di Paola Valentini
La guerra costringe le società quotate di raccolta e gestione del risparmio a ricalibrare i portafogli dei propri clienti, ma ha impatti anche sulle loro azioni. Che nelle ultime settimane, complice la guerra in Ucraina, hanno subìto forti ribassi dopo l’ottima performance del 2021 sostenuta da raccolte record. Ma l’incertezza provocata dal conflitto ha provocato cali nelle borse e le azioni del settore dell’asset management hanno avuto ripercussioni più o meno ampie a seconda della maggiore o minore esposizione delle loro masse alle azioni. Non a caso gli analisti di Ubs hanno aggiornato le valutazioni sui titoli italiani del risparmio gestito alla luce dei ribassi dei mercati azionari dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. «Da un punto di vista delle masse, Banca Mediolanum rimane la più esposta agli scivoloni delle borse per via della sua concentrazione del patrimonio gestito in prodotti azionari che pesano per il 56% del totale», afferma Ubs (grafico in pagina), che ha fatto una sorta di stress test simulando l’impatto sul patrimonio delle varie società di un calo del 20% dell’indice europeo Stoxx 600 quest’anno. Uno scenario del genere provocherebbe una riduzione delle masse di Banca Mediolanum del 12%. All’opposto le meno penalizzate sarebbero Banca Generali e Anima (-7% di diminuzione degli asset per entrambe) perché gli asset azionari rappresentano per la prima il 28% e per la seconda il 15% del totale. Azimut e Fineco vedrebbero invece una riduzione della masse del 9%. In ogni caso, aggiunge l’investment bank svizzera, «Banca Generali e Azimut appaiono le più esposte sul fronte degli utili con una possibile contrazione dei profitti lordi 2022 del 23-24% assumendo commissioni di gestione più basse del 2-3% e nessuna commissione di performance. Questa è una conseguenza della loro diversificazione inferiore sul fronte dei ricavi e di un maggior affidamento sulle commissioni di performance», dice Ubs. Resta comunque il fatto positivo rappresentato dalla tenuta della raccolta. «Nonostante l’elevata volatilità delle azioni e il calo del 3,4% dell’indice Stoxx 600 a febbraio, la raccolta netta del mese nel risparmio gestito delle società quotate è stata di 1,9 miliardi di euro. Ma pensiamo che l’incertezza dovuta ai recenti sviluppi geopolitici in Europa colpirà maggiormente la raccolta gestita nei prossimi mesi», aggiunge Ubs. Da inizio anno, guardando i singoli nomi, i titoli di Azimut e Banca Generali sono stati i peggiori con un calo attorno al 14%, mentre Fineco ha resistito limitando i ribassi al 9%. «Continuiamo a valutare Anima e Banca Mediolanum con un buy, e target rispettivamente di 5,4 euro e 10,10 euro, mentre Fineco, Azimut e Banca Generali con un neutral e target price di 15,7 euro, 26,5 euro e 35,5 euro», conclude Ubs. Intanto approfittando dei ribassi Timone Fiduciaria è salita al 23,8% di Azimut con un investimento di 60 milioni raccolti dal management, consulenti, gestori e dipendenti del gruppo. Al momento il titolo viaggia sui 21 in recupero dal minimo 2022 toccato il 7 marzo (17,6 euro) ma sotto rispetto ai 26,7 euro di inizio anno e al record di 29,8 euro del maggio 2015. (riproduzione riservata)

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