I blitz su Mediobanca e Generali potrebbero conferire appeal speculativo ai titoli legati al riassetto della merchant e agli scenari che coinvolgono il gruppo di Trieste. Lo sconto sulle azioni Unicredit
di di Anna Messia
Il blitz di Francesco Gaetano Caltagirone in Mediobanca, con l’acquisto dell’1,01% delle azioni, ha avuto l’effetto di accendere l’appeal speculativo su tutti titoli della galassia di Piazzetta Cuccia che vedono al centro le Assicurazioni Generali, entrata nell’ultimo anno di mandato del consiglio di amministrazione. La sensazione è che i grandi soci abbiano iniziato a posizionarsi in vista della scadenza dell’anno prossimo ma la questione è destinata ad entrare nel vivo già quest’anno, coinvolgendo inevitabilmente a cascata anche la ricca partecipata del risparmio gestito di Trieste, Banca Generali (partecipata al 50,17% dal Leone), che nel 2020, nonostante la pandemia, ha continuato a crescere ed ora è pronta a staccare una ricca cedola di 3,3 euro (relativa ai bilanci 2019 e 2020), appena la Bce lo permetterà. La partita sfiora pure Unicredit, con il fil rouge di Leonardo Del Vecchio che non solo detiene il 13,2% di Mediobanca (che del Leone ha a sua volta il 12,97%), ma ha direttamente anche il 5% di Generali, oltre che l’1,9% di Unicredit.
Le speculazioni su possibili riassetti che potrebbero coinvolgere le società della galassia si rincorrono da tempo e ora sembrano destinate a riaccendersi. Più volte in passato si è parlato per esempio del possibile acquisto di Banca Generali da parte Mediobanca e del resto non è un mistero che Piazzetta Cuccia voglia svilupparsi nell’asset management mentre è fortissima nell’investiment banking. Proprio quest’ultima caratteristica aveva portato invece il mercato ad immaginare un’integrazione di Unicredit con Piazzetta Cuccia, che rafforzerebbe l’istituto di Gae Aulenti in aree strategiche del business bancario, come l’investment banking appunto, e l’operazione potrebbe ora essere propiziata dalla presenza di Del Vecchio nel capitale dei due istituti, con Mister Luxottica che ha sostenuto con convinzione la candidatura di Andrea Orcel a nuovo ceo della banca. Solo suggestioni per ora, mentre il patron di Luxottica, in un’intervista a La Repubblica, ha dichiarato di non aver saputo che Caltagirone stesse muovendo su Mediobanca e che, nonostante la stima, ognuno va per la sua strada. Ma è altrettanto evidente che la presa sul Leone sia il vero obiettivo delle iniziative di questi giorni con Del Vecchio che sarebbe pronto a salire in tempi brevi oltre il 14% di Mediobanca, per arrivare sotto la soglia del 20% (già autorizzato dalla Banca centrale europea) entro la fine dell’anno. Mentre Caltagirone, prima di muovere su Piazzetta Cuccia, nei mesi scorsi non ha mancato occasione di arrotondare al rialzo la partecipazione nella compagnia triestina, arrivando al 5,65%. Movimenti che accendono l’interesse in Borsa sulle società, a partire appunto da Mediobanca e Generali, per le quali il giudizio degli analisti era già positivo sui fondamentali.

Mediobanca. Gli analisti di Equita hanno sottolineato per esempio come le mosse di Caltagirone e Del Vecchio aumentino l’appeal speculativo di Piazzetta Cuccia «che è supportato da fondamentali solidi. Con un Cet1 maggiore del 16% e un dividend yield 2021 atteso pari al 5,7%, con una valutazione attraente». Caltagirone, con un investimento di circa 80 milioni, sembra aver replicato lo schema seguito da Del Vecchio che è entrato un anno e mezzo fa nel capitale di Mediobanca, diventandone poi primo azionista con il 13,2%, aggiungono ancora gli analisti mentre da Intesa Sanpaolo Reaserch, che su Mediobanca hanno un giudizio di buy con un prezzo obiettivo fissato a 9,3 euro, sottolineano come al momento non si immaginino cambiamenti sostanziali nella governance di Piazzetta Cuccia «ma potenziali ulteriori acquisti da parte di Caltagirone potrebbero sostenere il prezzo».

