Consiglio, si decise di rafforzare il sistema con la previdenza integrativa. «Il problema è che a tutt’oggi la previdenza integrativa sta dando dei risultati deludenti», ammette il presidente della Commissione Esteri del Senato in un freddo pomeriggio di aprile. Non sembra sorpreso dalle previsioni (che vengono analizzate in un altro articolo da Alberto Brambilla, che di Dini fu proprio sottosegretario al Welfare). Era tutto previsto, ma la sorpresa oggi resta. Dalle analisi di Milano Finanza emerge infatti un dato shock: a parità di trattamento salariale, la metà dei lavoratori attivi italiani che andrà in pensione nei prossimi anni riceverà un assegno intorno ai 500 euro. «Francamente non sono sorpreso dalle vostre simulazioni», risponde al telefono l’ex premier, «già nel 1995, anno in cui varammo la riforma delle pensioni e del sistema di ripartizione che sarebbe passato dal retributivo al contributivo, era previsto che, in assenza di adeguate forme di previdenza integrativa, i lavoratori avrebbero ricevuto una pensione pubblica pari al 50-55% dell’ultimo stipendio contro il 70-80% che si otteneva con il vecchio regime». Resta il fatto che si avranno pensionati sempre più poveri e sul punto Dini concorda. «Non bisogna dimenticare che l’abbassamento dei tassi d’interesse incide sulla capitalizzazione e quindi non garantisce una rendita elevata. Oggi, come ieri», spiega, «è fondamentale lo sviluppo dei fondi pensione, soprattutto per chi nel ’95 aveva meno di 18 anni di contributi ed è passato al regime contributivo. I lavoratori che dovevano alimentare i fondi pensione con il Tfr, cioè la loro liquidazione, hanno preferito non intaccare i loro soldi, forse perché si pensava che i governi avrebbero cambiato le regole o anche perchè sembrava lontano l’anno di pensionamento. E così la previdenza integrativa non è decollata». Né servirebbe rendere obbligatori i fondi pensione. «Credo che ci sarebbero dei problemi di costituzionalità». (riproduzione riservata)

Roberto Sommella