Bpm, aumento monstre Si punta fino a 1,2 mld

Quarto aumento di capitale in arrivo sul mercato in meno di un mese. Dopo un consiglio fiume durato oltre 5 ore, ieri il cda della Bpm ha deciso di seguire il monito di Bankitalia, cedendo alla ricapitalizzazione. Un’operazione «mostre» da massimi 1,2 miliardi, addirittura superiore alla capitalizzazione della società in Borsa, che è di poco oltre il miliardo (esattamente 1,044 miliardi). L’aumento sarà curato da Banca Akros e Mediobanca in qualità di joint global coordinators. Mediobanca, inoltre, sarà garante della sottoscrizione dell’eventuale inoptato. L’importo esatto sarà deciso dal board del 12 maggio, che convocherà poi, per l’ultima settimana di giugno, l’assemblea dei soci che si dovrà pronunciare sull’operazione di ricapitalizzazione che avverrà mediante l’emissione di nuove azioni da offrire in opzione sia agli azionisti sia ai portatori di obbligazioni convertibili. In quell’occasione, verrà proposto, come richiesto da Bankitalia, anche l’aumento a 5 del numero massimo di deleghe di voto statutariamente consentite. Attualmente sono due, ma è già previsto l’innalzamento a tre nell’assemblea del prossimo 30 aprile. Con un aumento da 1,2 miliardi, l’istituto presieduto da Massimo Ponzellini stima di raggiungere un core Tier 1 dell’8,6% nel 2011 considerando anche l’accordo di partnership strategica nella bancassicurazione che è stato siglato ieri con la francese Covea e che prevede la cessione dell’81% di Bipiemme Vita per 243 milioni. La cessione comporterà una «plusvalenza stimata di circa 43 milioni, con un impatto sul core Tier 1 di 44 punti base», si legge nella nota. Da rilevare poi che «con la rimozione dei requisiti patrimoniali aggiuntivi in virtù del venir meno delle criticità evidenziate dalla Banca d’Italia» e includendo il rimborso dei Tremonti bond e «la conversione automatica del prestito obbligazionario in essere (ossia, il convertendo, ndr)», il core Tier 1 è atteso in aumento al 9,8% nel 2013 «superiore al livello del 9%, considerato adeguato anche secondo il nuovo quadro regolamentare di Basilea 3», si legge nel comunicato. Ieri, in pratica, il consiglio ha esaminato le valutazioni espresse da Via Nazionale in seguito all’ispezione condotta da fine settembre 2010 all’inizio di marzo di quest’anno. Valutazioni che si sono concluse con un giudizio «parzialmente sfavorevole». L’autorità di vigilanza ha infatti rilevato profili di criticità connessi agli assetti tecnico-organizzativi e ai presidi di controllo, nonchè alla governance e alla struttura del gruppo». Il consiglio ha deciso di integrare il piano industriale nella prospettiva del rafforzamento patrimoniale e della ristrutturazione tecnica e organizzativa della Banca. Oltre a un core Tier 1 capital del 9,8% al 2013, tra gli altri obiettivi che la banca si è data c’è quello di «assicurare un ritorno sui tangible equity in linea con i peers», snellendo la struttura del gruppo a beneficio della sua efficienza. I vertici sono quindi al lavoro per realizzare entro giugno il nuovo piano industriale dell’istituto che prevede, tra le altre cose, anche una «radicale semplificazione e riorganizzazione del gruppo» e la «dismissione di partecipazioni di minoranza non strategiche».