Di pensione si può morire?

 

 

Provate a chiederlo ad Amato o a Sentinelli C’è il pensionato Inps più ricco d’Italia: 90 mila euro al mese. C’è l’onorevole (Luca Boneschi) che è stato in Parlamento un solo giorno e potrà contare per tutta la vita su una pensione da deputato. C’è l’ex presidente del Consiglio (Giuliano Amato) che ha tagliato le pensioni altrui e ne ha ottenuta per sé una da 31 mila euro al mese. C’è l’ex presidente della Repubblica (Oscar Luigi Scalfaro) che, oltre al non modesto vitalizio per l’alta carica ricoperta, incassa 4.766 euro netti al mese come ex magistrato, pur avendo svolto quell’attività per soli tre anni. E poi ci sono le baby pensioni, le pensioni ai mafiosi, le doppie, triple e quadruple pensioni: mentre al cittadino qualunque vengono chiesti continui sacrifici sul fronte previdenziale, mentre l’Europa insiste per allungare la vita lavorativa e i giovani non sanno se potranno avere una vecchiaia serena, la casta dei pensionati d’oro mantiene i suoi privilegi, anzi se ne riserva sempre di nuovi. Tutto perfettamente legale, s’intende, ma con la differenza non trascurabile che nel caso delle superpensioni la legge viene applicata con sorprendente rapidità, mentre ci sono migliaia di comuni cittadini che attendono anni per vedere riconosciuti i loro diritti e nel frattempo vengono umiliati in modo intollerabile dalla burocrazia previdenziale. C’è tutto questo e molto altro nell’ultimo libro che Mario Giordano (Sanguisughe, edito da Mondadori) ha affidato alle stampe. Ne pubblichiamo alcuni stralci. di Mario Giordano

Il più ricco pensionato Inps d’Italia ha un nome che ai più non dirà nulla: si chiama Mauro Sentinelli. Qualcuno lo conosce? L’avete mai sentito nominare? Eppure prende 90 mila euro al mese di pensione. Avete letto bene: 90 mila euro. Avete letto bene: al mese.

Per l’esattezza sono 1.173.205 euro l’anno (1 milione, 173 mila e 205 euro, virgola 15 centesimi, per di più). Sono oltre 2 miliardi delle vecchie lire[…]. Sessantaquattro anni, romano di nascita e di residenza, Sentinelli è un ingegnere elettronico, specializzato in telefonia all’università di Torino, con corsi di perfezionamento in Francia e a Chicago. Entrato in Sip nel 1974, ha percorso tutte le tappe della carriera telefonica fino a diventare direttore generale di Tim. Un bel cervello da teleselezione, sia chiaro. Ma, a differenza di tanti altri cervelli da teleselezione o non da teleselezione, gode di un vitalizio senza pari: infatti incassa precisamente 90.246,55 euro lorde al mese. Significa 3.008 euro al giorno. In altre parole: in 48 ore prende dall’Inps quello che un pensionato al minimo prende in un anno.

Per carità, Mauro Sentinelli, anche se non sta sulle copertine dei settimanali o non si vede in tv (o forse proprio per quello), è un bel personaggio.

Un tipo in gamba. Il suo curriculum è scintillante come la testa pelata del tenente Kojak: incarichi all’estero, incarichi in Italia, premi e onorificenze a gogò. Lo definiscono il «papà del Gsm». Ha creato, inventato, innovato nel campo dei cellulari. È stato lui, tanto per dire, a lanciare l’idea del servizio prepagato Tim Card, per il quale a suo tempo fu nominato «uomo marketing dell’anno». Nel 1999 è diventato Cavaliere della Repubblica, nel 2002 Commendatore, nel 2006 Grand’ufficiale. Nella sua carriera tutta telefonica, fra Sip,Tim e Telecom, una sola ombra: la rottura piuttosto brusca (e mai spiegata fino in fondo) nel 2005 con Marco Tronchetti Provera. Pare fosse finito anche lui nel mirino della security di Giuliano Tavaroli. «A Mauro Sentinelli, allora, fu consigliato di passare alla cassa e non farsi più vedere», ha scritto il Giornale. Sarà: ma se non doveva farsi più vedere, perché nell’aprile 2010 è stato richiamato in Telecom come consigliere d’amministrazione?

Nessuno l’ha mai saputo spiegare.

Sul punto non ci sono certezze. […] Ma probabilmente i 90.246 euro al mese, aggiunti al gettone di presenza Telecom, non devono sembrargli sufficienti: il 24 marzo 2009, infatti, si è fatto nominare anche amministratore unico di Ecotel International srl, società che si occupa di realizzazione software e consulenze informatiche. E nel giugno 2010 è diventato presidente del cda di Enertel Servizi srl, un’impresa che al momento risulta inattiva. Non male per un pensionato, no?

