Sul Pnrr anche le banche cercano l’accordo con Sace

NON SOLO LE ASSICURAZIONI: GLI ISTITUTI DI CREDITO LAVORANO A UN PROTOCOLLO PER COORDINARSI SUGLI INTERVENTI DEL PIANO UE
di Anna Messia
Non solo le assicurazioni. Anche le banche cercano un accordo con Sace per velocizzare le operazioni legate al Pnrr. I primi a muoversi sarebbero i grandi istituti, da Intesa Sanpaolo a Unicredit, che avrebbero avviato un’interlocuzione con la società guidata da Pierfrancesco Latini per raggiungere un accordo e andare sul mercato già coordinati per sostenere i maxi cantieri del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una partita che, in qualità di consulente legale, vedrebbe in campo Dla Piper e l’intenzione sarebbe poi di coinvolgere a cascata anche gli altri istituti. Della partita, ovviamente, è anche Cassa Depositi e Prestiti, che come noto è molto impegnata sul Pnrr, pronta anche a offrire servizi di advisory e di sostegno alla pubblica amministrazione nell’attuazione del piano. In campo, come anticipato ieri da MF- Milano Finanza, ci sono anche le compagnie d’assicurazione pronte a sostenere l’avvio delle maggiori infrastrutture previste dal piano europeo. In ballo ci sono appunto le grandi infrastrutture strategiche che il paese dovrà realizzare facendo affidamento sugli oltre 190 miliardi stanziati dal piano europeo e i gruppi assicurativi sono pronti a essere della partita sostenendo i cantieri che dovranno dare attuazione al Pnrr. Chiedono però un ombrello pubblico, da attuarsi con una contro-garanzia statale. Anche questa è una partita che passa attraverso Sace, con l’Ania che chiede di replicare in qualche modo quanto era già stato fatto nel 2020, quando il governo italiano aveva stanziato due miliardi per evitare che, con l’esplodere della pandemia e la crescita del rischio per le aziende, l’assicurazione del credito smettesse di funzionare, costringendo di fatto le compagnie a ridurre l’esposizione alle imprese. In quel caso l’intervento prevedeva che il governo si sarebbe fatto carico di gran parte dei sinistri in cambio della cessione allo Stato del 65% dei premi incassati in questo periodo.

Una rete che alla fine aveva avuto più una funzione psicologica che di garanzia reale, visto che nel frattempo le insolvenze tra le imprese non sono cresciute grazie anche agli altri strumenti messi in campo dal governo. Tanto che gli stessi operatori alla fine hanno chiesto di destinare ad altri impieghi quei 2 miliardi che erano stati pensati per lo scudo per l’assicurazione del credito. Ora un modello simile potrebbe essere riproposto per i grandi cantieri del Piano nazionale di ripresa e resilienza con l’accordo di massima tra Ania e Sace, che sarebbe stato di fatto raggiunto. La palla è ora destinata a passare al ministero dell’Economia che per reperire le risorse potrebbe far affidamento su un fondo che era stato creato con la legge di bilancio 2021. (riproduzione riservata)
Fonte: logo_mf