Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

I mercati credono alla fine della guerra. È il segnale mandato ieri dai principali listini globali, tutti in ripresa nonostante l’Iran non sembri disposto ad accettare il piano per il cessate il fuoco in 15 punti stilato dagli Stati Uniti. Così il Ftse Mib ha chiuso a 44.013 punti, in rialzo dell’1,5%. Il Cac 40 di Parigi ha guadagnato l’1,3%, il Ftse 100 di Londra e il Dax di Francoforte circa l’1,5%. Anche a Wall Street i principali indici azionari viaggiavano sopra la parità nel tardo pomeriggio italiano, con un progresso vicino all’1%. In parallelo prosegue la frenata dei rendimenti dei titoli di Stato, con il decennale italiano che ieri si è portato al 3,83%. L’Oat francese è calato al 3,65%, l’omologo tedesco al 2,95% e il Gilt inglese al 4,85%. In questo contesto lo spread Btp/Bund, che a inizio settimana aveva superato quota 100, si è ridotto a 88 punti base. Sull’Italia aleggia però un altro spettro, quello del rallentamento della crescita: il Mef ha fatto sapere che «le previsioni macroeconomiche del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) dei primi di ottobre saranno aggiornate nel Documento di Finanza Pubblica che sarà pubblicato in aprile, incorporando l’impatto degli shock più recenti». Probabile, dunque, una revisione al ribasso delle stime di crescita.
Arriva al traguardo la riforma del Testo Unico della Finanza (Tuf), con l’approvazione definitiva attesa in Consiglio dei ministri previsto per la giornata di oggi. Il provvedimento introduce una serie di modifiche rilevanti per le società quotate, con l’obiettivo di rendere il mercato italiano più competitivo e attrattivo, senza trascurare le tutele per gli azionisti di minoranza. Tra le novità più discusse del decreto legislativo, che porta il nome del sottosegretario Federico Freni, c’è l’intervento sugli incarichi incrociati nei cda (interlocking). La riforma elimina il divieto introdotto a suo tempo dal governo Monti che impediva a amministratori e consiglieri d’amministrazione di ricoprire ruoli in società concorrenti nei settori bancario, finanziario e assicurativo. Una scelta che punta a semplificare le regole e rendere più fluido il funzionamento dei vertici aziendali.
Dopo tre giorni di confronto in cda, a Luigi Lovaglio sono state tolte le deleghe da amministratore delegato del Montepaschi, anche se il banchiere resterà nel board fino all’assemblea del 15 aprile. Il ceo è stato sospeso anche come direttore generale per aver perso il rapporto fiduciario con il consiglio. Nel frattempo il timone dell’attività ordinaria è passato al vice Maurizio Bai, che però non siede in cda. È la conclusione alla quale è arrivato il board presieduto da Nicola Maione, di fronte alla scelta del ceo uscente, non ricandidato nella lista del cda, di schierarsi nella lista alternativa del socio Tortora.