Del resto ne incontreremo tanti, in questo libro, di pensionati che uniscono un ricco vitalizio (magari percepito prima dei 60 anni) a numerosi, prestigiosi e ben retribuiti incarichi. Sia chiaro, fanno bene, finché se la sentono. Non violano la legge, esercitano un loro diritto. Eppure conoscere queste storie è fondamentale, se non altro per porsi alcune domande. La prima è la seguente: stabilito una volta per tutte che Sentinelli non fa nulla di irregolare e incassa esattamente quanto stabilito dalle norme, ci si può chiedere se quelle norme sono giuste? Mi spiego: i contributi versati dal manager nella sua vita lavorativa, per quanto alti, non saranno mai sufficienti a coprire l’esborso necessario per una pensione da 90 mila euro al mese per molti anni (glielo auguriamo). E dunque: chi paga la differenza? Magari qualche precario? O qualche giovane lavoratore che forse non avrà mai una copertura previdenziale?

 

[_] Ci sono in Italia 7 pensionati Inps che prendono più di 40 mila euro al mese, cioè oltre 500 mila euro l’anno. Due rappresentanti di questa segretissima lista dei Paperoni previdenziali li abbiamo già incontrati: sono Mauro Sentinelli, il più ricco d’Italia, e il re decaduto Vito Alfonso Gamberale, di cui abbiamo appena parlato, che si piazza per l’appunto al quinto posto. E gli altri cinque? Eccoli, ve li presentiamo uno per uno, in una specie di superclassifica show del vitalizio d’anzianità. La Top Five del vecchietto d’oro (vecchietto si fa per dire, poi: nessuno di loro ha ancora compiuto 70 anni…).

Il secondo pensionato Inps più ricco d’Italia è Mauro Gambaro: il suo vitalizio ammonta a 51 mila euro al mese (51.160,28 per l’esattezza), cioè 1.705 al giorno, cioè 665 mila l’anno. Novarese, 67 anni, ex direttore generale di Interbanca e dell’Inter FC, e ultimo presidente di Volare Group prima del suo fallimento, in seguito al crac della compagnia aerea Gambaro finì anche nei guai. Ciò non gli ha impedito di continuare a rivestire importanti cariche: oggi è senior advisor del gruppo finanziario K-Finance, amministratore unico della società di consulenza Gambaro & Co, consigliere di un’impresa di robot industriali, consigliere di una società per la compravendita immobiliare e consigliere di un’altra società per il commercio al dettaglio di mobili. Tutte attività che lo aiutano a sbarcare il lunario, andando, evidentemente, a integrare la pensioncina da 51 mila euro al mese: le compagnie aeree, si sa, possono anche fallire, l’importante è che restino in attivo i bilanci personali.

Al terzo posto, con 50 mila euro al mese (50.274,40 per l’esattezza), cioè 1.676 al giorno, cioè 653 mila l’anno, si classifica il calabrese Alberto De Petris, 68 anni, ex chief technical officer di Infostrada, ex amministratore di Stet Netherlands, dirigente della filiale francese di Telecom Italia e già consigliere della società francese di servizi per la comunicazione Jet Multimédia. Nonostante la sua carriera quasi tutta telefonica, la sua pensione d’oro non deriva dalla magica formula TT, quella che ha fatto la fortuna dei vari Gamberale, Chirichigno e Agnes. La sua, infatti, è classificata come «ex Inpdai». […] Al quarto posto il manager imprenditore Germano Fanelli, mantovano, 63 anni, specialista della componentistica elettronica e dei semiconduttori: attività che gli ha procurato un vitalizio di 46 mila euro al mese (46.211,36 per l’esattezza), cioè 1.540 al giorno, cioè 600 mila l’anno. La ricca busta paga Inps non gli ha impedito, però, di assumere fra il 2008 e il 2010 l’incarico di presidente o di consigliere d’amministrazione di ben 10 (leggasi dieci) diverse società, dalla Banca Galileo alla MetaSystem (fabbricazione di tubi e valvole), dalla Octo (fabbricazione computer) alla Phen Solar (produzione di energia elettrica). Poi dicono che da pensionati ci si annoia.

Al sesto posto, subito dopo Gamberale (quinto), si piazza Alberto Giordano. Viterbese, 70 anni, impiegato alla Cassa di Roma, ha percorso tutte le tappe della carriera interna all’istituto fino a diventare vicedirettore generale. Quando nacque Capitalia ne assunse la carica di condirettore generale. Attualmente è presidente di Aspra Finance, una società di intermediazione finanziaria, e consigliere di Fineco. Ma, soprattutto, è un pensionato d’oro, dal momento che il suo vitalizio mensile ammonta a 42 mila euro (42.245,67 per l’esattezza), cioè 1.408 al giorno, cioè 549 mila l’anno.

E infine al settimo posto compare un altro personaggio piuttosto noto alle cronache finanziarie: Federico Imbert, napoletano, 60 anni, già responsabile per l’Italia di JP Morgan, divenuto quasi una star ai tempi dell’opa su Telecom di Colaninno e poi banchiere di riferimento della filiera bresciana di Emilio Gnutti e molto vicino anche a Salvatore Ligresti. Oggi è il legale rappresentante in Italia di Credit Suisse, carica che esercita da «povero» pensionato, ovviamente. Povero si fa per dire, dal momento che il suo assegno mensile ammonta a 41 mila euro (esattamente 41.521,20), cioè 1.384 al giorno, cioè 539 mila l’anno. […]