Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

logoitalia oggi7

L’amministratore di condominio non risponde, neanche in solido, per la raccolta differenziata dei rifiuti fatta male. A meno che sia dimostrata una sua responsabilità diretta, per avere materialmente concorso alla commissione delle infrazioni contestate. Un caso approdato di recente sino alle aule della Suprema corte consente di fornire risposta ai dubbi dei condomini: chi risponde per le sanzioni per gli errori commessi nella gestione della raccolta differenziata dei rifiuti? Il condominio e, quindi, i singoli comproprietari pro quota? Oppure l’amministratore? Sulla questione che nasce in condominio quando capita di ricevere la notifica di un’ingiunzione di pagamento per la violazione del regolamento sui rifiuti urbani è intervenuta, con recente la sentenza n. 4561, pubblicata lo scorso 14 febbraio 2023, la seconda sezione della Corte di cassazione.
Le polizze dedicate ai cani e ai gatti stanno diventando sempre più popolari: cresce il numero di persone che assicurano il proprio animale domestico sia per tutelarsi per i danni verso terzi, sia per avere una protezione in caso di malattie o infortuni. Ci sono molte proposte, con prezzi che variano a seconda delle coperture scelte e dei massimali; in ogni caso, occorre porre particolare attenzione alle limitazioni, come quelle che possono riguardare le razze pericolose, l’età e le patologie. Le assicurazioni per cani e gatti. Secondo l’analisi di Facile.it, a gennaio 2023 le ricerche online di questi prodotti hanno registrato una crescita del 23% rispetto allo stesso mese del 2022. Considerando il numero di cani e gatti presenti nelle famiglie italiane e il costo di una polizza per gli animali domestici, si stima che, per la sola copertura della responsabilità civile, questo mercato ha un valore potenziale di oltre 1,3 miliardi di euro. Dall’esame di un campione di circa 99 mila preventivi effettuati sul sito di comparazione, emerge che tra le razze canine maggiormente coperte da una polizza specifica, dopo il labrador retriever, si posizionano il golden retriever e il bulldog, cui seguono l’american staffordshire terrier e il maltese. Se si guarda al mondo felino, invece, il maine coon è seguito dal siberiano, dall’europeo, dal british shorthair e dal persiano.
Privacy in sala d’attesa. Sono almeno 16 le aree di intervento per le quali il Gdpr (regolamento Ue sulla protezione dei dati n. 2016/679) e il codice della privacy (dlgs n. 196/2003) chiedono discipline di dettaglio. Si va dalla sanità agli enti pubblici, dalle piccole e medie imprese ai datori di lavoro, dai dati giudiziari alla biometria. Mancano codici di condotta, un paio di regolamenti e altrettanti decreti, regole deontologiche, linee guida e misure di garanzia. Quando si parla di dettaglio non ci si riferisce ad aspetti marginali, ma si intendono aspetti sostanziali a fronte delle formule generali del Gdpr. È quanto risulta da una analisi dello stesso Gdpr e da un bilancio delle attività portate a termine nell’avvicinarsi del quinto anno di operatività del regolamento Ue e dal riscontro di quelle che, invece, non hanno visto la luce. In molti ambiti sono le imprese e le p.a. a dover fare autocritica: hanno ampia possibilità di avanzare proposte, ma in quasi un lustro non si registrano iniziative significative né da parte dei titolari di trattamento né delle loro associazioni di categoria (salvo rarissime eccezioni).
Regole privacy su proposta di imprese, Pmi e associazioni di categoria: gli operatori economici possono proporre codici di condotta e regole deontologiche. Lo prevede il regolamento n. 1/2009 del Garante della privacy, che incentiva la partecipazione delle categorie interessate alla stesura di provvedimenti utili a precisare la normativa sulla privacy. Una prerogativa che finora è stata, però, quasi del tutto trascurata: iniziare ad usarla può essere inserito nell’agenda di imprese, professioni e anche pubbliche amministrazioni per innescare la scrittura delle regole concrete, quelle buone per la quotidiana operatività aziendale e degli uffici pubblici. Se un certo numero di cose sono state realizzate (si veda la tabella pubblicata in questa pagina), molte ancora sono sulla carta. Vediamo come i titolari di trattamento possono efficacemente contribuire.
Il 67% delle imprese italiane manifesta un aumento dei tentativi di attacco informatico e il 14% ha subito conseguenze tangibili a seguito di incidenti, quali interruzioni del servizio, ritardi nell’operatività dei processi o danni reputazionali. In generale, il 92% delle aziende riscontra impatti, positivi o negativi, direttamente riconducibili all’attuale contesto geopolitico che spaziano da un maggiore interesse alla sicurezza da parte del top management fino alla necessità di riorganizzazione delle attività di gestione del rischio cyber. A rilevarlo sono gli esiti della ricerca dell’osservatorio Cybersecurity & data protection della School of management del Politecnico di Milano, presentati in occasione del convegno “Cybersecurity: verso un fronte comune”, in cui si sottolinea che gli attacchi informatici sono in continuo aumento, con 1.141 incidenti gravi rilevati dal Clusit nel solo primo semestre 2022, con +8,4% rispetto allo stesso periodo 2021, e le minacce interessano sempre più anche infrastrutture critiche.

