Pir, raccolta pronta a ripartire

Equita prevede un’inversione di tendenza rispetto ai deflussi 2020
Secondo il Monitor della sim, per sostenere l’accesso delle pmi al mercato dei capitali servono però altri strumenti. Due le proposte: l’Eu Recovery Prospectus e raccomandazioni sul modello britannico
di Andrea Pira

Il 2021 potrà essere l’anno del ritorno alla raccolta netta positiva per i Piani Individuali di Risparmio (Pir), sia tradizionali che alternativi. La previsione si basa un po’ sull’effetto Draghi, con il conseguente ritorno d’interesse per il mercato mercato italiano, e un po’ sulla ripresa degli sforzi commerciali delle reti distributive, segnala Equita nel suo ultimo Pir Monitor che MF-Milano Finanza è in grado di anticipare. Una buona notizia quindi per l’accesso al mercato dei capitali da parte delle piccole e medie imprese. La sim si attende un’inversione di tendenza rispetto al 2020, segnato per i Pir tradizionali da un rosso nei flussi pari a 760 milioni a causa della propensione al risparmio e a un atteggiamento conservativo dovuti all’incertezza legata alla pandemia. A favore degli strumenti giocano però rendimenti medi del +17% dal 2019 a oggi.

L’ultima Legge di Bilancio, con l’introduzione di un credito d’imposta fino al 20% a copertura di eventuali minusvalenze, e il cambio della guardia a Palazzo Chigi nell’ultimo mese hanno dato nuova verve. In particolare, i cosiddetti Pir alternativi, in fase di lancio, possono diventare «uno dei temi principali per l’industria del risparmio gestito, soprattutto in un contesto di tassi di interesse molto bassi», spiega Luigi de Bellis, co-responsabile research team di Equita. La raccolta netta è sempre stimata in via preliminare attorno ai 2-3 miliardi di euro l’anno, fino a raggiungere quota 10 o addirittura 15 miliardi nel giro di 5cinque anni.

Proprio per le attese nella raccolta dei Pir alternativi Equita giudica «fondamentale» introdurre nuove misure che si affianchino all’estensione del bonus-quotazione per le pmi, che prevede un credito d’imposta pari al 50% delle spese di consulenza sostenute per lo sbarco in borsa.

«Due strumenti utili presi dal modello europeo e dei quali si parla poco sono il cosiddetto Eu Recovery Prospectus, che dà possibilità fino al 31 dicembre 2022 di utilizzare un prospetto in forma breve per determinate esigenze di capitalizzazione, e le raccomandazioni New Listing Rules, utilizzate nel Regno Unito e che includono la richiesta di abbassare il requisito assoluto del flottante al 15%», aggiunge de Bellis. Un altro pilastro della strategia dovrebbe essere la rivitalizzazione della ricerca azionaria sulle pmi, rendendo obbligatoria la ricerca indipendente per tutti i soggetti quotati anche introducendo incentivi fiscali dal lato della domanda.

La pandemia, «con una forte discontinuità sui fondamentali delle aziende e con rapidi cambiamenti sul modello di business», ha infatti reso «ancora più importante» un’analisi dettagliata, sottolinea Equita. In questo modo si potrebbe anche ottenere un’inversione di rotta nel mercato italiano, che oggi fa affidamento quasi esclusivamente sugli stranieri, i quali attualmente rappresentano il 93% degli investitori istituzionali nel Ftse All-share. (riproduzione riservata)
Fonte: logo_mf