Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

La nuova guerra nel Golfo mette a repentaglio 19,5 miliardi di euro di esportazioni annue di prodotti Made in Italy nelle aree coinvolte nel conflitto. E allo stesso tempo mina le catene di approvvigionamento che garantiscono all’Italia 9,5 miliardi di beni provenienti da Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Kuwait, Oman e Qatar. Lo raccontano le schede economiche stilate per ciascuno di questi Paesi dall’Osservatorio InfoMercatiEsteri della Farnesina. Un duro colpo per la bilancia commerciale tricolore, visto che i Paesi del Medio Oriente sopracitati sono alcuni dei mercati che il ministero degli Esteri e Sace avevano individuato come ad alto potenziale per le imprese italiane nell’ottica di diversificazione resa particolarmente necessaria per evitare i contraccolpi dei dazi Usa. Entrando nel dettaglio dei Paesi, le vendite di beni tricolore effettuati dagli Emirati Arabi Uniti tra gennaio e novembre 2025 hanno raggiunto quota 8,4 miliardi, in crescita del 18,5% sul 2024. Spiccano gli acquisti emiratini di gioielli, bigiotteria e pietre preziose italiane, che superano i 1,2 miliardi (+1,37%), e di articoli di abbigliamento per 413 milioni (+5%).
Avanti con il piano e l’integrazione di Mediobanca. Sarà questa, a meno di improbabili colpi di scena, la decisione che prenderà oggi il board di Montepaschi, nel soldo del piano del ceo Luigi Lovaglio, nonostante l’approvazione della lista del cda che ne ha escluso la riconferma. Siena insomma non cambia rotta, anche perché la strategia annunciata al mercato a metà febbraio è stata vivamente raccomandata dalla Bce, che sta seguendo da vicino le mosse dell’istituto toscano. Il nuovo ad che sarà scelto all’assemblea del 15 aprile si muoverà così in continuità con il piano di Lovaglio, al più facendo qualche variazione ma senza pregiudicarne l’impalcatura generale. Entro fine anno quindi Mediobanca dovrebbe fondersi nella capogruppo mentre le attività di corporate & investment banking e di private banking saranno conferite nella nuova Mediobanca.
A pochi giorni dalla presentazione della lista del cda, Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con oltre il 20% (e autorizzato da Bce a salire fino al 29,9%), è pronto a sostenere la riconferma dell’attuale squadra di vertice dell’istituto di Piazza Meda, a partire dal tandem Giuseppe Castagna (ceo) e Massimo Tononi (presidente). Pur non prendendo parte alla lista predisposta dal consiglio di amministrazione uscente, il gruppo bancario francese appoggia la continuità gestionale che ha fatto crescere la banca negli ultimi anni. La posizione di Agricole appare dunque orientata a sostenere la stabilità della governance, ritenuta funzionale al proseguimento della strategia di crescita perseguita dall’istituto milanese.
Generali vende a Zurich il business Danni in Irlanda e Irlanda del Nord per 337 milioni. Si tratta delle attività gestite attraverso le branch irlandese e britannica (Irlanda del Nord) di Generali Spagna con il marchio RedClick, cedute a Zurich Insurance Europe AG e a Zurich Insurance Company Ltd in Uk. Guardando ai nove mesi, il business ha contribuito per 167 milioni in termini di premi lordi contabilizzati e per 17 milioni sul risultato operativo ed era entrato nel gruppo Generali a gennaio 2024, in conseguenza dell’acquisizione di Liberty Seguros per 2,3 miliardi di euro, la più grande operazione della compagnia triestina degli ultimi 10 anni.
Gli Etf non sono più un tabù neanche per le reti di consulenza tradizionali e a testimoniarlo sono i dati di gennaio di Assoreti, associazione di categoria presieduta da Massimo Doris. Su 3,9 miliardi di euro di raccolta complessiva, gli Etp (macro-categoria che include anche prodotti su commodity fisiche e criptovalute) hanno portato alle reti 715 milioni, contro i quasi 600 dei fondi comuni. A gennaio il contributo complessivo delle associate al sistema dei fondi aperti, attraverso la distribuzione diretta e indiretta di quote, è stato positivo per circa 1,4 miliardi, rappresentando il 42,7% dei volumi netti censiti da Assogestioni (3,2 miliardi).
Banca Generali archivia febbraio con una raccolta netta di 710 milioni di euro, flussi che portano il totale da inizio anno a 1,2 miliardi. In particolare, segnala la banca del Leone in una nota, la qualità del mix di raccolta «è certificata dai flussi in asset under investment rispetto a gennaio, pari a 322 milioni nel mese e 384 da inizio anno».
