Di Bianca Pascotto

IL FATTO

Alfa sas composta da tre soci, viene messa in liquidazione con crediti da riscuotere e in assenza di debiti.

I due soci accomandanti Tizio e Caio scoprono che a distanza di 3 anni dall’apertura della liquidazione, il socio accomandatario Mevio, nominato liquidatore, non ha provveduto al recupero dei crediti in capo alla società, non ha redatto il bilancio né il piano di riparto tra i soci e ha proceduto alla cancellazione della società dal registro delle imprese senza dar loro alcuna comunicazione.

Tizio e Caio citano Mevio avanti il Tribunale di Genova assumendo una sua responsabilità gestoria e richiedono il risarcimento del danno subito per la sua condotta negligente.

Mevio si difende sostenendo da un lato che l’azione di responsabilità doveva ritenersi prescritta ai sensi degli artt. 2947 e 2949 c.c., che aveva proceduto, seppur con difficoltà al recupero dei crediti societari, adempiendo così agli obblighi di legge e che i soci erano a conoscenza del suo operato e dell’avvenuta cessazione della s.a.s., visto che ne curavano gli aspetti contabili.

LA SOLUZIONE

Il Tribunale di Genova con la sentenza n. 1542 del 30 maggio 2018 condanna Mevio ritenendo sussistente la sua responsabilità per non aver adempiuto con diligenza agli obblighi di legge e statutari.

In particolare il giudice precisa che:

1) quanto alla prescrizione…. “l’inadempimento del liquidatore agli obblighi funzionali discendenti dalla legge e relativi alla sua qualità apicale…….si tratta di una responsabilità di tipo contrattuale..…trattandosi di diritti che derivano da rapporti sociali relativi ad una società che era iscritta nel registro delle imprese: il termine di prescrizione è, dunque, di cinque anni……il termine inizia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere: nella specie il diritto al risarcimento del danno nei confronti del liquidatore della società è sorto dal momento della cancellazione della società dal registro delle imprese, data che segna il momento di cessazione delle funzioni di liquidatore dell’impresa sociale”.

2) Quanto alla condotta di Mevio e alla prova della sua diligenza: “Il creditore deve provare il titolo che fonda il suo diritto e allegare l’inadempimento, mentre il debitore deve dimostrare di aver correttamente adempiuto o di non aver potuto adempiere per causa a lui non imputabile. Trasferita sul terreno della responsabilità degli organi apicali delle società, …….., ai fini del riparto degli oneri probatori, tiene conto del grado di diligenza “qualificata” che può richiedersi per tale genere di prestazione..”.

Il Tribunale di Genova effettua il pertinente richiamo all’orientamento giurisprudenziale che in merito alla responsabilità degli amministratori di società per i danni arrecati alla società amministrata, ha acclarato che spetta agli amministratori provare, con riferimento agli addebiti contestatigli, l’osservanza dei doveri previsti dal nuovo testo dell’art. 2392 c.c., modificato a seguito della riforma del 2003, con la conseguenza che gli amministratori dotati di deleghe (cd. operativi) – ferma l’applicazione della “business judgement rule”, secondo cui le loro scelte sono insindacabili a meno che, se valutate “ex ante”, risultino manifestamente avventate ed imprudenti – rispondono non già con la diligenza del mandatario, come nel caso del vecchio testo dell’art. 2392 c.c., ma in virtù della diligenza professionale esigibile ex art. 1176, comma 2, c.c.”.

Mevio non ha dimostrato di avere adempiuto ai suoi obblighi di liquidatore, omettendo di predisporre il bilancio, il piano di riparto, di effettuare le comunicazioni di legge ai soci e non ha altresì provveduto al recupero dei crediti societari, rendendosi così responsabile e tenuto a risarcire i soci Tizio e Caio.

Tribunale di Genova 30 maggio 2018 n. 1542 www.giurisprudenzadelleimprese.it

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