Nel quinquennio 2020-2024 il bilancio degli infortuni nel settore Agricoltura si è chiuso con un trend complessivo in calo, dai 26.731 casi denunciati nel 2020 e i 26.128 del 2024 (-2,3%). Dietro questa riduzione complessiva si cela però una dinamica in controtendenza: mentre gli infortuni in occasione di lavoro sono diminuiti del 4,1%, infatti, quelli avvenuti in itinere sono aumentati del 34,9%, passando da 1.279 a 1.725. Dati Inail ha aggiornato l’analisi dei rischi e delle caratteristiche del settore primario, con approfondimenti su casi mortali, malattie professionali, bandi Isi e rischio biologico.
Il lavoro in agricoltura in Italia presenta un quadro di forte eterogeneità e progressiva contrazione. Gli occupati complessivi oscillano, a seconda delle fonti, tra poco più di 800 mila e circa un milione e mezzo, con prevalenza di uomini e rapporti di lavoro dipendente. Il settore conta circa 400 mila imprese e rappresenta meno del 2% del valore aggiunto nazionale, con una quota di occupazione attorno al 3,5%, entrambe in lieve calo. Resta elevato il tasso di irregolarità, intorno al 20%, soprattutto tra i dipendenti, riflettendo una struttura ancora segnata da stagionalità, frammentazione e lavoro precario.
L’andamento degli infortuni nel 2020-2024
Nel quinquennio preso in esame, il bilancio del fenomeno infortunistico della gestione
assicurativa Agricoltura dell’Inail, si chiude con un trend in calo, confermato anche dai dati provvisori del 2025. Il numero totale di denunce in complesso pervenute nell’anno 2024 e pari a 26.128, mostra infatti il decremento del 2,3% rispetto al 2020 (26.731) e del 1,6% rispetto al 2023 (26.558).
In questa gestione gli infortuni durante lo svolgimento dell’attività lavorativa sono di gran lunga più frequenti rispetto a quelli che invece accadono nel tragitto casa-lavoro-casa, diversamente da quanto avviene nella gestione Industria e servizi.
Infatti, nel quinquennio in esame per le due gestioni le denunce in occasione di lavoro
rispettivamente 94,2% e 84,1%. Nel dettaglio della gestione Agricoltura, dalle 25.452 del 2020 si è passati alle 25.629 del 2021 e successivamente alle 24.951 del 2022; nei due anni successivi, 2023 e 2024, sono state rispettivamente pari a 25.016 e 24.403. La diminuzione complessiva della numerosità dal 2020 è stata del 4,1% e tra il 2023 e 2024 del 2,5%.
Per quanto riguarda gli infortuni in itinere il trend si è mostrato più variabile rispetto a quello osservato per la modalità in occasione di lavoro (infatti tra il 2020 e 2021 si è assistito a un incremento dei casi pari al 26,1%, successivamente crollato del 4,0% nel biennio 2021-2022 e del 0,5% nel biennio 2022 2023 per poi riaumentare del 11,9% tra il 2023 e il 2024.
Dal punto di vista territoriale, nel 2024, l’area in cui è stato rilevato il maggior numero di eventi lesivi è il Nord-Est con 8.163 denunce pari al 31,2% del totale. Seguono il Sud con 5.508, il Centro con 5.067, il Nord-Ovest con 4.442 e le Isole con 2.948. Tra le regioni più
colpite, sempre nel 2024, L’Emilia-Romagna si conferma con il 12,6% dei casi totali, seguita dalla Toscana con il 9,4% e dalla Lombardia con l’8,8%, successivamente dal Veneto con l’8,6% e dalla Puglia con l’8,4%.
Gli infortuni che hanno coinvolto i lavoratori con cittadinanza italiana si confermano con l’80,3% dei casi, seguiti dai lavoratori provenienti da altri paesi UE con il 4,1% e infine gli Extra UE con il 15,6%. La decrescita fisiologica delle denunce è confermata solamente per i lavoratori dell’area UE esclusa l’Italia (14,0%) e per l’Italia sola (6,8%), mentre per i lavoratori Extra UE si è assistito a un incremento delle denunce del 29,6% nel
quinquennio 2020-2024, confermato anche tra i singoli anni.
Per quanto riguarda il genere, gli infortuni denunciati nel complesso nella gestione
Agricoltura riguardano in media gli uomini con l’81,6% degli eventi. In termini temporali i casi relativi al genere maschile hanno subito un decremento del 3,5% dal 2020 e del 1,7% nell’ultimo biennio 2023-2024. Per le lavoratrici invece nel quinquennio l’incremento delle denunce è stato del 3,9% nonostante un decremento dell’1,3% nell’ultimo biennio osservato.
