Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Servono incentivi fiscali per aumentare il risparmio previdenziale. «La soglia di deducibilità fiscale dei contributi è ferma da oltre vent’anni a 5.164,57 euro e l’aumento introdotto con l’ultima Legge di Bilancio è stato di soli 135 euro». A sottolinearlo è stato il presidente Ania, Giovanni Liverani, durante il convegno Itinerari Previdenziali. Sono passati oltre vent’anni dall’introduzione della previdenza complementare, ma «solo il 38% dei lavoratori dipendenti ha un piano pensione.
Giovedì 12 marzo saranno presentati al mercato i dati del bilancio 2025 di Generali Assicurazioni e «saranno eccellenti, migliori di quelli dei competitor internazionali che ho visto pubblicati in questi giorni». Ad anticiparlo è il direttore generale e deputy ceo di Generali Assicurazioni, Giulio Terzariol, durante l’ottava convention nazionale degli Agenti Generali Italia (Ga-Gi) tenutasi ieri a Firenze. Il 2025 «è il primo anno dei tre del piano, e chi ben comincia è a metà dell’opera, siamo ottimisti ma non appagati», ha detto Terzariol che riguardo alle incertezze determinate dalla scenario geopolitico internazionale ha aggiunto di non essere preoccupato. «Siamo un’assicurazione e siamo gestori del rischio, preparati anche ad affrontare scenari di volatilità».
A inizio 2025 il Tribunale di Firenze ha pronunciato una sentenza destinata a segnare il dibattito professionale: nell’ordinanza si è trovato a valutare una richiesta di condanna legata a citazioni giurisprudenziali inesistenti o travisate inserite in un atto difensivo. Nelle note la difesa riconduce l’errore a una ricerca svolta tramite ChatGPT senza che il dominus ne fosse consapevole. Il Tribunale rigetta l’istanza di responsabilità aggravata ma non assolve l’approccio per l’omessa verifica delle fonti. È la fotografia dell’equivoco che oggi paralizza molti studi: l’AI non è pericolosa perché scrive, ma perché può farlo con una sicurezza retorica sproporzionata rispetto alla verificabilità delle fonti. Quando l’errore entra in un atto non resta confinato nel perimetro interno dello studio: diventa rischio processuale, reputazionale e – in certe condizioni – disciplinare. Si l’incubo ricorrente dell’avvocatura contemporanea: l’errore algoritmico della macchina compromette la reputazione dello studio
Circa mille navi sono ferme nel Golfo Persico e nelle acque circostanti lo Stretto di Hormuz, mentre cresce la tensione in Medio Oriente e aumentano i rischi per il traffico marittimo. Secondo i dati che giungono del mercato assicurativo attraverso i Lloyd’s di Londra, citati da Reuters, metà di questi scafi sono petroliere o gasiere. Il valore degli asset bloccati, senza considerare il carico a bordo, è superiore a 25 miliardi di dollari. Questi numeri arrivano dal principale hub mondiale per le polizze marittime e soprattutto per le coperture contro i rischi guerra. Un cluster che sta dialogando con la U.S. International Development Finance Corporation (Dfc) per mettere a punto un sistema di garanzie e assicurazioni contro il rischio politico per il commercio marittimo nel Golfo. Washington ha anche lasciato aperta la possibilità che la Marina americana possa scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz se la situazione dovesse peggiorare. Se il trasporto marittimo non è assicurabile il traffico via mare da e per il Medio Oriente di materia prima, semilavorati e prodotti finiti rimane bloccato. Anche in Mar Rosso dove lo stretto di Bab El-Mandeb, via di transito per il canale di Suez, è tornato a essere considerato un tratto di mare pericoloso e molti armatori hanno preferito dirottare le proprie navi attorno all’Africa.

Phishing e banche: il diritto dell’Unione europea obbliga l’istituto, in un primo tempo, a rimborsare immediatamente l’importo dell’operazione non autorizzata, a meno che non abbia ragionevoli motivi per sospettare una frode, che deve comunicare per iscritto all’autorità nazionale competente. Non c’è altra eccezione a tale principio di rimborso immediato e il legislatore Ue non ha lasciato alcun margine di manovra agli Stati membri a tale riguardo. Queste le conclusioni dell’avvocato generale della Corte di giystizia Ue nella causa C-70/25 | [Tukowiecka]. Tale rimborso, si specifica nelle conclusioni, non è tuttavia definitivo. In un secondo tempo, infatti, se la banca accerta che il cliente è inadempiente, deliberatamente o per negligenza grave, a uno degli obblighi in relazione, in particolare, alle credenziali di sicurezza personalizzate, può chiedergli di sopportare le perdite corrispondenti.
Nel 2025 sono state 31 le contestazioni (per 217 milioni) e 24 gli atti di citazione (per 471 milioni) trasmessi a funzionari pubblici per accertamento delle responsabilità per danno erariale connesse all’affidamento di contratti pubblici; coinvolti il responsabile unico di progetto (RUP), il direttore dei lavori, il direttore dell’esecuzione ed i relativi uffici di supporto per i danni causati all’erario. E’ quanto ha evidenziato la Procura generale della Corte dei conti – con riferimento ai giudizi che hanno avuto ad oggetto nel 2025 l’affidamento di contratti pubblici – nella relazione illustrata il 24/2/2026 durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, alla presenza del capo dello Stato.

