Nel mercato tedesco dell’assicurazione contro i danni da eventi naturali si osserva un vero e proprio cortocircuito tra bisogno di copertura e funzionamento del mercato, soprattutto nelle aree ad alto rischio. Un report di Nickel-Waninger, Groß e Schellenberger pubblicato sul portale “Cash” analizza per la prima volta in modo sistematico i sovrappremi per la copertura su oltre 1.000 indirizzi e circa 80.000 offerte, coprendo tutte le 36 zone di rischio tedesche. Ne emerge che il peso della garanzia danni da eventi naturali sul premio di una polizza incendio/fabbricato “base” cresce rapidamente con il rischio: circa 20–30% nelle zone a basso rischio, intorno al 50% nelle zone intermedie e fino al 75% del premio complessivo nelle aree ad alta esposizione. In cifra assoluta, per un’abitazione monofamiliare in zona ad altissimo rischio i sovrappremi superano facilmente i 1.000 euro l’anno, con punte oltre 3.000 euro, e premi complessivi spesso ben oltre i 2.000 euro annui.
Oltre al livello elevato dei prezzi colpisce la fortissima dispersione tariffaria all’interno della stessa classe di rischio, segno di bassa trasparenza e forte eterogeneità tra generazioni di prodotti, basi tecniche e considerazione dei nuovi dati di danno (in particolare dopo l’alluvione dell’Ahr del 2021). A ciò si somma un problema strutturale di domanda: i rischi rari ma severi vengono sistematicamente sottovalutati, le tariffe sono complesse da confrontare e i premi alti rendono molti proprietari riluttanti ad acquistare la copertura, anche perché una parte di loro continua a confidare negli aiuti pubblici post‑evento. Il risultato paradossale, ma comprensibile è che la penetrazione della garanzia è più alta proprio dove il rischio è contenuto, mentre nelle zone più esposte la domanda crolla.
La situazione più critica riguarda la ZÜRS‑Zone 4, la categoria di rischio più elevato per inondazioni: qui, secondo l’indagine, non esiste di fatto “quasi più nessun mercato funzionante”. Molte compagnie non offrono più tariffe standard; eventuali coperture richiedono valutazioni individuali e contrattazione diretta con la direzione, con premi molto elevati e una domanda quasi nulla. Questo configura una sottoprotezione strutturale in un segmento di mercato numericamente piccolo, ma nel quale il bisogno di trasferimento del rischio sarebbe molto alto.
Sul piano politico, il contributo si inserisce nel dibattito sulla possibile introduzione di una copertura obbligatoria per i danni da cat nat integrata nella polizza incendio fabbricati, come previsto nel contratto di coalizione, eventualmente con meccanismi di opt‑out. Gli autori sottolineano però che un obbligo “nudo”, senza misure accompagnatorie, rischierebbe di scontrarsi con problemi di accettabilità soprattutto nelle aree più esposte, data l’entità dei premi. Per questo vengono discusse varie opzioni di politica economica: alleggerimenti mirati dei premi, sussidi calibrati sul rischio, o soluzioni di riassicurazione pubblica per contenere il costo del capitale nelle zone più critiche.
Per intermediari e compagnie, la pressione aumenta: la forte dispersione dei prezzi, la crescente centralità del rischio di localizzazione e la complessità dei prodotti rendono più impegnativa la consulenza e la formazione delle aspettative dei clienti. Per il legislatore, la domanda di fondo è se il solo mercato volontario sia in grado di garantire una copertura ampia e socialmente accettabile o se, almeno per le aree ad alto rischio, siano inevitabili interventi regolatori. L’articolo conclude che il nodo decisivo per il futuro dell’assicurazione contro i danni da cat nat sarà la gestione della variabile “costo”: mentre in gran parte del territorio tedesco la copertura resta ancora accessibile, nelle regioni più esposte rischia di diventare una sfida finanziaria, alimentando la discussione su obbligo, mutualizzazione e ruolo dello Stato.
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