Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

Il presidente di Blackrock, Robert Kapito, ha avvertito che i mercati potrebbero sottovalutare i rischi legati alla guerra Usa-Iran, destinati a pesare sulla crescita e ad alimentare l’inflazione anche nel caso in cui il conflitto dovesse concludersi a breve. La crescita potrebbe infatti subire un impatto fino al +2% e l’inflazione potrebbe tornare a impennarsi, il tutto anche se la guerra terminasse rapidamente, ha avvertito Kapito intervenendo all’Asia Pacific Financial and Innovation Symposium a Melbourne. Il petrolio potrebbe salire fino a 150 dollari al barile «anche se domani annunciassimo la fine della guerra» dal momento che sarebbe necessario tempo perché le catene di approvvigionamento tornino alla piena operatività. «E se questa interruzione durasse una settimana, sei mesi, un anno – cosa significherebbe per le aziende in cui investo? La mia principale preoccupazione è che le persone non stiano guardando a questo scenario: danno per scontato un esito positivo».
Una giovane utente ha citato in giudizio Meta Platforms e Google sostenendo che l’uso prolungato di Instagram e YouTube non fosse semplicemente una scelta personale ma il risultato di un ambiente progettato per trattenerla. Non contenuti illeciti, non carenze di moderazione: il cuore della causa è il design. Autoplay, notifiche, scroll infinito, sistemi di raccomandazione pensati per massimizzare il tempo di permanenza. La giuria le ha dato ragione riconoscendo un risarcimento e soprattutto validando questa impostazione. Il passaggio è più rilevante di quanto sembri. Per anni il diritto americano ha protetto le piattaforme attraverso la Section 230 of the Communications Decency Act, fondata sull’idea che non fossero responsabili dei contenuti prodotti dagli utenti. Questa decisione non mette formalmente in discussione quel principio ma lo svuota dall’interno. Non guarda più ai contenuti guarda all’architettura del servizio. E così facendo introduce una responsabilità che somiglia molto a quella di prodotto: se il modo in cui progetti una piattaforma genera effetti dannosi prevedibili, la responsabilità non è più evitabile.
Nel 2025 il 55% delle compagnie assicurative che operano in Italia ha effettuato almeno un investimento in startup insurtech, segnando un aumento di 17 punti percentuali rispetto al 38% registrato al termine dell’anno precedente. Mentre l’ammontare complessivo di capitale investito ha raggiunto i 541,6 milioni di euro, rispetto ai 38 milioni dell’anno precedente. A far letteralmente lievitare i numeri è stata l’acquisizione del 51% di Prima Assicurazioni da parte dei francesi di Axa (per circa 500 milioni) ma, a prescindere da questa operazione, il trend che emerge dalla nuova edizione dell’Insurtech Investment Index 2025 ideato da Italian Insurtech Association (Iia) ed elaborato dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano è di un settore che sta fortemente accelerando sul fronte dell’innovazione.
Le grandi dinastie europee dell’auto fanno i conti con una crisi che non è più ciclica ma strutturale. Transizione elettrica più lenta del previsto, domanda debole in Cina ma anche in Europa, concorrenza crescente e nuove tensioni commerciali stanno comprimendo margini e valutazioni dei principali gruppi del settore. E così, dai Porsche-Piëch con Volkseagen e Porsche ai Peugeot e gli Agnelli-Elkann con Stellantis, i conti delle holding familiari sono sempre più esposti alle difficoltà dell’automotive. E proprio in risposta a questa pressione sta accelerando una trasformazione strategica: la diversificazione in altri settori, dalla salute al tech fino alla difesa. A eccezione però di Exor, che al momento, parola del ceo John Elkann, non intende sfruttare il boom del comparto militare.
Horizon Automotive accelera sulla crescita e insieme a Facile.it presenta il piano industriale 2026-2028 puntando su scala, tecnologia e rafforzamento della rete dealer. Dopo aver chiuso il 2025 in linea con le attese, con 10mila ordini, la società guidata da Luca Cantoni entra in una nuova fase di sviluppo con l’obiettivo di superare le 20mila unità al 2028. Già nel 2026 è attesa una crescita di circa il 30%, fino a 13mila vetture. Determinante l’integrazione con Facile.it del ceo Maurizio Pescarini: da un lato porterà lead qualificate ai dealer, dall’altro abiliterà l’offerta di servizi assicurativi e finanziari.