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È l’agosto 2025 quando Jonathan Gavalas, 36 anni, manager di un’azienda familiare in Florida, scarica Gemini, il chatbot di Google. Voleva un assistente digitale, forse un po’ di compagnia dopo un divorzio difficile. Sessanta giorni dopo, suo padre lo trova morto suicida in camera sua. Per la famiglia si sarebbe tolto la vita su istigazione di Gemini per non essere riuscito a portare a termine una serie di missioni reali assegnate dal chatbot. Il padre ha presentato una denuncia in un tribunale della California contro Google per omicidio colposo. È la prima volta che Gemini viene citato in aula ma i casi di suicidio che hanno coinvolto GhatGpt o Character.Ai (startup finanziata da Google) sono sempre più numerosi.

Un bilancio record e una serie di opzioni sul tavolo, dallo sviluppo internazionale al rafforzamento dei due ecosistemi salute e living property, che puntano a consolidare definitivamente il percorso di crescita agli atti ormai da qualche anno nonostante il contesto spesso sfidante. È quanto emerge da questo colloquio con Luca Filippone, direttore generale di Reale Group, che in vista dell’assemblea di aprile conferma anche l’impegno a restituire ai soci assicurati i consueti vantaggi mutualistici.
Il risultato consolidato di Reale Group è cresciuto del 45,5%, a 320,5 milioni di euro, grazie al contributo positivo di tutti i settori del gruppo e di tutte le country. Il dinamismo societario si evidenzia nella crescita dei premi del 4,7% a 6,6 miliardi. Il Gruppo prosegue nel suo impegno di miglioramento della redditività tecnica della gestione assicurativa Danni, esprimendo, nell’esercizio 2025, un combined ratio operativo pari a 92,0%, in ulteriore miglioramento di 3,5 punti percentuali rispetto al 2024 (95,5%), a cui hanno contribuito tutte le società assicurative del gruppo (in Italia, Spagna, Grecia e Cile).
Ieri il Cda del gruppo attivo nel settore del risparmio gestito ha approvato un bilancio 2025 che prevede profitti per 526 milioni, prima di porre all’approvazione dell’Assemblea la distribuzione di un dividendo lordo pari a due euro per azione e corrispondente a un rendimento cedolare del 5,9 per cento. Si è dunque concluso in questo modo quello che Azimut definisce un «anno di svolta», nel quale oltre 100 milioni dei profitti sono stati realizzati all’estero con un tasso di ritorno sull’investimento (Roi) del 15 per cento. Sulla carta il livello dei profitti netti si sarebbe ridotto rispetto ai valori totalizzati nei dodici mesi precedenti, che però contenevano alcune voci straordinarie particolarmente significative quali le plusvalenze ottenute dalla vendita delle partecipazioni in Kennedy Lewis e RoundShield.
È allarme per l’ortofrutta fresca italiana bloccata nello stretto di Hormuz. Tonnellate di mele e kiwi, altamente deperibili, dirette ai paesi arabi sono bloccate in mare e non possono essere sbarcate. La prima a lanciare l’allarme è stata Confagricoltura. «Ci sono grossi problemi per la frutta – ha spiegato il presidente della Federazione ortofrutticola di Confagricoltura, Michele Ponso – in particolare per quanto riguarda le mele. Ci sono navi cariche di prodotto che sono ferme e non possono arrivare a destinazione. Inoltre, sono già arrivate moltissime disdette di ordini per le prossime settimane». Con 2,3 milioni di tonnellate, l’Italia è il secondo produttore europeo di mele, dopo la Polonia, e il secondo Paese al mondo per export, subito dopo la Cina, con 945mila tonnellate vendute, pari al 12,2% del totale mondiale. Complessivamente, spiegano a Fruitimprese (associazione che mette insieme circa 300 grandi imprese dell’ortofrutta italiana per un giro d’affari di 8 miliardi di euro), l’Italia esporta verso i Paesi arabi circa 150 milioni di euro l’anno di ortofrutta. Di questi 130 riguardano le mele il resto kiwi e in parte minore uva da tavola. Il principale sbocco per l’ortofrutta made in Italy è l’Arabia Saudita seguita da Israele mentre in terza posizione ci sono gli Emirati Arabi.