- INFRASTRUTTURE IN DIFESA
La sicurezza energetica si gioca sempre più sul terreno digitale. Centrali elettriche, dighe, reti di distribuzione e sistemi di controllo industriale sono oggi parte di un ecosistema connesso, esposto a minacce che non riguardano soltanto l’approvvigionamento di materie prime o le tensioni geopolitiche, ma anche la capacità di prevenire e gestire attacchi informatici. È questo il quadro delineato dal «Global Cybersecurity Outlook 2026» del World Economic Forum, realizzato in collaborazione con Accenture. Il rapporto colloca le infrastrutture critiche – tra cui energia, acqua e trasporti – al centro di una fase di crescente esposizione. La combinazione tra interconnessione tecnologica e instabilità internazionale amplia la superficie di attacco e aumenta il potenziale impatto di eventuali intrusioni
- Come investire in governance, monitoraggio e resilienza operativa
Osservatorio Cyberoo: identità, AI e fornitori determinano il rischio reale
Che la sicurezza energetica passi anche dal cyberspazio, dove le infrastrutture industriali e le filiere produttive si confermano tra i bersagli più esposti, è confermato anche dalla seconda edizione dell’Osservatorio Cyberoo 2026, il report annuale pubblicato daCyberoo, che analizza i principali trend di attacco emersi nel 2025 e li traduce in indicazioni operative per l’anno in corso, a partire dai dati raccolti dal team I-Soc e dall’Incident Response Team.
Nel perimetro osservato, che comprende oltre 700 clienti midsize europei, il settore manufacturing risulta il più colpito, con il 29% degli attacchi analizzati. Un dato che assume
un peso specifico anche in termini di sicurezza energetica, considerando il ruolo strategico delle imprese manifatturiere e delle loro supply chain, spesso interconnesse con sistemi di
produzione, distribuzione e gestione dell’energia. Nel 2025 sono stati identificati 320 nuovi threat actor, mentre le segnalazioni alle autorità per phishing, antispam e antifrode hanno superato quota 1.300. Rilevati inoltre 38.654 domini sospetti e oltre 2.700 vulnerabilità univoche legate ai fornitori monitorati, a conferma della criticità della gestione della supply chain.

Senza la validazione (qualunque essa sia) del sistema video di accertamento delle infrazioni, le multe del codice della strada violano il Gdpr (regolamento UE sulla protezione dei dati n. 2016/679). E all’ente accertatore arriva una sanzione del Garante della privacy. Come è successo a un comune, cui è stata inflitta un’ammenda di 4 mila euro (ingiunzione n. 102 del 12/2/2026), a seguito di un reclamo di un’automobilista. Quest’ultimo si è rivolto al Garante dopo avere ricevuto la notifica della contestazione della circolazione con veicolo non sottoposto a revisione. Nel verbale, il comune ha dichiarato di avere accertato l’infrazione con sistemi di videosorveglianza nell’impossibilità di contestazione immediata, senza ulteriori spiegazioni. Il problema affrontato dal Garante concerne la liceità della contestazione differita delle trasgressioni, a seguito di rilevamento a distanza con strumenti tecnologici. Al riguardo, dal provvedimento del Garante deriva che – qualunque esso sia (secondo quanto previsto dall’articolo 201 del codice della strada e dalle interpretazioni della Cassazione) – il benestare all’uso degli strumenti interessa anche la privacy, perché quell’attestazione è un presupposto di liceità del trattamento. In mancanza, l’ente tratta dati senza una «base giuridica». Nel caso specifico, tra l’altro, le telecamere usate non erano né omologate, né approvate dal ministero delle infrastrutture, ma solo installate nell’ambito di un progetto validato dalla Prefettura.
Il tutor dell’Intelligenza artificiale (Ia) non può attendere. È già operativo, infatti, l’obbligo di supervisione umana dell’IA usata nei settori ad alto rischio. Anche se per il regolamento Ue sull’Ia n. 2024/1689 la funzione diventerà operativa dal 2 agosto 2026, la «riserva di umanità» è già applicabile. Parola del Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio, sede di Roma, sezione terza bis, sentenza n. 1895 del 2 febbraio 2026. Per effetto del principio affermato dal TAR, imprese e pubbliche amministrazioni devono verificare le condizioni di uso dell’Intelligenza artificiale, individuando, quando necessario, il supervisore umano.
