Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Era il 1966 quando in Europa si iniziò a parlare di Unione del Mercato dei Capitali. E già allora, ai tempi della Cee, la frammentazione era uno dei motivi di malfunzionamento dei mercati. Oggi, seguendo i moniti di Mario Draghi ed Enrico Letta, l’Ue sta mettendo mano alle norme sulle «concentrazioni di potere» e l’obiettivo è superare i veti dei singoli Stati sulle fusioni transfrontaliere, permettendo la nascita di campioni europei capaci di sfidare i giganti di Usa e Cina. I casi di scontro si sono moltiplicati negli ultimi mesi, soprattutto nel settore bancario, come dimostra l’ops di Unicredit su Banco Bpm, ritirata dopo l’esercizio del golden power dal governo italiano. E anche in Spagna l’esecutivo ha ostacolato l’offerta di Bbva su Banco Sabadell, altra operazione non concretizzatasi. Entrambe le volte la Commissione ha avviato una procedura d’infrazione, storia che potrebbe ripetersi con la Germania dopo il lancio lunedì dell’ops sempre di Unicredit su Commerzbank.
Nel 2025 i consulenti finanziari che operano nelle reti hanno raggiunto il massimo storico di 1.000 miliardi di euro di patrimonio. Professionisti del risparmio, «infrastruttura di fiducia» per l’Italia, con il ruolo fondamentale di colmare le distanza tra complessità dei mercati e vita reale dei cittadini. Con il loro contributo si può accelerare il flusso dei capitali a favore della crescita del Paese, supportando allo stesso tempo famiglie e imprese in una fase caratterizzata da volatilità economica e trasformazioni strutturali. Questi i temi che sono stati al centro di Consulentia26, organizzato a Roma, all’Auditorium Parco della Musica dall’Associazione nazionale dei consulenti finanziari (Anasf), che ieri, secondo giorno della kermesse, ha registrato il record dei 3.200 partecipanti. Al centro dell’evento anche la volontà del governo di lavorare il più rapidamente possibile a un assetto più equo della fiscalità finanziaria, come annunciato dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo. L’esecutivo sta studiando in particolare meccanismi di compensazione tra plusvalenze e minusvalenze dei fondi comuni e non solo. «ll nostro obiettivo è uniformare la disciplina dei redditi di capitale come delineato nella legge delega della riforma fiscale», ha detto Leo. «Stiamo verificando se nella prossima legge di Bilancio si potranno trovare le risorse per fare alcuni interventi. Penso per esempio al passaggio dalla tassazione dal maturato al realizzato, alla compensazione tra minus e plusvalenze ma anche a ridurre la tassazione dei rendimenti della casse dal 26 al 20%, uniformandole ai fondi pensione».

Dal 17 maggio scatta l’obbligo per tutti i proprietari di monopattini elettrici di munirsi di contrassegno identificativo. Ma la targa non sarà gratis: l’adesivo costa 8,66 euro, a cui ne vanno aggiunti 16 di bollo e 10,20 di diritti di motorizzazione, per un costo complessivo di circa 35 euro. In mancanza di contrassegno, il guidatore fermato dalla pattuglia stradale sarà soggetto a una sanzione di 100 euro. Un’apposita piattaforma telematica gestirà tutte le operazioni di richiesta, rilascio e controllo dell’adesivo plastificato. Lo prevede il decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 6 marzo 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo e in vigore dal giorno successivo. Il provvedimento rappresenta l’ultimo tassello di un percorso normativo avviato con la legge n. 177 del 25 novembre 2024, che ha introdotto per i monopattini elettrici l’obbligo del contrassegno identificativo. A quella riforma sono seguiti i decreti ministeriali attuativi del 27 giugno 2025 sulle modalità tecniche di stampa e applicazione e del 6 ottobre 2025 sui costi e sulle procedure di richiesta e rilascio.
Sono almeno 480 mila i soggetti in Italia coinvolti dall’estensione degli obblighi antiriciclaggio prevista dal nuovo pacchetto europeo, di cui almeno 240 mila avvocati. Sono le stime fornite da Pierpaolo Fratangelo, consigliere senior della Direzione prevenzione e contrasto dell’utilizzo del sistema finanziario a fini illeciti del Dipartimento del Tesoro del Mef, nel corso del convegno “La concreta applicazione del nuovo framework regolamentare”, organizzato da Aicom (Associazione italiana compliance) il 18 marzo a Milano. Accanto a banche e intermediari rientrano infatti professionisti legali e contabili, operatori immobiliari, soggetti attivi nel commercio di beni di valore, prestatori di servizi su cripto-attività e altri settori esposti a rischio, tra cui anche il comparto sportivo professionistico, incluse le squadre di calcio. “Si tratta di una platea estremamente eterogenea”, ha spiegato Fratangelo, evidenziando come la difficoltà principale sia applicare regole comuni a soggetti con strutture e capacità molto diverse. Per questo, ha aggiunto, il principio di proporzionalità diventa centrale, con obblighi calibrati su rischio, dimensione e complessità.
