Secondo Fitch Ratings, il conflitto in corso che coinvolge l’Iran espone in modo più diretto il mercato di Londra e gli assicuratori globali specializzati, in particolare sui rami marine e aviation war, violenza politica, credito commerciale ed energy. Le compagnie potrebbero subire effetti indiretti rilevanti in caso di crisi prolungata in Medio Oriente, tramite inflazione dei costi dei sinistri, riduzione del valore degli attivi e aumento delle insolvenze, ma in uno scenario di durata limitata e senza danni gravi a impianti di produzione e trasporto di petrolio le ricadute sul merito di credito del settore assicurativo globale sono considerate contenute.
Fitch sottolinea che, per la maggior parte delle imprese, l’impatto a conto economico dovrebbe rimanere gestibile agli attuali livelli di rating, anche perché i rischi di guerra sono generalmente esclusi dalle coperture property, business interruption e cyber, salvo mercati molto specializzati come Lloyd’s, dove la garanzia war è obbligatoria per la navigazione in aree inserite nella lista del Joint War Committee (ad esempio lo Stretto di Hormuz). Il conflitto ha già prodotto una stretta di capacità e una forte rideterminazione dei premi, con premi per le coperture war marine e aviation che in alcuni casi sono stati cancellati e riscritti a condizioni molto più onerose. Nei transiti attraverso Hormuz, i premi per la garanzia guerra marittima sono diventati estremamente volatili e possono arrivare fino a 20 volte il livello “normale” di circa lo 0,25% del valore assicurato della nave.
Nel comparto Marine Hull, gli esperti di mercato (Marsh) stimano incrementi tariffari nell’area del Golfo nell’ordine del 25‑50%. Si calcola che nell’area del Golfo e nelle acque circostanti siano presenti circa 1.000 navi, con valori complessivi di scafo superiori a 25 miliardi di dollari; la distruzione di un singolo mezzo può generare un sinistro di alcune centinaia di milioni a seconda della tipologia e del carico. Le coperture P&I guerra (protection and indemnity) includono anche il rischio inquinamento in caso di grande sversamento di greggio, di solito con massimale di 500 milioni di dollari per evento, e il rischio di aggregazione è elevato per la concentrazione di unità nell’area di Hormuz.
Per mitigare il rischio sistemico sul traffico marittimo, è stato varato un piano di riassicurazione marittima da 20 miliardi di dollari promosso dalla U.S. International Development Finance Corporation (DFC), di cui Chubb è lead underwriter, finalizzato a ristabilire i flussi commerciali e energetici attraverso lo Stretto di Hormuz. Fitch avverte però che anche le garanzie contro violenza politica e terrorismo – spesso incluse nei pacchetti property – potrebbero essere attivate dal conflitto, con possibili perdite nei Paesi del GCC su data center e altre infrastrutture considerate finora relativamente sicure, qualora gli attacchi si concentrassero su asset critici. Parallelamente, un aumento duraturo dei prezzi dell’energia o forti interruzioni del commercio possono innescare un graduale aumento dei sinistri per gli assicuratori credito e political risk, soprattutto nei settori energia, petrolchimico e trasporti, con particolare vulnerabilità nelle economie asiatiche più dipendenti dalle rotte del Golfo.
Pur ricordando che molti assicuratori del Golfo sono fortemente riassicurati, Fitch segnala che i riassicuratori globali hanno già ridotto in parte la propria esposizione alla regione: al momento il conflitto è valutato come un evento che “incide” sugli utili in particolare sui rami specialty più che come uno shock di capitale, ma la possibilità di perdite correlate su più linee potrebbe aumentare la volatilità dei risultati e, in uno scenario di conflitto prolungato o di shock sistemico per economia e mercati finanziari, esercitare pressioni anche sulla solidità patrimoniale.
Una recente analisi di Moody’s converge su questa lettura, evidenziando un incremento del tail risk per gli assicuratori e riassicuratori specialty, ossia della probabilità di sinistri di grande entità e alta concentrazione in caso di persistenza o escalation delle ostilità.
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