Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Renault accelera sull’integrazione della robotica avanzata nelle proprie fabbriche e si candida a diventare uno dei primi costruttori automobilistici a portare i robot umanoidi su scala industriale, mentre anche Stellantis potrebbe fare lo stesso. Il gruppo francese prevede di introdurre circa 350 unità entro il 2027, con l’obiettivo dichiarato di ridurre del 30% le ore necessarie per produrre un veicolo, come segnala Automotive News. Il progetto è un passaggio chiave nella trasformazione delle linee produttive: i robot umanoidi saranno impiegati nelle attività più ripetitive, pesanti e a basso valore aggiunto – come la movimentazione di componenti o il rifornimento delle linee – operando in affiancamento agli operai. I primi test sono già in corso nello stabilimento di Douai, dove il robot Calvin – capace di sollevare fino a 40 chilogrammi – è utilizzato per il trasporto degli pneumatici. Renault non è sola in questa corsa ai robot umanoidi. Come segnala Les Echos, il settore automobilistico è diventato uno dei principali terreni di sperimentazione della cosiddetta «Physical AI», con investimenti crescenti e strategie divergenti. Bmw ha già avviato test pilota nel sito di Lipsia dopo esperienze negli Stati Uniti, mentre Mercedes-Benz sta testando i robot Apollo negli impianti ungheresi, sostenendo anche lo sviluppo tecnologico tramite una partecipazione nella texana Apptronik.
Il 2025 è andato meglio delle previsioni per Prima Assicurazioni. L’insurtech che lo scorso anno ha festeggiato i 10 anni di vita ha chiuso l’anno scorso con una crescita dei premi del 39,4% a 1,813 miliardi di euro, superando 5 milioni di clienti attivi e guadagnando il 12% di quota di mercato nel mercato assicurativo motor italiano. A salire è stato anche l’utile, aumentato del 48,5% a 98 milioni (che non include i risk carrier) e i numeri non contengono ancora i benefici legati all’ingresso di Prima Assicurazioni nel gruppo Axa, avvenuto alla fine del 2025. A muovere è stata in particolare Axa Europe, rilevando il 51% del capitale (con l’uscita di Blackstone, Goldman Sachs e Carlyle) per circa 538 milioni di euro, con una valutazione complessiva della società di circa 1 miliardo e un’opzione per salire al 100%.
GbSapri rileva Smith Bilbrough & Co e apre l’accesso diretto al mercato assicurativo Lloyd’s di Londra, il principale hub globale per la sottoscrizione dei rischi complessi. Per il broker guidato dall’amministratore delegato Carlo Maria Bassi si tratta della nona acquisizione realizzata dal 2024, quando nel capitale di GbSapri è entrato con il 70% il fondo di private equity elvetico Brera Partners. Il 30% restante è detenuto dal management e dagli imprenditori-broker rilevati che hanno deciso di reinvestire nella holding.

Prestiti bancari e anticipazioni, garanzie Ismea a costi contenuti e cat bond (catastrophe bond) per sostenere finanziariamente le imprese agricole e della pesca che investono a lungo termine per mitigare i rischi del cambiamento climatico (climate change). Sia i cat bond, obbligazioni ad alto rendimento emesse da assicurazioni per trasferire agli investitori rischi di catastrofi naturali (uragani, terremoti, ecc.), sia le garanzie dell’Istituto vigilato dal Masaf concesse a condizioni di libero mercato in concorso con il sistema delle assicurazioni private, possono contribuire a fronteggiare i rischi catastrofali che gravano sulle imprese agricole e, a cascata, sulle banche che finanziano l’agroindustria. Sono queste alcune delle conclusioni emerse nel corso della tavola rotonda organizzata dall’Abi in collaborazione con la Bei e con la Fondazione Mario Ravà (partecipata dall’Abi), a cui hanno preso parte il Ministero dell’agricoltura e associazioni del settore agricolo e delle professioni (dottori agronomi, ecc.).
Con la mediazione civile l’accordo scatta nel 53,1% dei casi quando i litiganti decidono di proseguire dopo il primo incontro, mentre si ferma al 30,6% se si considera il totale dei procedimenti in cui compare l’aderente. La conciliazione ha più successo nelle liti di modesto valore. Sono oltre 136 mila i procedimenti di risoluzione stragiudiziale iscritti nel 2025 e la modalità online supera quella in presenza: 51% contro 38% degli iter definiti. Altissima la presenza dell’avvocato anche nelle mediazioni volontarie: 91% per chi propone la conciliazione, 83% per chi aderisce. Boom di istanze per il gratuito patrocinio. Divisioni, successioni e condominio sono le materie controverse in cui le parti decidono maggiormente di proseguire il percorso verso la pace. Insomma: una crescita lenta ma costante, con volumi superiori al pre-pandemia, trainata dalla riforma Cartabia. È quanto emerge dalla relazione sulla mediazione nel 2025 pubblicata dalla direzione generale di Statistica del ministero della Giustizia.

