I data centre che alimentano l’infrastruttura AI stanno crescendo in scala (si prevede un tasso di crescita annuo composto del 14% fino al 2030) e complessità, sfidando la capacità dell’industria assicurativa di fornire la copertura richiesta dal finanziamento. La domanda assicurativa è in forte crescita, insieme alla pressione per soglie più elevate. Il premio assicurativo globale legato ai data center è attualmente stimato a 10,6 miliardi di dollari e si prevede che salirà a 24,2 miliardi di dollari entro il 2030, con le esigenze di finanziamento che guidano la domanda di polizze assicurative molto elevate per singoli siti. E’ quanto emerge da un nuovo documento dello Swiss Re Institute “Assicurare l’IA: i rischi legati all’accumulo di valore nei data center”.
La spesa in capitale dei principali hyperscaler supererà i 600 miliardi di USD nel 2026, con 450 miliardi legati a infrastrutture fisiche AI nei data centre. La costruzione negli USA è esplosa, superando la crescita del non-residenziale, con premi assicurativi globali previsti a 24,2 miliardi di USD entro il 2030. Durante la fase operativa, il valore e la complessità aumentano, rendendo critici i rischi di interruzione aziendale e accumulo in zone esposte.
Secondo il report infatti, i moderni data centre per AI sono progetti capital-intensivi che superano di gran lunga le costruzioni tradizionali, con costi di realizzazione per un singolo campus che possono eccedere i 20 miliardi di USD solo per le fasi di ingegneria e costruzione strutturale. Questo valore può raddoppiarsi una volta installati i componenti high-tech come GPU, server ad alta densità e sistemi di raffreddamento avanzati, portando l’esposizione assicurativa totale a livelli senza precedenti e richiedendo polizze con limiti elevatissimi imposti dalle istituzioni finanziarie.
Tale accumulo di valore amplifica drasticamente l’impatto dei rischi fisici, in particolare le catastrofi naturali, poiché molti siti sono localizzati in zone ad alta esposizione come quelle prone a severe tempeste connettive (SCS), grandine (oltre il 25% della capacità USA in aree con ≥3 giorni/anno) e tornado (40% in zone ad alto rischio EF1). Cluster multipli entro raggio di 20 miglia, come ad Abilene (Texas) o Virginia, espongono miliardi di USD a eventi correlati, superando scenari di maximum probable loss (MPL) tradizionali basati su danni a singoli edifici. Inoltre, le caratteristiche fisiche – tetti bassi, penetrazioni multiple e attrezzature esterne – rendono i cantieri vulnerabili a infiltrazioni d’acqua e impatti da detriti.
Nuovi rischi
Oltre ai rischi legati agli eventi naturali, le strutture più recenti introducono diversi rischi di incendio. La diffusione di unità di backup a batteria agli ioni di litio all’interno dei server rack aggiunge una fonte di innesco all’interno delle sale di elaborazione dati che prima non esisteva, con implicazioni sia per la frequenza degli incendi che per l’intensità delle perdite.
Il raffreddamento a liquido sta creando un fattore di perdita significativo. Man mano che gli operatori passano al raffreddamento a liquido diretto al chip, le perdite legate ai liquidi stanno diventando più rilevanti: hanno rappresentato quasi il 24% dei costi storici delle perdite nei data center, compreso il 9,3% dovuto a perdite dagli sprinkler (sistemi antincendio automatici a pioggia) e il 10% dovuto a fuoriuscite di liquidi.
Non ultimo, il rischio di interruzione dell’attività e di aggregazione del portafoglio è in crescita. I siti di grandi dimensioni possono coinvolgere più locatari, sistemi critici condivisi e coperture assicurative separate tra edifici, attrezzature e infrastrutture elettriche — creando il potenziale affinché un singolo evento inneschi più richieste di risarcimento simultanee per interruzione dell’attività e danni alla proprietà.
“Questa trasformazione segna un cambiamento strutturale per il settore riassicurativo. Man mano che i data center diventano sempre più concentrati, dipendenti dall’energia e sistemicamente critici, si trovano ad affrontare una gamma di esposizioni in continua evoluzione. Per il settore riassicurativo, ciò significa andare oltre il trasferimento passivo del rischio per promuovere attivamente la resilienza – intervenendo in una fase più precoce nelle decisioni relative alla progettazione, all’ubicazione e all’alimentazione energetica, richiedendo al contempo una maggiore trasparenza sul rischio sottostante”, conclude Jimmy Keime, Head Engineering & Nuclear di Swiss Re.
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