Pensionati in esercizio crescono, neoabilitati (progressivamente) scemano: a fronte di 1,6 milioni di professionisti associati alle Casse previdenziali, in ascesa globale dello 0,33% nell’ultimo anno, i contribuenti attivi non in quiescenza «sono diminuiti dello 0,41%», al contrario i colleghi «senior» che percepiscono una prestazione sono incrementati del 9,96%. Un’erosione di «nuove leve» nelle categorie ordinistiche oggi «significa» che «ci saranno meno iscritti tra 5 anni». E di conseguenza, una quota via via più contenuta di quanti effettueranno i versamenti «tra 10 anni, con un probabile squilibrio attuariale tra 20». È il ragionamento esposto dal presidente della sezione controllo Enti della Corte dei conti Antonello Colosimo, durante il convegno alla Camera del 17 marzo promosso dalla Bicamerale sulle gestioni pensionistiche incentrato sulla contabilità degli Istituti privati e sui loro crediti contributivi; alle cifre sulla «silver economy» nel lavoro autonomo (tratte dal XV rapporto dell’Adepp, l’associazione delle Casse, illustrato su ItaliaOggi del 18 dicembre 2025) il magistrato ne ha aggiunte altre sulla discesa dei partecipanti agli esami di abilitazione, affermando che per i commercialisti si è «passati da circa 5.000 candidati nel 2020 a 1.700 nel 2024», fra gli avvocati s’è «toccato il livello minimo di circa 9.700 nel 2023, con una parziale risalita a 10.000» nell’annualità successiva, e «quasi 11.000 che hanno svolto le prove scritte del 2025».
Ci sarà un giudice per le vittime del Covid. Ma è quello amministrativo e non quello ordinario cui devono rivolgersi i parenti per chiedere il risarcimento del danno non patrimoniale patito per i decessi da Sars-Cov-2. Istituzioni (e assicurazioni) non possono invocare l’atto politico, non sindacabile dal giudice soltanto laddove è libero nel fine: la controversia, invece, investe l’espressione di una funzione amministrativa svolta nei limiti della Costituzione e della legge per la tutela di un diritto fondamentale, come quello alla salute, che non può essere sottratto al controllo di un giudice; che tuttavia è quello amministrativo perché i familiari delle vittime denunciano inefficienze organizzative del servizio sanitario nazionale. Lo stabiliscono le Sezioni unite civili della Cassazione con l’ordinanza n. 1952 del 29/01/2026. Gli eredi denunciano il mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale, la violazione della normativa Ue e le carenze strutturali che avrebbero causato i decessi: scarsità dei tamponi e insufficienza di posti letto e macchinari. Non hanno buon gioco due compagnie assicurative e la Regione quando eccepiscono il difetto assoluto di giurisdizione: si tratterebbe di atti che integrano “scelte politiche effettuate per la gestione della crisi”. L’atto politico è insindacabile soltanto se l’azione non è circoscritta da vincoli posti da norme giuridiche che ne segnano i confini. E nel caso specifico i familiari indicano la presenza di parametri normativi entro cui la Pa avrebbe dovuto agire.

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Alla fine gli esodati ci sono. Non i 55mila denunciati dalla Cgil, ma quasi 5mila certificati ieri dal ministero del Lavoro. E c’è anche la soluzione: i buchi saranno coperti dalle imprese. È l’esito del tavolo convocato dal capo di gabinetto Mauro Nori con sindacati e imprese – Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal, Usb, Confindustria, Abi, Ania, Federcasse e Federmanager – per affrontare il caso nato dall’aumento dei requisiti pensionistici legato alla speranza di vita. Il governo conferma la cifra già indicata dalla ministra Marina Calderone in Parlamento: 4.900 lavoratori. La platea è composta da 4mila dipendenti coperti dai fondi di solidarietà bilaterali bancari e assicurativi, 408 in isopensione e 460 usciti con i contratti di espansione, lo strumento di prepensionamento aziendale fino a cinque anni prima della pensione che l’esecutivo non ha rinnovato.

