Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

A un anno dalla presentazione della Savings and Investments Union (Siu) è possibile iniziare a valutarne l’impianto con uno sguardo più consapevole. L’intuizione di fondo della Commissione Europea è certamente corretta: porre al centro della crescita economica europea la trasformazione di una quota maggiore del risparmio privato in investimenti produttivi attraverso i mercati dei capitali. Si tratta di un passaggio essenziale per finanziare l’economia reale (imprese, innovazione, transizioni digitale e green, sicurezza) in un contesto in cui le risorse pubbliche e il credito bancario non sono più sufficienti. È una visione che il private banking sostiene da sempre e che rappresenta, di fatto, la sua missione: accompagnare i risparmiatori verso scelte di investimento consapevoli e orientate al lungo periodo, ma anche contribuire alla diffusione della conoscenza degli strumenti di finanziamento attraverso i mercati dei capitali presso la clientela imprenditoriale. Un ruolo sempre più rilevante in un sistema economico in cui l’imprenditore è al tempo stesso investitore e soggetto che necessita di accedere a fonti di capitale alternative e complementari al credito bancario. La Siu segna, in questo senso, un cambio di paradigma: non più soltanto regolazione dei mercati, ma attivazione sistemica del risparmio come leva di crescita, competitività e autonomia strategica europea.
La riorganizzazione del lavoro con l’intelligenza artificiale potrebbe portare Hsbc a tagliare il 10% della forza lavoro, pari a 20 mila posti. Lo riferisce Bloomberg spiegando che il gruppo bancario valuta profondi tagli occupazionali nell’ambito di una ristrutturazione pluriennale guidata dall’AI. L’amministratore delegato, Georges Elhedery, punta infatti sull’intelligenza artificiale per ridurre le funzioni di middle e back office: uno dei primi segnali di come questa tecnologia potrebbe trasformare la forza lavoro di Wall Street. A essere colpiti maggiormente saranno i ruoli non a contatto diretto con la clientela, nei centri di servizi globali, anche se la valutazione è ancora in fase iniziale, secondo fonti a conoscenza della situazione che hanno chiesto di rimanere anonime.

Stop ai furbetti della privacy che abusano del diritto di accesso ai dati previsto dal Gdpr (regolamento UE n. 2016/679). Come, ad esempio, quelli che inondano imprese ed enti pubblici di richieste di accesso e lo fanno non per tutelare la propria privacy, ma solo per chiedere risarcimenti a coloro che, magari per mera sbadataggine, commettono violazioni del Gdpr (basta, ad esempio, non rispondere nei termini previsti dal Gdpr). È questo il messaggio lanciato dalla Corte di Giustizia dell’UE (Cgue), con la sentenza del 19/3/2026, nella causa C-526/24, con la quale è stata precisata l’interpretazione degli articoli 15 e 82 del Gdpr. I principi formulati dalla pronuncia sono efficaci anche in Italia, considerato che il Gdpr è direttamente applicabile a tutti gli stati dell’Ue. La vicenda, al vaglio della Cgue, ha come protagonista un cittadino austriaco impegnato abitualmente in una singolare attività: iscriversi a una newsletter, inviare una richiesta di accesso ai dati e, infine, presentare una domanda di risarcimento per violazione del Gdpr. E così ha fatto anche con un’impresa tedesca a conduzione familiare, la quale si è rifiutata di riscontrare la prima richiesta di accesso ai dati (arrivata 13 giorni dopo l’iscrizione alla newsletter) ritenendola abusiva: il rigetto è stato motivato dalle notizie reperite su blog e giornali, che descrivevano la ripetuta condotta della persona in questione.
Un avvocato è stato condannato per diffamazione aggravata per aver accusato su Facebook due assicuratori di avergli causato danni economici e sottratto denaro, senza portarli in tribunale. L’elemento soggettivo del reato si configura con il dolo generico: è sufficiente utilizzare in modo consapevole espressioni oggettivamente offensive su piattaforme come i social. L’avvocato, per la sua professione, ben può comprendere la portata diffamatoria delle frasi che pubblica. Così la Cassazione penale, sez. quinta, nella sentenza n. 4263 del 02/02/2026. L’accusa rivolta agli agenti, costituitisi parti civili nel processo, è di aver stipulato un contratto di assicurazione della durata di 6 mesi invece che 18 come sarebbe stato convenuto: la diffamazione scatta perché ai due broker è attribuita una condotta penalmente rilevante, cioè aver sottratto mille euro, senza che gli interessati possano contro battere.

Oltre 60, da Nord a Sud, isole comprese. Il modello avanza da Milano a Napoli, da Firenze a Padova, da Parma a Lecce, da Bari a Cagliari. E poi: Cesena, Ferrara, Messina, Monza, Pavia, Pescara. Fino a Olbia, Lodi, Treviso e Venezia. La mappa si allarga di settimana in settimana. Roma ha già fatto scattare i 30 all’ora nella Ztl del centro storico e punta ad arrivare a un totale di mille strade, alcune con velox, attraversamenti rialzati, strade scolastiche e Photored. Verona ha ampliato l’area a velocità ridotta dentro le Mura e i Bastioni. Bergamo punta a salire dal 73 all’88 per cento entro il 2026. Realtà, giunte e geografie diverse, ma stessa direzione: rallentare dove la convivenza tra auto, due ruote e pedoni è più fragile. Le ultime mosse sono arrivate questa settimana da Bologna e Genova. Nel capoluogo emiliano, dopo lo stop imposto dal Tar, la giunta ha approvato un nuovo Piano particolareggiato che dal 20 aprile riattiverà la Città 30. Il limite tornerà su 258 chilometri di strade, raggruppati in 47 nuove Zone 30. A 30 km/h un’auto si arresta in circa 13 metri. A 50 ne servono circa 28. Quindici metri in più: tre auto in fila. È lo spazio che separa una frenata in tempo da un pedone travolto. L’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea che una persona investita a 30 all’ora ha fino al 90 per cento di probabilità di sopravvivere; a 50 invece il rischio di morte sale fino all’80 per cento. «Se si leggono i dati Asaps, su base Istat, sulle 14 maggiori città, si capisce l’importanza delle Zone 30: c’è stato un calo del 20 per cento dei morti tra il 2023 e il 2024, un trend proseguito nel 2025 — osserva Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e referente Anci in Viabilità Italia —. Il punto è intervenire quartiere per quartiere, analizzando i punti critici, creando una sorta di grande fratello dell’infortunistica stradale».
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