Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Italiani popolo di risparmiatori sì. Ma di pianificatori no. Soltanto l’8% dei lavoratori dichiara di aver già organizzato con cura la propria vita in pensione. La metà degli over 50 sostiene che avrebbe dovuto pensare alla propria previdenza complementare molto prima di quanto effettivamente fatto. E tra i sottoscrittori di previdenza complementare, il 91% si dice soddisfatto della scelta. E’ quanto emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio Look to the Future, l’indagine condotta da Athora con Nomisma, che fotografa il sentiment degli italiani sui temi del risparmio e degli investimenti, della previdenza e della protezione.
Il consiglio di amministrazione di Mps non scioglie ancora il nodo sulla permanenza di Luigi Lovaglio come ceo. Dopo due giorni di riunioni e call, ieri il board della banca senese ha deciso di aggiornare per l’ennesima volta la seduta a oggi. Nel frattempo il cda presieduto da Nicola Maione ha scelto di indicare Fabrizio Palermo come unico candidato al ruolo di ad, al posto della terna di possibili ceo indicata al momento della presentazione della lista, con le alternative di Corrado Passera e Carlo Vivaldi. Secondo la nota diffusa dal cda l’attuale numero uno di Acea – l’ex municipalizzata romana partecipata anche dal gruppo Caltagirone (azionista anche di Mps con 11%) – ha il «profilo più idoneo a supportare banca in trasformazione industriale e di evoluzione strategica in corso, anche in considerazione della comprovata esperienza nella gestione di organizzazioni complesse, nei processi di cambiamento e nel presidio delle principali leve di creazione di valore». Palermo – continua la nota – «è risultato essere il candidato con il più elevato punteggio complessivo nell’ambito dell’assessment, sulla base di criteri oggettivi e predeterminati, tra cui esperienza professionale, competenze manageriali e coerenza con le esigenze strategiche della Banca».
L’impatto della guerra in Medio Oriente arriva all’economia europea, con crescenti rischi di stagflazione per l’area. È quanto emerge dall’indice Pmi (Purchasing Managers’ Index) di marzo per l’Eurozona che è calato ai minimi da dieci mesi a quota 50,5, poco sopra la soglia che separa la crescita dalla contrazione, da 51,9 di febbraio. Il pil è in frenata e potrebbe fermarsi del tutto. Nello stesso tempo, secondo l’indagine di S&P Global, i costi di produzione delle imprese stanno accelerando al ritmo più sostenuto degli ultimi tre anni, a causa dell’impennata dei prezzi dell’energia e dei problemi nelle catene produttive provocati dalla guerra.
Il National Policy Framework for Artificial Intelligence pubblicato dalla Casa Bianca il 20 marzo è un tentativo di definire la costituzione materiale dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti: chi decide, con quali limiti e in funzione di quale modello di sviluppo. Il primo asse è la redistribuzione del potere normativo. Il Framework afferma che il Congresso dovrebbe evitare di adottare un patchwork di leggi statali che impongano oneri eccessivi allo sviluppo dell’AI. La formula è giuridicamente chiara: la disciplina federale deve prevalere sulla normativa locale laddove quest’ultima risultasse incompatibile. Il secondo asse riguarda la natura della regolazione. Il documento esclude la creazione di unìautorità federale dedicata all’AI e invita a utilizzare gli strumenti esistenti unitamente a sandbox e standard settoriali. Si tratta di una presa di posizione sul ruolo che il diritto è chiamato a svolgere in questo ambito: non un’architettura pubblica autonoma, dotata di propri strumenti di governo e di una logica regolatoria indipendente, bensì un’infrastruttura leggera che faciliti le dinamiche di mercato senza sovrapporvisi. Nella prospettiva della costituzione economica tale impostazione riconduce lo sviluppo e l’impiego dell’Ai nell’alveo della libertà di iniziativa economica privata sottraendola tendenzialmente ai poteri pubblici di indirizzo, programmazione e conformazione ai fini di utilità sociale.

Aumentano i premi assicurativi legati al rischio bellico, +25-50%, aumenta il prezzo degli imballaggi. Che si somma all’impennata dei carburanti e dei noli marittimi. A denunciare la situazione dovuta alla crisi in Medio Oriente che grava pesantemente sulle catene di approvvigionamento globali è Centromarca, realtà che associa 192 imprese con un fatturato di 69 miliardi di euro. «Se prolungata, la tensione rischia di compromettere la competitività dell’intera filiera», sottolinea Vittorio Cino, direttore generale di Centromarca. Il primo effetto della riduzione degli approvvigionamenti globali si riflette sia sul prezzo del petrolio sia su quello del gas naturale liquefatto. Ma ripercussioni si manifestano anche nel settore del packaging, con listini in forte rialzo per plastiche e derivati del petrolio. Secondo rilevazioni di mercato di Icis e S&P Global Commodity Insights, a marzo le quotazioni europee dei principali polimeri per packaging (Pet, Pe, Pp) hanno registrato incrementi nell’ordine di alcune decine fino a oltre 250 euro a tonnellata.
Il passeggero danneggiato nell’incidente stradale è risarcito dall’assicurazione del conducente anche se il veicolo su cui era trasportato è stato tamponato e dunque non ha colpa del sinistro: il danneggiato non deve dunque aspettare la fine della causa fra i due guidatori per ottenere il ristoro perché l’azione diretta del terzo trasportato sul mezzo nei confronti dell’assicuratore rc auto del vettore è esclusa soltanto nell’ipotesi di «caso fortuito», che comprende soltanto l’incidenza di «fattori naturali e umani estranei alla circolazione», mentre resta esclusa la fattispecie di responsabilità esclusiva di chi conduceva il veicolo antagonista. Così la Cassazione civile, sez. terza, nell’ordinanza n. 5960 del 16/03/2026.