Generali. Il focus resta quindi per ora sul Leone con l’appuntamento per il rinnovo del board che scade nella primavera 2022, insieme al mandato del group ceo, Philippe Donnet. «La presenza di Del Vecchio e Caltagirone nell’azionariato di Mediobanca potrebbe spostare gli equilibri decisionali in vista del rinnovo del board» con i due imprenditori che «sono stati critici verso alcune scelte del manager francese tra cui l’acquisto del 24,4% di Cattolica», dicono ancora da Equita, aggiungendo che entrambi avrebbero lamentato una presenza troppo francese ai vertici della società e da qui la recente riorganizzazione (con l’uscita di Frederic de Courtois e di Tim Ryan). Ma la vera prova saranno i risultati. Nell’intervista a La Repubblica, Del Vecchio, ha aggiunto che Generali e Mediobanca «sono due aziende di grande potenziale e fino a quando ci saranno i risultati il management non avrà nulla da temere». Da parte sua Donnet nel 2019 ha incassato la nuova produzione più alta tra le concorrenti Ue, con 64,5 miliardi di premi sui 60,3 miliardi di Axa e 57 miliardi di Allianz e il group ceo ha ribadito di essere pronto a raggiungere tutti gli obiettivi del piano 2019-2021, dividendo compreso, nonostante la pandemia. Intanto giovedì 11 saranno presentati i conti del 2020, con gli analisti che hanno fissato il consensus medio di risultato netto a 1,748 miliardi e il risultato operativo a 5,148 miliardi, in linea con il record del 5,2 miliardi che era stato registrato nel 2019.

Banca Generali. Intanto il primo cda a scadere nella galassia, in aprile, sarà quello della controllata dell’asset management di Generali. La riconferma del ceo Gian Maria Mossa appare scontata alla luce dei risultati raggiunti in questi anni dalla banca, con gli analisti che hanno rivisto al rialzo le stime dopo la presentazione dei conti a febbraio. «L’utile è stato migliore delle attese grazie a maggiori performance fees, trading e commissioni nette», hanno dichiarato da Equita, che ha fissato il prezzo obiettivo su Banca Generali a 31,5 euro. L’appeal sul titolo deriva anche dalla promessa di distribuire una cedola di 3,3 euro (yield 12%) con un payout del 70,5%. In particolare, Bce permettendo, 2,7 euro saranno pagati dal 15 ottobre al 31 dicembre di quest’anno mentre 0,6 euro saranno distribuiti dal 15 gennaio al 31 marzo 2022 e Banca Generali ha già accantonato a bilancio le somme in un fondo. L’istituto ha chiuso l’esercizio 2020 con un utile netto consolidato di 274,9 milioni di euro, +1% rispetto al 2019, risultato migliore di sempre.

Unicredit. Anche su Gae Aulenti i giudizi degli analisti restano positivi. Il gruppo, che da aprile sarà guidato da Andrea Orcel, ha capitale in eccesso per 20 miliardi e per Morgan Stanley è «un’opportunità di acquisto» con un prezzo obiettivo di 10,5 euro. L’eccesso di capitale di Unicredit, secondo gli esperti, è pari appunto «al 101% della sua attuale capitalizzazione di mercato», oggi a 19,84 miliardi e lo scollamento della valutazione rispetto ai competitor è eccessivo, aggiungono da Morgan Stanley dove considerano la nomina di Orcel come nuovo ceo e la visibilità di un’operazione di Mps come i principali catalizzatori positivi per il titolo. Ma le mosse sulla galassia Mediobanca- Generali potranno portare nuovo appeal speculativo anche su Unicredit. (riproduzione riservata)

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