La distribuzione delle denunce per classi di età della popolazione infortunata nel periodo di
osservazione risulta piuttosto stabile nel tempo, ma si differenzia in maniera evidente se vista rispetto al genere. Infatti, per gli uomini il 51,8% degli infortuni si verificano entro i 47 anni, mentre per le donne il 49,4% degli eventi è raggiunto entro i 52 anni. Sempre per il solo anno 2024, l’età media all’infortunio è 48 anni per i maschi e 52 per le femmine.
In media lo “Scivolamento o inciampamento – con caduta di persona” risulta la modalità che si presenta maggiormente nel 27,1% dei casi, seguita dalla “Perdita di controllo totale o parziale di una macchina” con il 22,3% e il “Movimento del corpo sotto sforzo fisico (che porta generalmente a una lesione interna)” nel 20,8% delle occorrenze. Queste tre cause costituiscono insieme il 70,2% dei casi codificati.
Gli infortuni mortali
Nel quinquennio in esame l’agricoltura continua a confermarsi uno dei settori più rischiosi del sistema produttivo italiano, con una quota di infortuni mortali sul totale delle denunce quasi tripla rispetto a Industria e servizi (0,5% contro 0,2%). Il numero dei casi mortali resta mediamente stabile intorno ai 145 l’anno, ma cambiano le modalità di accadimento: crescono in modo anomalo gli infortuni in itinere, più che raddoppiati nell’ultimo anno, fenomeno particolarmente significativo in un comparto in cui spesso si abita sul luogo di lavoro e gli spostamenti dovrebbero essere limitati. L’aumento riguarda soprattutto i lavoratori dipendenti, in particolare quelli nati fuori dall’Unione europea, mentre gli autonomi mostrano una riduzione dei casi mortali.
Dal punto di vista territoriale il fenomeno è diffuso in tutto il Paese, ma con uno spostamento progressivo del baricentro verso il Nord-Est, accanto al permanere di una forte concentrazione nel Mezzogiorno, che mantiene il primato per incidenza di eventi mortali. Il profilo delle vittime è dominato da uomini over 55, spesso attivi oltre l’età pensionabile, con riflessi ridotti e una forte componente di “eccesso di confidenza” maturata in anni di esperienza.
Le conseguenze più frequenti sono fratture, contusioni e gravi lesioni al cranio, quasi sempre legate alla perdita di controllo di macchine, mezzi o animali, o a scivolamenti e inciampi: dinamiche che richiamano direttamente l’anzianità del parco mezzi e la carenza di adeguati standard di sicurezza.
In questo quadro, la lenta diminuzione del numero complessivo di infortuni non si traduce ancora in una reale attenuazione della gravità: il rischio mortale rimane elevato e strutturale, segnalando la necessità di affiancare alla formazione una decisa politica di rinnovo delle attrezzature e di diffusione di una cultura della sicurezza che corregga abitudini radicate e sottovalutazione del pericolo.
Le malattie professionali
Le malattie professionali in agricoltura stanno crescendo in modo marcato, a conferma di quanto il lavoro nei campi e negli allevamenti resti logorante per il fisico. Le denunce sfiorano le 14 mila nel 2024 e superano le 15 mila nel 2025, con aumenti a doppia cifra rispetto al 2020, pur a fronte di un lieve calo del peso percentuale del settore sul totale delle tecnopatie denunciate. A essere colpiti sono soprattutto lavoratori over 50, in prevalenza autonomi e coltivatori diretti, italiani e con un’anzianità lavorativa elevata, mentre le donne rappresentano circa un terzo dei casi e mostrano una maggiore incidenza di patologie del sistema nervoso.
Il cuore del problema resta l’apparato muscolo-scheletrico: quasi otto malattie su dieci riguardano dorsopatie, tendiniti e disturbi dei tessuti molli legati a sforzi ripetuti, posture incongrue, movimentazione di carichi e uso di macchine vibranti, cui si aggiungono sindromi da sovraccarico (come il tunnel carpale), ipoacusie da rumore e dermatopatie e tumori cutanei per l’esposizione a prodotti chimici e raggi solari.
Il profilo dei casi più gravi – quelli che danno luogo a rendita o esitano in decesso – continua a colpire soprattutto gli uomini, segnalando come l’età avanzata, il lavoro prolungato oltre la pensione e la sottovalutazione del rischio rendano ancora oggi l’agricoltura un settore ad alta usura, dove la prevenzione ergonomica e organizzativa è tutt’altro che compiuta.
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