L’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran – oltre, come sempre, a pesare maggiormente sui civili – ha creato incertezza e rischi sui mercati. Compresi quelli del debito sovrano. La riprova? La offrono gli andamenti delle quotazioni dei Credit default swap (Cds) di diversi Paesi del Golfo Persico. Secondo il terminale Bloomberg, la “polizza” per assicurarsi contro il potenziale fallimento del debito sui 5 anni, ad esempio, del Qatar viaggiava ad inizio 2026 intorno ai 27,2 punti base. Poi, in concomitanza con lo scoppio della guerra, il Cds è schizzato al massimo di 45,5 basis points per arrivare, attualmente, a danzare intorno al livello di 43.
A 25 anni dall’entrata in vigore del Dlgs 231/2001, la proposta di riforma presentata dal Tavolo tecnico coordinato da Giorgio Fidelbo, tra le diverse linee di intervento, prevede di elevare espressamente la colpa di organizzazione a elemento costitutivo dell’illecito 231; attraverso la riscrittura dell’articolo 6, troverebbe dunque definitivo accoglimento il principio di diritto sancito dalla Suprema Corte sin dalla sentenza ThyssenKrupp. Nella formulazione che si prospetta, la responsabilità dell’ente sorgerebbe qualora la commissione del reato sia stata determinata o agevolata dalla mancata adozione o dall’inefficace attuazione di un modello organizzativo idoneo. L’evento-reato dovrebbe, quindi, rientrare nello scopo di tutela della cautela violata, in linea con l’elaborazione giurisprudenziale che, a partire dal caso Impregilo-bis, ha portato all’emersione di un dibattuto parallelismo tra l’illecito dell’ente e quello colposo della persona fisica.
L’innalzamento del limite di deducibilità dei contributi destinati ai fondi pensione da 5.164,57 a 5.300 euro si applica dal 1° gennaio 2026. È uno dei chiarimenti forniti da Assogestioni nella circolare n. 15 dell’11 marzo 2026, dedicata alle novità regolamentari e fiscali introdotte dalla legge 199/2025 (Bilancio 2026) per la previdenza complementare (si veda Il Sole 24 Ore del 7 gennaio 2026). Circa la decorrenza del nuovo limite di deducibilità, il periodo inserito nell’articolo 8, comma 4, del Dlgs 252/2005 – che stabilisce espressamente l’innalzamento del limite di deducibilità a partire dal periodo d’imposta 2026 – prevale sulla disposizione generale della Legge di Bilancio, che prevede l’entrata in vigore delle nuove norme dal 1° luglio 2026. Questa interpretazione, osserva l’Associazione, è coerente con il principio di unitarietà del periodo d’imposta.
Secondo la giurisprudenza, la pensione di vecchiaia anticipata per disabili può essere riconosciuta in presenza di una invalidità civile non inferiore all’80 per cento. Nel nostro ordinamento, accanto agli accessi ordinari a pensione disciplinati dalla legge 214/2011, sopravvive, per i soli lavoratori dipendenti del settore privato, una tipologia di pensionamento di vecchiaia introdotta in via derogatoria dalla riforma Amato (Dlgs 503/1992) che richiede tre requisiti congiunti: 20 anni di contributi (non sommabili fra le varie gestioni con il cumulo contributivo); una età pari a 56 anni per le donne e 61 anni per gli uomini (adeguata ogni due anni a speranza di vita); una invalidità non inferiore all’80 per cento. Il richiedente deve avere almeno un contributo anteriore al 1996 e non deve avere optato per il metodo contributivo.
Il gruppo assicurativo Talanx aumenta in modo significativo il suo dividendo. Secondo quanto annunciato mercoledì a Hannover dal consiglio di gestione e di sorveglianza, la distribuzione agli azionisti dovrebbe salire di un terzo, raggiungendo 3,60 euro per azione, rispetto ai 2,70 euro dell’anno precedente. “Con questo, il nostro dividendo cresce nuovamente più del risultato del gruppo – e manteniamo ciò che abbiamo promesso: un dividendo in costante aumento”, ha dichiarato l’amministratore delegato Torsten Leue, il cui mandato è stato recentemente prorogato fino al 2030. Gli analisti si aspettavano in media un dividendo di 3,35 euro per azione. Leue ha ribadito l’obiettivo di aumentare l’utile dell’anno in corso a 2,7 miliardi di euro, “superando così il nostro traguardo di profitto originariamente previsto solo per il 2027, con un anno di anticipo”. Il fatturato assicurativo dovrebbe crescere in una misura media a una cifra. Già lo scorso anno, Talanx aveva raggiunto un utile record di 2,48 miliardi di euro, avvicinandosi così all’obiettivo di 2,5 miliardi fissato per il 2027, come comunicato a febbraio. La società madre del riassicuratore Hannover Rück ha beneficiato di un numero relativamente basso di grandi sinistri – nonostante i devastanti incendi boschivi a Los Angeles all’inizio dell’anno, per i quali Talanx ha dovuto sostenere costi per 612 milioni di euro.