MOSCA POTREBBE CONGELARE GLI ASSET DEI PRINCIPALI GRUPPI FINANZIARI INTERNAZIONALI
di Luca Gualtieri
La crisi ucraina continua a penalizzare le aziende esposte al mercato russo, a partire dalle banche. Come dimostra l’andamento dei titoli azionari (ieri l’indice Ftse Italia Banche ha perso un altro 2,92%, portando le perdite dell’ultimo mese oltre il 20%), sugli istituti pesa l’incertezza sull’evoluzione del conflitto e sulle possibili iniziative del governo russo. A mettere nero su bianco alcune di queste incertezze ieri ci ha pensato la francese Société Générale, uno dei gruppi finanziari europei più esposti alla Russia di Vladimir Putin. In mattinata l’istituto guidato da Frédéric Oudéa ha diffuso una nota assicurando di essere «pienamente in grado di assorbire le conseguenze di un possibile scenario estremo che pregiudicherebbe i diritti di proprietà sui suoi asset bancari in Russia». Da qualche giorno circolano indiscrezioni su un possibile intervento del Cremlino sugli asset finanziari stranieri come forma di ritorsione dopo le sanzioni delle potenze occidentali. Un alert in tal senso è stato formulato anche da Sace nella Mappa dei rischi 2022. Non si può escludere peraltro che la forte instabilità di questi giorni possa spingere diversi intermediari a lasciare la Russia in tempi brevi. Se ieri Generali ha annunciato la chiusura del proprio ufficio di rappresentanza nella capitale (vedi altro articolo in pagina), Intesa Sanpaolo ha avviato una revisione strategica del proprio posizionamento nel paese. «La nostra presenza in Russia è oggetto di valutazione strategiche», ha spiegato un portavoce del gruppo guidato da Carlo Messina, che opera con 28 filiali e oltre 900 dipendenti. «Condanniamo totalmente quanto sta accadendo e siamo impegnati ad aiutare tutte le nostre persone in Ucraina fornendo accoglienza, nei paesi in cui operiamo, ai colleghi ucraini», ha aggiunto il portavoce della Ca’ de Sass.

La situazione viene monitorata con attenzione dalla Vigilanza Bce e dalle banche centrali nazionali dell’Eurozona. Sotto la lente di Francoforte, secondo quanto riferito ieri dall’agenzia MF-Dow Jones, ci sarebbero i livelli di capitale e di liquidità degli istituti esposti all’economia russa. L’attenzione è alta anche sui sistemi IT e sulla modalità di gestione delle infrastrutture. In questo caso le verifiche sono tese a verificare quanto sia concreto il rischio di cyberattack. Viene chiesto per esempio se le banche siano dotate di sistemi in outsourcing e se vi siano accessi ai sistemi IT degli uffici di rappresentanza russi e di banche locali russe e viceversa.

Rimane attivo nel frattempo il blocco dello Swift per le banche russe. L’elenco approvato martedì dalla Commissione Europea attraverso il Coreper comprende infatti Vtb, la seconda maggiore banca del Paese (250 miliardi di dollari di attivi a fine 2020) e controllata direttamente dal Cremlino, ma non i colossi Sberbank e Gazprombank, esclusi per il momento perché legati al settore energetico. Tra gli altri soggetti colpiti dalla sanzione ci sono Novikombank, Promsvyazbank, Rossiya Bank, Sovcombank, Veb e Bank Otkritie. Le banche russe potranno comunque continuare a fare transazioni da e verso paesi stranieri senza utilizzare lo Swift, ma dovranno ricorrere a sistemi alternativi, meno diffusi ed efficienti e frequentemente più costosi. (riproduzione riservata)
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