Vince la transazione nelle controversie tra compagnie assicurative e assicurati e danneggiati dei rami r.c. auto e natanti. A fine 2024 le cause pendenti erano 175.223, in calo del 12,7% rispetto a fine 2023 e del 18,7% rispetto al 2020. Per il 98,6% sono cause civili. Sono state chiuse 71.879 cause civili di primo grado, di cui 22,9% a favore dell’assicurato, 21,7% a favore della compagnia, 10,8% con rinuncia agli atti e 44,6% con transazione. Così il Bollettino statistico “ll contenzioso assicurativo nel comparto r.c.auto e natanti 2024”, pubblicato ieri dall’Ivass. Il 30,3% delle cause pendenti a inizio anno o promosse nel 2024, spiega una nota, sono state chiuse nell’esercizio (velocità di eliminazione), in linea con il 31,3% nel 2020. Le cause civili si concludono in tempi più rapidi rispetto a quelle penali (30,3% chiuse nell’anno contro 25,4%).
Una nuova architettura della vigilanza si affaccia sul sistema della sanità integrativa italiana. Con l’articolo 29 del decreto legge Pnrr n. 19 del 19 febbraio 2026, il legislatore introduce un cambio di paradigma destinato a incidere profondamente sull’assetto dei fondi sanitari integrativi, affidando alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) poteri estesi e strutturati di supervisione. Una riforma che, se da un lato mira a rafforzare trasparenza e solidità del comparto, dall’altro solleva rilievi critici da parte degli operatori, tra cui Fondo Easi, fondo di assistenza sanitaria integrativa di matrice contrattuale, costituito dalle associazioni Assoced, Lait e Ugl Terziario. «Siamo favorevoli a maggiore trasparenza e controlli efficaci, ma non a interventi che rischiano di incidere su un sistema che già funziona, in assenza di una riforma organica del settore». Con queste parole Giancarlo Badalin, vicepresidente del Fondo Easi, commenta l’introduzione della vigilanza della Covip sui fondi di assistenza sanitaria integrativa
Anche per l’anno 2026, i lavoratori dipendenti operanti nei settori Ced, Ict, Professioni digitali e Stp, iscritti al Fondo Easi, potranno esercitare la facoltà di estendere la copertura di assistenza sanitaria integrativa ai propri familiari. Tale possibilità si inserisce nel quadro delle prestazioni erogate dal Fondo Easi, Ente di assistenza sanitaria integrativa, che, in collaborazione con la compagnia assicurativa UniSalute, continua a garantire strumenti di tutela sanitaria a carattere complementare, finalizzati all’ampliamento della protezione assistenziale del nucleo familiare
Quando la società è sottoposta a procedura concorsuale, la responsabilità degli amministratori e anche dei sindaci richiede la ricerca delle ragionevoli cause che hanno determinato l’impossibilità di ricostruzione dei valori patrimoniali, soprattutto quando il danno deve essere accertato in modo automatico ai sensi del terzo comma dell’art. 2486 c.c., poiché anche eventuali omissioni del curatore potrebbero essere la motivazione della carenza delle scritture necessarie alla ricostruzione contabile. Le novità introdotte dal d.lgs. 14/2019, ovvero il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (Ccii), sono state esaminate approfonditamente nel nuovo documento intitolato «La quantificazione del danno ex art. 2486 c.c. – Linee guida e orientamenti interpretativi» pubblicato ieri dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec) e dalla Fondazione nazionale commercialisti (Fnc) a cura del gruppo di lavoro istituto nell’ambito dell’area di delega “Sistemi di controllo e revisione legale (financial e non financial), seguita dai consiglieri nazionali Gian Luca Ancarani e Maurizio Masini.

Un compenso annualizzato relativo al 2025 per il group ceo di Generali, Philippe Donnet, tra fisso e variabile, di 11,5 milioni di euro. Una somma rilevante ma in lieve calo rispetto ai 12,3 milioni incassati l’anno precedente. La remunerazione di Donnet comprende una componente fissa, una componente variabile a breve termine in azioni (STI) e una componente variabile a lungo termine in azioni (LTI). È chiaro che su queste ultime due abbia inciso positivamente l’ascesa del titolo del Leone che, nel periodo di assegnazione del piano a lungo termine, è salito di oltre il 120%
Gli amministratori sono responsabili dei danni causati dall’attività da essi svolta successivamente al verificarsi di una causa di scioglimento della società. L’azione di risarcimento che può essere in questo caso promossa nei loro confronti presuppone: il compimento, dopo il verificarsi della causa di scioglimento, di atti di gestione non aventi una finalità meramente conservativa del patrimonio sociale; il verificarsi di un danno; iii) l’esistenza di un nesso di causalità tra condotta e danno. L’articolo 2486 del Codice civile, modificato dall’articolo 378 del Codice della crisi, prevede che, quando è accertata la responsabilità degli amministratori, e salva la prova di un diverso ammontare, il danno si presume pari alla differenza tra, da un lato, il patrimonio netto alla data in cui l’amministratore è cessato dalla carica o, in caso di procedura concorsuale, alla data di apertura della procedura e, dall’altro lato, il patrimonio netto determinato alla data in cui si è verificata una causa di scioglimento della società, detratti i costi sostenuti e da sostenere, secondo un criterio di normalità, dopo il verificarsi della causa di scioglimento e fino al compimento della liquidazione.