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Il «targhino» per i monopattini elettrici diventerà finalmente realtà il 16 maggio. L’attesa durava dal 14 dicembre 2024, cioè da quando la riforma del Codice della strada aveva imposto nuove regole: contrassegno identificativo, assicurazione per la responsabilità civile, casco obbligatorio per tutti e circolazione solo sulle strade urbane. In più limite di velocità fino a 20 km/h, ridotto a 6 km/h nelle aree pedonali e mai contromano. Finora, però, solo quest’ultima parte era entrata in vigore, perché non richiedeva decreti attuativi. Ora, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto della Direzione generale per la Motorizzazione, e della procedura operativa già letta dal Corriere, è nero su bianco come funzioneranno il rilascio e la cancellazione dei contrassegni.
Itas Mutua ha chiuso il 2025 con premi complessivi pari a 1,495 miliardi (+12,7% ramo Danni e +23,1% ramo Vita). Utile netto a 50,4 milioni.

Le aziende investono sempre di più nel welfare, ma il benessere percepito dai lavoratori resta fragile. Secondo lo studio realizzato da Marsh JOINTLY, insieme all’Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano, oltre il 90% delle risorse è concentrato su strumenti di sostegno a reddito e sanità integrativa, mentre meno del 3% è destinato a conciliazione vita-lavoro e benessere psicologico. Il risultato è un divario crescente tra investimenti e percezione reale. Dalla Ricerca 2024-2025 dell’Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano (condotta su un campione di 1500 lavoratori, in collaborazione con IPSOS DOXA, e su un campione di circa 210 Direzioni HR di organizzazioni di dimensioni medio-grandi che operano in Italia), infatti, emerge che solo il 10% dei lavoratori dichiara di stare bene su tutti i fronti – fisico, psicologico e relazionale – e appena il 17% è pienamente coinvolto nel lavoro. «Si tratta del fenomeno del “Great Detachment”, indice di una crisi nel rapporto tra persone e lavoro ancor più grave di quella messa in luce dalle Grandi Dimissioni. Siamo infatti di fronte a una disconnessione silenziosa e profonda: non si cerca il cambiamento, si resta in azienda, ma scoraggiati, senza coinvolgimento», spiega Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano. «Il fatto che solo il 10% dei lavoratori dichiari di stare bene dal punto di vista fisico, psicologico e relazionale e che appena il 17% sia pienamente ingaggiato costituisce una situazione di pericolosa fragilità», osserva Corso.
Il 15% degli italiani maggiorenni, pari a circa 7,7 milioni di persone, dichiara consapevolmente di aver subito episodi di violenza economica. Tale valore si accentua in modo significativo in alcuni segmenti: le persone che si trovano in condizione di disoccupazione (24%), nella fascia d’età 35-44 anni (22%), chi ha un reddito personale e familiare limitato (20%) e chi è single, separato o vedovo (19%). È quanto emerge dalla ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con Banca Sella e Fabrick.
Un’Italia in equilibrio ma ancora vulnerabile, dove la maggior parte dei cittadini riesce a coprire le spese di base, ma basta un singolo imprevisto a mettere in crisi gli equilibri economici familiari. Questa la fotografia scattata dal nuovo Consumer Payment Report 2025 di Intrum, società europea di gestione del credito attiva in 20 Paesi, che colloca il nostro Paese in linea con la media europea, ma lontano dai Paesi più virtuosi. Il Money Management Index, l’indicatore di Intrum che misura la salute finanziaria dei consumatori con un punteggio da zero a 100 e li suddivide in “fragili”, “in equilibrio” e “resilienti”, attribuisce all’Italia un punteggio medio di 81.92, sopra la Germania (80.27), ma sotto Francia (82.52) e Spagna (83.87) e ben distante dal Belgio primo in classifica (86.79). «Ciò che emerge analizzando i dati è la trasversalità della fragilità in Italia», spiega Enrico Risso, amministratore delegato di Intrum Italy, sottolineando come «una quota di individui fragili è presente anche tra coloro che dichiarano di percepire redditi nella media» (il 19%) o «addirittura sopra la media», per il 9%. Dal punto di vista generazionale, «la GenZ (coloro che sono nati tra il 1997 e il 2012 ndr.) emerge come il gruppo complessivamente più a rischio, con il 46% di “fragili”», continua Risso. La Generazione Z si trova infatti al centro di una sfida complessa, stretta tra fragilità economiche – dovute a redditi mediamente più bassi e ingressi tardivi e discontinui nel mercato del lavoro – e pressioni sociali senza precedenti. Sul tema dei pagamenti, il 45% dei GenZ dichiara di non riuscire a saldare puntualmente le bollette (contro un 22% di media tra le altre generazioni), con difficoltà che risultano ricorrenti. A questo, si aggiunge la pressione dei social media, più forte sulle generazioni più giovani.