aflogo_mini

 

Sullo sfondo, il ruolo dei francesi di Amundi-Crédit Agricole e di Banco Bpm, primo socio della sgr ma anche eterno candidato a fare da fulcro nel terzo polo del credito, caro a molte forze del governo. Improvvisamente, è balzata al centro dell’attenzione collettiva. Eppure, secondo i dati di Assogestioni relativi a fine dicembre è “solo” al quarto posto nei gruppi di risparmio gestito per masse (con 177 miliardi di patrimonio). Non è ai vertici nemmeno come redditività, visto che concluso il 2022 con un utile netto normalizzato di 155,7 milioni, in calo del 40% rispetto all’anno prima.
Nel 2022 l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato ha determinato un rilevante abbandono dei contratti in essere e un calo di quelli nuovi Spingendo le compagnie a rivedere le offerte. Gli agenti assicurativi sono impegnati da un po’ di tempo in un’operazione che non hanno mai svolto, almeno non in queste proporzioni, e per niente facile: convincere i titolari di polizze vita a non abbandonare la loro posizione, a non “riscattare”, come si dice in gergo, il contratto prima della sua naturale scadenza. La stessa cosa stanno facendo le banche che vendono questi contratti. Le compagnie, dal canto loro, sono disposte a mettere sul piatto un’inedita scontistica e premi di vario tipo per convincere i clienti a restare.

corsera

 Dagli Stati Uniti all’Europa il principio base dell’economia di mercato è rimesso pesantemente in discussione: le imprese, compresi i grandi gruppi industriali, non sono in grado di affrontare da sole la sfida epocale della transizione ecologica. Gli ultimi quarant’anni sono stati segnati dalla vendita di aziende pubbliche, dalle nuove norme per liberalizzare il mercato del lavoro, che hanno dato vita a una larga fascia di lavori precari, e dall’apertura delle frontiere per facilitare gli scambi commerciali. Un processo che ha accelerato a partire dal 2001, con l’ingresso della Cina nel Wto. Di fatto l’inizio della «globalizzazione», ritenuta la via migliore per alimentare lo sviluppo economico, benessere diffuso, dinamismo imprenditoriale, opportunità per i giovani. I dati mostrano che non è andata esattamente così. Vediamo perché.

A Sondrio si continua a coltivare il cosiddetto «Albero della Libertà». In particolare alla Popolare, specialmente dopo che il Creval è passato al Crédit Agricole. Il primo «Albero della Libertà» (ironia della sorte, emblema della rivoluzione liberale francese) fu piantato quando Napoleone pose fine al dominio grigione e la Valtellina venne annessa alla Repubblica Cisalpina. Da allora sono passati quasi 230 anni, ma la voglia di difendere l’indipendenza e l’identità culturale è rimasta intatta. Inevitabile si dirà. Ma nel frattempo il mondo è cambiato. Quando si pensa a Sondrio, viene subito in mente l’idea di una città distante dal sistema globalizzato. Ma non è così. La catena alpina non è mai stata una barriera divisoria fra popoli, religioni e culture, ma una specie di ponte che ha facilitato contatti, confronti e commerci tra popolazioni diverse. E la banca popolare è diventata la cerniera economica che ha permesso alla valle di crescere, garantendo i suoi valori. Senza isolarsi.
La finanza continua a preoccupare. Per una fascia sempre troppo ampia della popolazione italiana rappresenta un mondo ostile e difficilmente comprensibile. L’alfabetizzazione finanziaria rappresenta un problema per un Paese, come l’Italia, che invece è ai primissimi posti al mondo per capacità di risparmio. Lo rivela un sondaggio dell’Osservatorio Donne e Finanza appena nato in seno alla Liuc Business School di Castellanza, Varese. Solo il 4,5 per cento delle donne in Italia dichiara di ritenere di avere un elevato livello di cultura finanziaria. Mille le donne intervistate, che hanno rivelato come la cultura finanziaria sia un nodo ancora in parte da risolvere. Chi ha dichiarato di informarsi, lo fa per lo più con l’obiettivo di ricevere consigli di investimento. Solo una su tre si informa sull’andamento dei mercati, solo una su quattro ha interesse verso temi e dati macroeconomici.