Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali
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«Percepiamo una notevole opportunità di rendere i mercati privati accessibili a un maggior numero di investitori. Questo può contribuire a diversificare il portafoglio rispetto ai mercati pubblici offrendo al contempo potenziale di crescita e reddito a lungo termine». Se a dirlo è Larry Fink, il ceo della più grande società di gestione al mondo, conviene prestare attenzione. BlackRock investe infatti da tempo e in tutto il mondo nei private market – azioni e obbligazioni non quotate – tra infrastrutture, credito e strategie alternative. Tanto che, come scrive Fink nella sua lettera annuale agli investitori, i mercati privati «sono alla base della nostra ambizione di raccogliere 400 miliardi di dollari entro il 2030. Guardando al 2030, puntiamo a generare un fatturato superiore a 35 miliardi di dollari, di cui almeno il 30% dai mercati privati e dalla tecnologia». Proprio la tecnologia, aggiunge Fink, potrebbe rendere più semplice l’esposizione degli investitori retail ai private market. «Nel tempo gli stessi progressi tecnologici potrebbero favorire una maggiore trasparenza e offrire un accesso più ampio a settori dei mercati privati, come le infrastrutture e il credito, che sono tradizionalmente inaccessibili alla maggior parte degli investitori». Inoltre, aggiunge il manager, «stiamo sfruttando la crescente opportunità di estendere i vantaggi degli investimenti nei mercati privati a un numero maggiore di investitori, inclusi clienti del settore assicurativo e della gestione patrimoniale, oltre a chi risparmia per la pensione».
L’Unione europea sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua esistenza. E il problema non sono solo le guerre e l’inflazione. L’azione combinata del protezionismo di Donald Trump e della mega-macchina manifatturiera messa in piedi dalla Cina di Xi Jinping rischiano di mettere in ginocchio l’industria europea e, di riflesso, l’economia italiana. Ma per alcune il rischio è più basso. E non è una questione di settore, né di dimensione. Dentro la manifattura italiana esiste infatti un gruppo di imprese che ha imparato a crescere anche quando il contesto peggiora, a difendere i margini mentre gli altri li comprimono, a trasformare l’incertezza in selezione. Sono quelle che l’Osservatorio «Controvento» di Nomisma, curato con Crif e Cribs, identifica come il nucleo più competitivo del sistema produttivo. E che si sono distinte attraverso un criterio molto semplice: i numeri. Numeri che raccontano di una minoranza – il 7,4% della manifattura italiana – che concentra oltre 102 miliardi di ricavi e quasi un quarto della marginalità complessiva. Aziende che non solo crescono di più, ma che sono nettamente più produttive: un’impresa Controvento raggiunge i 171 mila euro per addetto, contro gli 88 mila euro di un’azienda ordinaria. Ne consegue che nel 2024 il loro margine operativo medio ha raggiunto il 24,9%, contro l’8% del resto del sistema (cinque anni fa il divario era la metà).
Tra i diversi rischi informatici quello legato al furto di identità può assumere una duplice accezione. Sul furto di identità la Covip con una specifica circolare fornisce ora indicazioni ai fondi pensione con riferimento ai presidi che vanno implementati nel caso di utilizzo di tecnologie informatiche. La commissione ricorda che il furto di identità rientra nei gravi incidenti informatici ai sensi del regolamento Dora (Digital Operational Resilience Act) e della normativa tecnica di attuazione, in applicazione dal 2025, che definisce norme uniformi a livello europeo per favorire la capacità del settore finanziario di fronteggiare il rischio relativo alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict). In particolare il regolamento individua i criteri per l’identificazione, classificazione e gestione dei rischi Ict e delle minacce informatiche e introduce per le forme pensionistiche l’obbligo di segnalare alla Covip i gravi incidenti Ist e, su base volontaria, di procedere alla segnalazione delle minacce informatiche significative. Si richiede poi alle istituzioni finanziarie di predisporre, controllare e aggiornare un quadro per la gestione dei rischi informatici che consenta di affrontarli attraverso una strategie di resilienza operativa digitale.
- Focus su Contopolizza Hybrid Plan
Italiana Contopolizza Hybrid Plan è un prodotto di investimento assi curativo di tipo multiramo a premi annui ricorrenti. Questi ultimi saranno impiegati in percentuale variabile da un minimo del 10% a un massimo del 40% nella gestione separata Obiettivo Capitale,
e la parte restante in una o più linee d’investimento tra Forza Bilanciata, Forza Dinamica, Forza Aggressiva del fondo interno Italiana Unit. Il contratto è a vita intera, pertanto la sua durata è pari al periodo compreso tra la decorrenza del contratto e il decesso dell’assicurato. Il periodo di pagamento dei premi (ovvero la durata del piano di accumulo) ha, invece, una durata predefinita, da un minimo di 7 anni ad un massimo di 25 anni.
La polizza prevede il versamento di premi annui ricorrenti di importo minimo pari a 1800 euro e massimo pari a 30 mila euro. L’importo minimo di premio da investire su ciascuna linea unit linked scelta deve essere almeno pari a 600 euro, e il premio può essere frazionato anche in rate mensili, trimestrali o semestrali, fermo restando l’importo annuo stabilito in polizza.