I pagamenti digitali in Italia superano per la prima volta la soglia dei 500 miliardi di euro, ma il Paese resta ancora sotto la media europea nell’utilizzo degli strumenti cashless. Nel Cashless Society Index 2026 l’Italia si colloca al 21° posto su 27 Paesi dell’Unione europea e al 31° posto a livello mondiale per intensità di utilizzo del contante. I dati emergono dall’11° Rapporto della Community Cashless Society di Teha Group (The European House – Ambrosetti). Nel 2025 il valore complessivo delle transazioni elettroniche in Italia ha superato i 500 miliardi di euro, triplicando rispetto al 2015 e raggiungendo una quota pari al 26,6% del prodotto interno lordo. La crescita dei pagamenti digitali è proseguita anche negli ultimi anni: nel triennio più recente il transato cashless ha registrato un incremento medio annuo del 9,5%.
Le sezioni giurisdizionali della Corte dei conti sono in disaccordo sull’obbligatorietà del potere riduttivo nei confronti di chi sia riconosciuto responsabile di danno erariale.
Giungono a conclusioni diametralmente opposte, da una parte la sezione giurisdizionale per il Lazio, che con sentenza 20 febbraio 2026, n. 82 considera il potere riduttivo come non vincolante; dall’altra, la sezione giurisdizionale per la Lombardia con 27.2.20206, n. 41,
secondo la quale invece l’esercizio del potere riduttivo è obbligatorio La legge 1/2026 (riforma della Corte dei Conti o “Legge Foti”), già oggetto di controverse interpretazioni dottrinali, è già causa di contrasti giurisprudenziali all’interno della magistratura contabile. E
la discordia nel caso di specie concerne uno dei punti fondamentali della riforma: la fissazione di un tetto al danno risarcibile
La scuola è responsabile dei danni conseguenti alla violazione dei dati personali degli studenti. L’istituto scolastico è titolare del trattamento e risponde delle lesioni causate dall’infrazione del Gdpr (regolamento Ue sulla privacy n. 2016/679). È quanto deriva dall’articolo 83 del Gdpr. La disposizione considera risarcibili sia i danni patrimoniali sia i danni non patrimoniali. Inoltre, l’esposizione al rischio di risarcimento è aumentata
dall’uso delle intelligenze artificiali, anche se in questo settore le regole normative non sono ancora state definite. In generale, la scuola è responsabile sia quando lo studente si fa male da solo durante l’attività scolastica sia quando il danno è causato da un altro studente. I
presupposti giuridici e i limiti della responsabilità civile sono diversi: nel primo caso la responsabilità è basata sulla violazione dell’obbligo contrattuale di salvaguardare l’incolumità dello studente, mentre nel secondo caso si tratta della violazione del dovere extracontrattuale di sorveglianza dello studente autore materiale della condotta dannosa.

Un italiano su dieci rinuncia a una visita specialistica pur avendone bisogno. Pochi di meno rinunciano a esami diagnostici. Per tre motivi prevalenti: troppi soldi da pagare, troppi mesi da aspettare, troppi chilometri da fare. E per carità, rispetto all’Europa non andrebbe neanche male se si guarda alla «media» che parifica sempre tutto. Ma se spacchettiamo i numeri il quadro è tutt’altro: le differenze tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud, tra chi ha studiato e chi no, da noi producono non solo disuguaglianze e ingiustizie sociali ma anche costi complessivi assai peggio che altrove. Perché? «Perché siamo un sistema di silos anziché di vasi comunicanti». Soluzioni? «Diventare una rete vera, un sistema integrato tra Stato Regioni e Comuni, tra pubblico e Terzo settore, tra sanità e sociale. Con al centro la persona. E magari un fascicolo unico, con dentro tutto ciò che la riguarda: fascicolo non più solo sanitario ma sociosanitario, esami del sangue e domanda per la casa popolare. La persona è una, salute e vita non funzionano a camere stagne. È questo il salto da fare». L’analisi è di Giorgio Vittadini, docente di Statistica all’Università di Milano Bicocca nonché presidente di Fondazione per la Sussidiarietà che da oltre vent’anni fa ricerche economico sociali sulla vita della gente. E in effetti i dati di partenza dell’analisi vengono dal Rapporto Sussidiarietà 2025 realizzato dalla Fondazione elaborando le cifre Eurostat 2024 e quelle Istat 2023 su un campione di 25 mila famiglie in 840 Comuni italiani.
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