La diffusione dell’intelligenza artificiale (IA) nelle aziende sta superando la capacità del mercato assicurativo di far fronte alle responsabilità che ne derivano, secondo un report di Gallagher Re in collaborazione con MIT Testudo (Smart Systems, Blind Spots: Rethinking Insurance for the AI Era), che mette in guardia da un crescente «vuoto di protezione» per le organizzazioni che utilizzano l’IA in processi critici, decisioni automatizzate e canali di interazione con i clienti.

Il documento sostiene che i danni derivanti dall’IA non sempre assomigliano a un incidente informatico, a un classico errore professionale o a un difetto di prodotto. Possono derivare dal funzionamento stesso del sistema — ad esempio, risposte inventate presentate come fatti (allucinazioni), decisioni automatizzate errate, comportamenti discriminatori, deriva del modello o dati di addestramento contaminati, bias algoritmici, attacchi tramite iniezione di prompt — e, ciononostante, tradursi in richieste di risarcimento, sanzioni o contenziosi.

Il documento analizza quattro linee assicurative tradizionali e i loro limiti:

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