Profitti più che raddoppiati per Vittoria assicurazioni, che l’anno scorso ha realizzato un utile netto di gruppo pari a 156,6 milioni rispetto ai 72,1 mln del 2024. La raccolta premi complessiva (Danni e Vita) è salita del 10,2% a 2,16 miliardi e il combined ratio era al 95,7% (94,1% nel 2024). Il cda proporrà un dividendo di 0,47 euro per azione, con un payout del 29,90%. La compagnia ha spiegato che, nell’ambito del nuovo piano triennale, si evidenziano una crescita del business assicurativo e un miglioramento della profittabilità.
L’assicurazione risponde per l’illecito del subagente anche se quest’ultimo collabora soltanto con l’agenzia e non c’è alcun stabile vincolo di soggezione con la compagnia: ciò che
conta ai fini della responsabilità ex articolo 2049 Cc è che l’attività, anche se svolta in piena autonomia, sia comunque inserita nella rete di distribuzione dei prodotti dell’impresa e
dunque in grado di ingenerare in capo al cliente un affidamento ragionevole sulla riconducibilità dell’operato del sub-intermediario alla sfera organizzativa dell’impresa. Così la Cassazione civile, sez. terza, nella sentenza n. 5911 del 16/03/2026. L’assicurazione non può allo stesso tempo valersi di agenti e procacciatori senza rappresentanza, indicarli col proprio nome e il proprio credito alla fiducia del pubblico, profittare degli affari procacciati e invece respingere le conseguenze della loro attività quando esse risultino dannose.
Anche se l’ausiliario è estraneo all’organico dell’assicurazione, la compagnia può essere chiamata a rispondere: ciò che conta è l’utilizzazione stabile dell’opera per la distribuzione e la gestione delle polizze con un rapporto di preposizione di natura economico-funzionale.
Un protocollo di intesa tra Inps e Inpgi con l’obiettivo di dare stabilità e chiarezza a una collaborazione destinata a diventare strutturale. Lo ha annunciato ieri a Roma il presidente Inps, Gabriele Fava, in occasione dell’iniziativa per i 100 anni dell’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani. «Le casse professionali», ha detto Fava, «hanno rappresentato e rappresentano una componente essenziale del welfare, così come l’Inps ne costituisce l’infrastruttura più ampia e stabile. Si è trattato e si tratta di livelli diversi di una stessa responsabilità, che ha richiesto integrazione e capacità di leggere le specificità dei percorsi professionali. Il lavoro giornalistico, per il valore pubblico che esprime, ha avuto e ha ancora bisogno di tutele solide, riconoscibili e coerenti con le trasformazioni del lavoro». L’accordo dovrebbe risolvere alcune delle criticità nella gestione delle pratiche pensionistiche che si erano create a partire dal 1° luglio 2022, in seguito al passaggio dei giornalisti dipendenti da Inpgi a Inps per garantire la sostenibilità delle prestazioni. L’Inpgi, che oggi si occupa dei giornalisti freelance, ha visto aumentare a 48.148 gli iscritti, con 25.358 contribuenti attivi di cui 14.161 partite Iva e assimilati, 5.259 Cococo, misti liberi professionisti e Cococo 5.938, 3.029 pensionati.

Se la temperatura della Terra continua ad aumentare, quanto costerebbe riuscire ad adattarsi? Per cercare risposte, McKinsey Global Institute, il centro studi interno di economia e business di McKinsey & Company, ha realizzato un report sull’adattamento climatico, con una valutazione completa dei costi da oggi al 2050, basato su un’analisi geospaziale dettagliata. Ecco i numeri di una indagine che ha per titolo “Advancing Adaptation”, partita da modelli climatici pubblici sviluppati nel sesto report di Ipcc (il Gruppo intergovernativo Onu sul cambiamento climatico): 4,1 miliardi di persone vivono in aree esposte a rischi climatici, e la spesa attuale protegge solo 1,2 miliardi di abitanti, secondo gli standard dei Paesi sviluppati. «Colmare questo divario richiederebbe 540 miliardi di dollari l’anno, rispetto ai 190 miliardi attuali: occorrono altri 350 miliardi di dollari», osserva Marco Piccitto, managing partner per il Mediterraneo di McKinsey. Quando parliamo di rischi climatici, intendiamo soprattutto caldo estremo, incendi boschivi, siccità e inondazioni. In una visione da qui al 2050, con una temperatura di +2°C rispetto all’era preindustriale, il peso economico maggiore riguarderebbe caldo estremo e siccità. Come difenderci? «Delle 20 misure analizzate, aria condizionata e piantumazione di alberi ci preserverebbero dal caldo estremo, mentre irrigazione e coperture ombreggianti per le colture sarebbero un ottimo antidoto alla siccità», risponde Piccitto. Lo studio indica i Paesi più a rischio: dall’India, con un 90% di popolazione esposta a caldo estremo, incendi, siccità e alluvioni fluviali (e potrebbe raggiungere il 95% entro il 2030), al Messico, dove, ondate di calore e caldo estremo potrebbero mettere a rischio l’intera popolazione entro il 2050, passando per l’Africa Subsahariana, con un attuale 44% sotto scacco climatico.
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Record per le pensioni assistenziali: mai così tante in Italia, mai così alta la loro spesa. L’Inps nel suo Osservatorio certifica che dal 2012 al 2026 gli assegni di assistenza sono saliti da 3,6 a 4,4 milioni, mentre la spesa è cresciuta da 18 a 22 miliardi a prezzi costanti. La loro quota sul totale delle pensioni sale così dal 17 al 21%, quella sulla spesa dal 7,3 all’8,2%. Mentre le pensioni previdenziali scendono da 17,6 a 16,8 milioni a fronte di una spesa complessiva che aumenta da 248 a 278 miliardi, depurata dall’inflazione.
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