Assicuratori britannici ricorrono in appello contro una sentenza sull’amianto

Un pool di assicuratori britannici ricorrerà al massimo grado di giudizio per appellarsi ad una sentenza riguardante una legge scozzese sull’amianto.

La sentenza, emessa dalla Corte d’appello di Edimburgo, ha confermato quanto stabilito dalla corte di primo grado scozzese lo scorso gennaio in base al Damages Asbestos-Related Conditions Act.  Se la sentenza fosse confermata in appello potrebbe costare miliardi ad AXA General Insurance, divisione della compagnia francese, Aviva, RSA Insurance e all’unità britannica dell’assicuratore elvetico Zurich Financial Services Group.

La corte d’appello ha infatti respinto il ricorso delle compagnie che contestavano la legge, sostenendo che questa contravviene alle norme generali regolanti le denunce di sinistro. La sentenza ha accolto l’obiezione che i diritti proprietari delle compagnie sono stati violati secondo la Convenzione Europea dei Diritti Umani, tuttavia ha ritenuto giustificata tale violazione.

Gli assicuratori, insoddisfatti per il giudizio, hanno affermato di voler ricorrere in appello presso la UK Supreme Court, il massimo grado di giudizio, deputata a giudicare in ultima istanza i processi delle varie giurisdizioni del Regno Unito. Il ricorso verrà presumibilmente affrontato il prossimo inverno.

Il Damages Act, promulgato in Scozia nel 2009, sostiene che le placche pleuriche causate dall’amianto costituiscono lesione personale e sono pertanto soggette a compensazione. La legge è stata approvata dopo che la House of Lords ha stabilito, nel 2007, che tali placche non sono risarcibili. La House of Lords, fino al 2009, svolgeva il ruolo poi assunto dalla Corte Suprema, ovvero aveva competenza giuridica sui ricorsi in appello di massimo grado.

Le placche pleuriche sono lesioni polmonari dovute all’esposizione all’amianto e, anche se possono essere un segnale d’allarme per la comparsa di malattie, non comportano necessariamente problemi di salute.

Gli assicuratori ritengono pertanto che la legge sia difettosa nel suo impianto. Un portavoce dell’Association of British Insurers ha infatti detto: “[La legge] tratta una particolare condizione medica, di per sé non nociva, come se fosse un qualcosa di risarcibile”.

Gli assicuratori hanno contestato la validità della norma, in quanto ritengono necessaria la presenza di danni concreti e materiali per far sì che le denunce vengano accolte. Le compagnie sostengono inoltre che la legge violi i principi stabiliti dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani in quanto modifica i parametri giuridici precedentemente adottati in casi analoghi.

Infine, gli assicuratori interessati hanno fatto sapere che se il ricorso non dovesse andare a buon fine, i costi di riparazione sarebbero compresi fra 1,1 mld di sterline (1,25 mld di euro) e 8,6 mld di sterline (9,75 mld di euro) e comporterebbero un aumento dei premi in Scozia.

Il governo scozzese ha ridimensionato le cifre attestandole a 20 mln di sterline (22,7 mln di euro) per i casi attualmente in corso e ha avanzato una previsione di costi annuali compresi fra i 5 e i 6 mln di sterline (5,7 e 6,8 mln di euro), con un picco di 16,5 mln di sterline (18,7 mln di euro) nel 2015.

La sentenza è attesa con ansia negli ambienti interessati. Elaine Russell, partner nello studio legale Irwin Mitchell Solicitors, ha commentato: “La sentenza permetterebbe a chi soffre di placche pleuriche di continuare a cercare giustizia nei confronti degli ex datori di lavoro”.

Fonte: Business Insurance