Mese di febbraio col segno meno (anche se in recupero da gennaio) per il risparmio gestito italiano. In totale, secondo quanto calcolato da Assogestioni, l’industria ha subito nel mese riscatti per 559 milioni di euro, che si confrontano con i quasi 4 miliardi di deflussi di gennaio. In totale, in due mesi l’asset management tricolore ha registrato un rosso di 4,6 miliardi anche se, numeri alla mano, la stragrande maggioranza dei deflussi è attribuibile alle gestioni di portafoglio istituzionali (-8,1 miliardi). I numeri in valore assoluto non raccontano però tutta la storia: se infatti ci si sposta ad analizzare i soli fondi aperti (-573 milioni il saldo del mese), si nota come gran parte dei riscatti provenga dalla categoria dei fondi monetari (-1,8 miliardi), mentre i comparti di lungo termine sono in attivo per 1,2 miliardi (2,3 da gennaio). In particolare, l’associazione di categoria presieduta da Maria Luisa Gota (Eurizon) calcola che a febbraio i fondi azionari hanno portato alle associate 871 milioni (quasi 2 miliardi nel bimestre), cui si sommano gli oltre 550 milioni degli obbligazionari.
Dal prossimo 1° aprile in seguito alle recenti nomine Paolo Angelini assumerà la carica di direttore generale della Banca d’Italia dopo le dimissioni di Luigi Federico Signorini, mentre Gian Luca Trequattrini entrerà in carica quale vicedirettore generale. I tempi e il merito di queste scelte, sotto la guida del governatore Fabio Panetta, dovrebbero costituire un modello, a cominciare dalle più vicine istituzioni, quale la Consob, la cui presidenza è ora in regime di reggenza esercitata dalla commissaria Chiara Mosca. Ope legis, per la comunione delle due cariche, Angelini sarà anche il nuovo presidente dell’Ivass, l’authority di vigilanza sulle imprese assicurative che ha un proprio consiglio, mentre per le decisioni istituzionali di esterna rilevanza la competenza è del direttorio della Banca d’Italia integrato dal consiglio Ivass. A questo proposito va ricordato che per lungo tempo si era parlato, anche in sede istituzionale, di un’incorporazione piena dell’Ivass nella Banca d’Italia, con la quale a partire dal 2012 ha una comunione di organi e di organizzazione.

L’eccedenza dell’IVCA può essere attribuita al contraente o ai suoi eredi tramite certificazione rilasciata dalla fiduciaria operante quale sostituto d’imposta; tale credito potrà poi essere indicato nel modello redditi persone fisiche-quadro RM oppure essere oggetto di richiesta di rimborso ai sensi dell’articolo 38 del DPR 602/1973 recante Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito. Lo ha chiarito il Ministero delle Imprese e del Made in Italy con una comunicazione inviata ad Assofiduciaria il 20 marzo scorso avente oggetto la “Gestione dell’IVCA su polizze vita estere. Profili di incompatibilità con il DM 16 gennaio 1995. Soluzioni transitorie”. La risposta del Ministero, pur arrivando a distanza di ben undici anni dalla data in cui il quesito è stato sottoposto all’Agenzia delle Entrate, segna un passaggio rilevante nella gestione dell’IVCA sulle polizze vita estere intestate fiduciariamente, intervenendo su un ambito da tempo caratterizzato da incertezze applicative e frizioni tra disciplina fiscale e regolazione di vigilanza. Il nodo centrale della questione trattata riguarda la compatibilità tra le possibili soluzioni di gestione delle eccedenze IVCA e la normativa delle società fiduciarie contenute nel sopra citato DM 16 gennaio 1995.
Rinvio fisso al due dicembre 2027 delle norme dell’AI act per i sistemi ad alto rischio e via libera all’uso, senza consenso, di dati personali se strettamente necessario per correggere le distorsioni delle IA. Sono queste le indicazioni del Parlamento europeo che il 26/3/2026 ha adottato la sua posizione su una proposta della Commissione Ue di modifica del regolamento Ue sull’intelligenza artificiale n. 2024/1689 (AI act). Un punto nodale della proposta, che mette a dura prova il rapporto tra IA e privacy, riguarda la possibilità di usare, in alcuni casi, dati personali senza consenso. La criticità permane, dal momento che nel testo del correttivo rimane appannaggio dei fornitori dei servizi digitali la possibilità di trattare i dati degli utenti per individuare e correggere distorsioni nei loro sistemi di IA. Per quanto il Parlamento abbia aggiunto che ci vogliono garanzie affinché ciò avvenga solo quando strettamente necessario, la porta è spalancata e la privacy è destinata a fare un passo indietro.
Una piattaforma on line europea per il diritto alla riparazione dei beni, con l’individuazione dei rimedi a disposizione dei consumatori e di sanzioni adeguate. È quanto prevede l’articolo 4 della legge di delegazione europea 2025, la n. 36/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 25 marzo 2026. Molte le direttive in rampa di lancio. Dalla riparazione dei beni secondo la direttiva 2024/1799 (art. 4) al trattamento dei dati personali (art. 5). Dai procedimenti giudiziari abusivi (art. 6), alla tutela del lupo (art. 7) alle imprese di assicurazione (art. 8). Fino alla direttiva Ue n. 2025/516 sulla riforma dell’Iva nell’era digitale che introduce, tra l’altro, la fatturazione elettronica a livello europeo.
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