Nel 2025 il mercato delle MGA (Managing General Agents) nel ramo danni è cresciuto ancora, arrivando a circa il 7% di quota di mercato e a un volume premi stimato di 94 miliardi di dollari, pari a una crescita del 19% rispetto all’anno precedente (in lieve rallentamento rispetto al +21% del 2024). La decelerazione è più marcata se si esclude l’agricoltura: la crescita scende infatti dal 22% del 2024 al 16% nel 2025.

Secondo BMO Capital Markets, circa il 76% di questo mercato (72 miliardi) non è legato al segmento E&S (excess & surplus), mentre il restante 24% è collegato al canale E&S/wholesale; la crescita delle MGA non è quindi trainata dal solo E&S e la quota E&S sul totale MGA è rimasta stabile rispetto al 2024.

Il fenomeno più strutturale riguarda il ruolo dei grandi broker: i principali tre wholesaler (Ryan, AmWINS e Brown & Brown) detengono ormai circa il 7% del mercato MGA (6% nel 2024) e hanno aumentato la loro offerta MGA di quasi il 50%, affiancati da piattaforme di incubazione come Accelerant.

Questa dinamica è interpretata da BMO come un trend “secolare”: gli underwriter imprenditoriali cercano partnership con i broker per ottenere maggiore remunerazione rispetto a quanto possibile in una compagnia tradizionale o in un modello di brokerage standard. Poiché le MGA/MGU svolgono gran parte dell’attività di underwriting, possono applicare fee superiori del 15% circa rispetto a un accordo tradizionale, erodendo nel tempo i margini delle compagnie che forniscono la capacità.

Mentre il mercato azionario teme una futura disintermediazione dei broker dovuta all’IA, nella pratica i broker stanno aumentando il proprio peso nella catena del valore assicurativa. Lo testimonia anche il fatto che carrier tradizionalmente restii a “cedere la penna” di sottoscrizione, come WR Berkley, oggi gestiscono centinaia di milioni di dollari di business tramite MGA; Kinsale resta uno dei pochi carrier commerciali sotto copertura BMO a non delegare underwriting alle MGA.

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