Ania boccia l’Agenzia antifrode

Come immaginato nella bozza all’esame della Camera, la struttura non soddisfa le richieste delle compagnie di assicurazioni per combattere le truffe nel settore Rc auto. Il presidente Garonna chiede modifiche al testo 

di Luisa Leone

Un apparato meramente amministrativo. Così, senza mezzi termini, il direttore generale dell’Ania, Paolo Garonna, ha definito la nascente Agenzia antifrode per il comparto Rc auto. Il duro giudizio è stato espresso ieri nel corso di un’audizione in Senato, nell’ambito di un’indagine sulla dinamiche delle tariffe e dei prezzi.

Secondo Garonna la bozza di legge uscita dalla commissione Finanze della Camera (ora allo studio delle altre commissioni competenti): «Non istituisce un vero organismo antifrode, del tipo di quelli operanti nei Paesi più avanzati, ma semplicemente un gruppo di lavoro a composizione prevalentemente amministrativa e addirittura con incarichi a tempo determinato, che dovrebbe presiedere, senza alcuna struttura dedicata e qualificata, ad una serie di attività complesse». In base al testo in discussione a Montecitorio, l’Agenzia dovrebbe sorgere presso l’Isvap, avvalersi di personale dell’Autorità di vigilanza ed essere composta anche da membri di polizia, carabinieri e guardia di finanza, oltre che due rappresentanti ciascuno per Isvap, Ania, ministero dello Sviluppo economico, dell’Economia, dell’Interno e della Giustizia. Ma la task force antifrode non avrà compiti di polizia giudiziaria, come inizialmente previsto dal disegno di legge. Mentre secondo le compagnie: «Occorre istituire un organismo di prevenzione dotato di autonomia gestionale e patrimoniale e soprattutto costituito da una vera e propria struttura operativa composta da personale specializzato nelle investigazioni». Poteri e personale di cui l’Agenzia antifrode sarebbe sprovvista. E i rilievi dell’Ania non sono da poco, soprattutto se si tiene conto che l’organismo dovrebbe essere finanziato dalle compagnie, con un aggravio sul contributi di vigilanza (stimato nello 0,03 per mille dei premi incassati annualmente e complessivamente dal sistema). Non solo, secondo quanto previsto dal disegno di legge, il ministero dei trasporti dovrebbe occuparsi di inviare delle lettere a tutti i possessori di auto scoperte da assicurazione, per cercare di contrastare il fenomeno dell’evasione dell’Rc auto. Un provvedimento che, secondo le stime del dicastero guidato da Altero Matteoli, potrebbe costare ben 1,8 milioni di euro. E non è ben chiaro a carico di chi andrebbero queste spese. Ad ogni modo, Garonna ha esplicitamente chiesto di modificare il testo dell’Antifrode, che dovrebbe arrivare in pochi giorni al Senato, e di poter «essere ascoltati quando la proposta passerà al suo esame». (riproduzione riservata)