Il Pd flessibile sulle pensioni

Alla Camera la proposta che apre il dibattito sul tema previdenza
Nel provvedimento l’ampliamento della platea e la stabilizzazione dell’Ape sociale e di Opzione donna
di Andrea Pira
Aprire la discussione sulla flessibilità pensionistica, a partire dagli strumenti già a disposizione. A muoversi è il Partito democratico, che esprime anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, con un progetto di legge presentato alla Camera da Debora Serracchiani, presidente della commissione Lavoro, e dalla collega di partito Carla Cantone, già segretaria generale dello Spi, il sindacato pensionati della Cgil. L’iniziativa intende mettere in fila le soluzioni di flessibilità già adottate, estendendole.

Il ragionamento rientra nelle discussioni in vista della conclusione a fine anno della sperimentazione triennale di Quota 100, il meccanismo di uscita anticipata dal lavoro bandiera della Lega, messa dal Carroccio in contrapposizione rispetto alla riforma Fornero. La misura sembra tuttavia aver consumato il proprio tiraggio. Per questa ragione da tempo si discute di soluzioni. Già nel governo Conte II la ministra Nunzia Catalfo aveva avviato un tavolo di confronto. La proposta avanzata dalle due deputate Dem parte con l’allargamento della platea dell’Ape sociale e di opzione donna. L’intenzione è di rendere stabili e strutturali i due strumenti.Interventi sono previsti anche per quanto riguarda il contributo facoltativo, per uscire dal lavoro a 63 anni e sul riscatto della laurea precedente al 1996. Si entra inoltre in alcuni settori specifici, come quello dei lavori di cura.

Al momento nel Partito democratico ci sono stati soltanto alcuni scambi informali, ma il cantiere della previdenza è comunque aperto. Nell’immediato, governo e maggioranza devono però affrontare altri dilemmi sul lavoro: la scadenza a fine mese del blocco dei licenziamenti. Sia nelle consultazioni con Draghi sia negli incontri avuti con il ministro Orlando i sindacati hanno ribadito la necessità di una proroga oltre il 31 marzo. L’ulteriore rinvio dovrebbe arrivare con il prossimo decreto Sostegno, nuova denominazione del Ristori, ma ancora al ministero dell’Economia attendono le proposte formulate dal Lavoro.

Nei partiti si fa comunque strada l’idea che una proroga ci sarà, limitata nei tempi e anche nell’applicazione, ma pronta a entrare nel provvedimento, atteso in settimana o al massimo entro la prossima. Proroga anche per la Cassa integrazione Covid, la cui gestione dovrebbe essere ulteriormente centralizzata garantendo il massimo degli automatismi, mentre Orlando ha illustrato alle parti sociali la proposta di un sistema di ammortizzatori sociali universale, con procedure semplici e controllabili on line dai lavoratori. Per velocizzare i pagamenti della cig, già nel dl Sostegno dovrebbe entrare un norma che permetterà alle imprese di fare a meno del modello SR41, integrando i dati nel flusso Uniemens. Con il decreto «occorrerà predisporre una cassetta degli attrezzi che permetta alle aziende la ripartenza», sottolinea il sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon.

Tra le ipotesi, ristori non legati ai codici Ateco ma al calo del fatturato e la proroga dei termini per il versamento delle rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio, annunciata sabato dal Mef. (riproduzione riservata)

Fonte: logo_mf